Home ATTUALITÀ 11 settembre 2001, 25 anni dopo: dove eravate quel giorno?

    11 settembre 2001, 25 anni dopo: dove eravate quel giorno?

    ArsMedica

    Sono passati 25 anni da quel martedì 11 settembre 2001 che cambiò per sempre la storia contemporanea. Una giornata che molti ricordano ancora con una precisione sorprendente, nonostante il tempo trascorso.

    Dove eravate quel pomeriggio? Cosa stavate facendo quando avete appreso la notizia dell’attacco alle Torri Gemelle? Eravate al lavoro, a scuola, in macchina, a casa? E soprattutto: qual è la prima immagine che vi viene in mente quando ripensate a quelle ore?

    Ci sono giornate che finiscono nei libri di storia, ma che prima ancora entrano nella memoria personale di ciascuno di noi. L’11 settembre è una di queste. Accanto alle immagini viste in televisione e alle notizie che arrivavano minuto dopo minuto, sono rimasti i nostri piccoli ricordi: una telefonata, una persona accanto a noi, una radio accesa, una frase ascoltata quasi per caso.

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    A 25 anni di distanza, vogliamo provare a ricostruire quella giornata anche attraverso le vostre testimonianze.

    Raccontateci nei commenti dove eravate e cosa stavate facendo l’11 settembre 2001.

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    5 COMMENTI

    1. L’undici settembre 2001 ero in ufficio e stavo facendo da interprete a dei tecnici polacchi che erano venuti a proporci un nuovo programma per la gestione di sinistri (lavoro in assicurazione). A un certo punto, il capo del personale è entrato in sala riunioni e ci ha detto di accendere la tv. Abbiamo interrotto la riunione e abbiamo passato il resto della giornata a guardare il tg. Le torri erano ancora in piedi e stavano cercando di soccorrere le persone intrappolate nei gli edifici. Alla fine del turno ho preso la macchina per tornare a casa e dall’autoradio ho sentito che erano crollate le torri. Ricordo di aver dormito pochissimo quella notte.

    2. Ero in ufficio a Via Condotti con i miei collaboratori. Uno di loro fa presente “dell’incidente di un piccolo areo”, come si diceva all’inizio. Accendiamo la tv. Vediamo in diretta lo schianto del secondo aereo e poi i crolli e le informazioni sugli altri 2 aerei dirottati dai terroristi fondamentalisti islamici.
      Seguirono i libri di Oriana Fallaci.
      Per me fu un colpo al cuore dopo aver lavorato un paio d’anni a New York ed essere stato più volte nel WTC, due per cena, avendo fatto anche da guida locale. Era il 20 febbraio 1981, io ero lì, quando il pilota di Aerolíneas Argentinas, errata la discesa verso il JFK, era in rotta di collisione contro le Twin Towers. Vent’anni dopo i criminali imitano la realtà.

    3. Ero a casa di un’amica a Calcata per aiutarla a sistemare il suo computer quando in una chat che lei seguiva qualcuno scrisse in maiuscolo di accendere la televisione, lo facemmo vedendo in diretta l’arrivo del secondo aereo e rimanemmo incollati al video per tutta la sera.

    4. Torino, trasferta di lavoro, avrei dovuto prendere l’aereo per tornare a casa nel giro di poche ore.
      Tutti i pc che si sintonizzano sui siti di news.
      Lascio immaginare con che animo siamo andati in aeroporto quella sera. Il ricordo più vivido è quello delle hostess, che evidentemente non sapevano nulla, sbiancare e rimanere a bocca aperta quando i passeggeri davanti in fila per l’imbarco le hanno informate.
      Surreale.

    5. Tutti si ricordano dove erano l’undici settembre e cosa stessero facendo. Chiunque ha ben chiaro quel giorno che si apprestava ad essere l’ennesimo di una routine identica a quella del giorno prima e perfetta fotocopia del giorno successivo. Ma non quel giorno, non l’undici settembre del 2001. Ero in ufficio e qualcuno mi disse che si era verificato un grave incidente aereo a New York. Istintivamente andai al bar interno del palazzo al piano terra, dove sapevo esserci sempre un televisore acceso. Faticai a farmi largo dalle tante persone tutte orientate verso la tv sintonizzata sul TG2. Di solito l’apparecchio era tenuto senza audio, ma quel giorno era proprio quell’audio l’unica voce a risuonare nel locale. L’immagine era fissa sulle torri gemelle e da una usciva del fumo nero. Incredulità per le immagini trasmesse, ma anche una razionale ricerca delle possibili cause di quello che sembrava a tutti un tragico incidente: era questo il mio stato d’animo. Intorno a me chi faceva ipotesi sull’esplosione, chi sul tipo di aereo e chi, vantando un cugino pilota, pretendeva di avere già chiara tutta la situazione. Poi è arrivato il secondo aereo. Per un attimo è sparito dietro le due torri, poi improvvisamente una palla di fuoco. Ero lì. Avevo visto tutto. Tutti avevano visto tutto. Non ci potevano essere ipotesi o interpretazioni. Il fatto era accaduto lì, davanti ai nostri occhi. Avevo i brividi. Ero impietrito davanti a quello schermo ed avevo smesso di pensare. Tornai su in ufficio, presi le mie cose e corsi a casa. L’unica cosa che volevo era stare davanti al televisore per tentare di capire. Era accaduta una cosa enorme, troppo assurda per essere un doppio incidente aereo, ma altrettanto troppo devastante per essere un attentato terroristico. Tutte le sere, per mesi, sono tornato sul mio divano, davanti a quel televisore a guardare di continuo quelle immagini di devastazione e dolore, nel tentativo di capire. Impossibile capire.

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