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    Kurt Lauber, il guardiano del Cervino

    Per la rubrica “cibo per la mente, libri letti per voi” segnaliamo questo volume delle Edizioni Bellavite dal titolo “Il guardiano del Cervino” scritto dalla guida alpina Kurt Lauber (220 pag. 19,50 Euo).

    I libri di montagna in genere narrano imprese eccezionali e a volte epiche, ascensioni al limite del possibile realizzate da alpinisti di fama mondiale come Messner e Bonatti; ne “Il guardiano del Cervino” non c’è niente di tutto questo ma solo le quotidiane piccole imprese di Kurt Lauber, gestore della Capanna Hornli dal 1995.

    Il punto di forza del libro è proprio nella narrazione pacata degli eroismi giornalieri di un soccorritore alpino che mette al servizio del prossimo la sua capacità ed esperienza di guida.

    La capanna, in realtà un grande rifugio con oltre 170 posti letto, è ai piedi del Cervino, quella che secondo molti alpinisti, pur non essendo una montagna “impossibile” è la montagna più bella del mondo.

    La capanna è situata a 3260 metri e la si può raggiungere solo a piedi o con l’elicottero; ogni anno, nella stagione estiva, accoglie centinaia di alpinisti che con una guida o da soli cercano di raggiungere la vetta posta a 4478 metri. Una impresa non impossibile ma che richiede comunque un adeguato allenamento e un equipaggiamento idoneo.

    La montagna è un ambiente affascinante ma severo e chi la affronta, specie se decide di salire oltre i tremila metri, deve essere ben conscio dei rischi che l’alpinismo comporta. Ma non sempre è così.

    Lauber nella sua vita di guida alpina e soccorritore è intervenuto migliaia di volte in soccorso ad alpinisti smarriti o rimasti vittime di incidenti; quasi sempre l’immediatezza del soccorso ha permesso di portare in salvo gli infortunati ma non sempre è stato così.

    Il ricorso all’elicottero, nella fattispecie i velivoli dell’Air Zermatt, permette interventi più rapidi sia di giorno che di monte ma ci sono poi episodi in cui, vuoi per la difficoltà del soccorso o per la presenza della nebbia l’intervento deve essere effettuato a piedi e il trasporto dei feriti interamente a braccia. Un eroismo di tipo quotidiano, come detto, ma non per questo meno spettacolare, importante o “eroico”.

    Ma nel “Guardiano del Cervino”, oltre ai salvataggi, c’è anche la narrazione piacevole e divertente della vita in comune  in un rifugio di alta montagna frequentato da alpinisti provenienti da tutto il mondo, ognuno con la sua storia.

    Chi ama la montagna e l’alpinismo (anche quello non estremo) troverà questo libro interessante e molto gradevole e non potrà non provare un pizzico di invidia per questo alpinista-scrittore che ha trascorso gran parte della sua esistenza tra le cime più alte delle Alpi.

    A completare il libro una serie di bellissime fotografie dedicate al Cervino e alla Capanna Hornli senza la cui presenza per migliaia di alpinisti non sarebbe possibile raggiungere la cima.

    Francesco Gargaglia

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