Home ATTUALITÀ “Il Meticcio”: la mafia nigeriana atterra nella capitale

    “Il Meticcio”: la mafia nigeriana atterra nella capitale

    Trecentotrenta pagine da leggere tutte d’un fiato. Un racconto avvincente che nasce a Roma, che sedimenta a Ponte Milvio, dove vive la protagonista, e che si snoda lungo la penisola seguendo il filo della mafia nigeriana alla conquista delle campagne del sud-Italia.

    La lunga mano dell’Ascia Nera in combutta con la mafia siciliana prende le mosse dall’aeroporto di Fiumicino, veleggia sui quartieri bene di Roma, si allunga nei latifondi pontini e poi giù fino alla Sicilia. A guidarla è “One-eye“, spietato mercante di giovani nigeriane, legato a doppio filo con un misterioso tycoon brasiliano.

    Insomma, gli ingredienti ci sono tutti perché Il Meticcio, quarto noir di Federica Fantozzi, diventi un best-seller scalando la vetta delle hit della carta stampata e non solo, visto che il volume oltre ad essere nelle librerie dal 28 febbraio è già distribuito anche in formato ebook.

     La trama

    Roma, estate 2017. Durante un servizio di routine sulle misure di sicurezza a Fiumicino, la giornalista Amalia Pinter manda a monte un’operazione del suo ex amico Alfredo Pani, poliziotto che ha fatto carriera nel nucleo d’élite contro la criminalità organizzata. Per colpa della ragazza, si perdono le tracce di un corriere dell’Ascia Nera, la più pericolosa e spietata fazione della mafia nigeriana lanciata alla conquista dell’Europa continentale attraverso un patto con i clan siciliani.

    Nel frattempo, nel piccolo quotidiano in cui lavora Amalia, le cose non vanno bene. Il Capo la spedisce a un’asta di pietre preziose dove un rarissimo diamante rosso viene acquistato da un tycoon brasiliano, Ezequiel Alves, che protegge in modo morboso la propria privacy. Lo chiamano “l’uomo dal tocco magico”, perché in pochi anni ha scalato il settore acquistando giacimenti esauriti e rendendoli di nuovo produttivi. Quando le due piste, inaspettatamente, si incrociano, Amalia si ritrova “arruolata” come agente sotto copertura.

    Da un cruento Palio di Siena agli antichi palazzi nobiliari di Palermo, però, un dubbio la tormenta: di chi può davvero fidarsi? Chi dice la verità? La giovane giornalista dovrà inerpicarsi fino a una clinica sperduta in mezzo alle Madonie per scoprire cosa ha trasformato un bambino in un sopravvissuto. E per riavvolgere il filo che lega, da molto lontano, i protagonisti di un sogno trasformatosi in sodalizio criminale. 

    Ne parliamo con l’autrice

    Federica Fantozzi è nata a Roma. Avvocato e giornalista professionista, è stata cronista politica e parlamentare per l’Unità e si occupa di comunicazione economica. Scrive o ha scritto per il venerdì, L’Espresso, Sette, Il Mattino, La Nazione, la Repubblica, Italia Oggi. È autrice di quattro romanzi thriller, tutti editi da Marsilio: Caccia a Emy (2000), Notte sul Negev (2001), Il logista (2017) e Il Meticcio (2019).

    federica-fantozzi-il-meticcioFederica, mafia nigeriana in Italia: qual è la dimensione del fenomeno?

    Enorme, eppure sotterranea. Questa forma di criminalità ha un giro d’affari di diversi miliardi di euro, gestisce la tratta delle donne come le piazze dello spaccio, il contrabbando di armi, il racket delle scommesse. Cominciano a trattare alla pari con le mafie italiane per stringere alleanze e conquistare l’Italia.

    Il bello – o meglio il brutto – è che noi non ne sappiamo nulla, e quindi non ce ne preoccupiamo. Il dato che emerge più spesso è quello in un certo senso folkloristico: le loro complicate gerarchie, i soprannomi che si danno, il ricorso al Voodoo. Dietro però c’è molto altro.

    Nel libro parli molto del caporalato nelle campagne del sud-Italia: una piaga ancora viva…

    Ne parlo perché mi colpiscono le ripetute inchieste che ho letto sui giornali. C’è uno schiavismo del terzo millennio, a poche centinaia di chilometri da noi. Anche nel Lazio, nelle campagne dell’Agro Pontino. L’agricoltura è faticosa, il raccolto è reso ancora più altalenante dall’impazzimento del clima, e le mafie hanno buon gioco a incunearsi.

    Per la cucina italiana e per l’export il pomodoro è l’”oro rosso”: vale moltissimo, ma ai braccianti costa sudore e fatica. Finché il sistema non si riequilibrerà le cose non cambieranno: voler pagare frutta e verdura pochi centesimi non solo è impossibile, è profondamente ingiusto.

    Nei tuoi libri dipingi sempre Roma a tinte fosche, come una città in decadenza… 

    Giuro che non è una scelta: come direbbe Jessica Rabbit, l’hanno disegnata così. Voglio dire che non ho alternative al sentimento di rassegnazione che mi attanaglia ogni volta che esco di casa e trovo motorini sul marciapiede, macchine in doppia fila che fanno il dito medio se protesti, voragini sull’asfalto, spazzatura ovunque, mezzi pubblici in sciopero, metro interrotta.

    Chiedersi se sia colpa dell’amministrazione o dei romani, ormai, è come indagare se sia nato prima l’uovo o la gallina…

    Protagonista de Il Meticcio è la giornalista Amalia Pinter, già al centro della vicenda de “Il Logista”che si svolge in gran parte a Ponte Milvio. Quanto c’è di te in lei?

    In realtà Amalia è più giovane, magra e pasticciona. Di me ha tratti secondari: l’amore forsennato per qualsiasi specie animale (possiede un cane, Kira, e una tartaruga, Rododendra), la cocciutaggine che sconfina nell’indisponenza, la curiosità. E poi la scateno per dire e fare cose antipatiche, senza temere la riprovazione sociale. 

    La trama de Il Meticcio è intricata ma intrigante: da dove trai ispirazione per creare vicende, fatti e personaggi dei tuoi romanzi?

    Dappertutto. Oltre a leggere quasi tutti i quotidiani e tenere d’occhio i siti, sono una lettrice compulsiva. Mi finisco un libro a sera, gialli, thriller, spy-stories, noir, di qualunque nazionalità. E poi parlo con le persone che incontro. Mi piacciono le storie complicate, con tanti personaggi, più azione che introspezione.

    Claudio Cafasso

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