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    Raja Shehadeh: “Dove sta il limite”

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    Per la rubrica “cibo per la mente, libri per voi letti da noi” vi segnaliamo “Dove sta il limite” un libro dello scrittore e intellettuale palestinese Raja Shehadeh (Ed. Einaudi, 180 pag., 17 Euro).

    La poesia e la letteratura contemporanea palestinese hanno un unico filo conduttore, la Nakba (“la catastrofe”); quando nel 1948 le Nazioni Unite votarono una risoluzione che assegnava il 56% della Palestina agli ebrei, centinaia di migliaia di palestinesi furono costretti ad abbandonare le loro terre e le loro case alle quali non fecero più ritorno.

    Inevitabile perciò che anche “Dove sta il limite” sia costruito attorno alla “Nakba” e agli effetti devastanti dell’occupazione militare della Cisgiordania; il tema centrale del libro è però incentrato sull’amicizia tra l’autore e Henry, un ricercatore ebreo-canadese, trasferitosi nello stato di Israele.

    Una amicizia nata e consolidata da passioni comuni ma messa a dura prova dalla paradossale condizione che  entrambi i protagonisti si ritrovano a vivere: sia Shehadeh  che Henry considerano la Palestina la loro casa.

    Raja Shehadeh, che vanta buoni rapporti con numerosi intellettuali  israeliani, vive però questa amicizia  con forte sofferenza e rimprovera ad Henry un insufficiente coinvolgimento emotivo per quanto riguarda le drammatiche condizioni in cui è costretto a vivere il popolo palestinese dopo la Naqba.

    RAJA-SHEHADEHA rendere ancora più complicato il loro rapporto è la consapevolezza da parte di Shehadeh della grave perdita di identità del popolo palestinese causata dall’esodo delle popolazioni e dalla distruzione sistematica degli antichi villaggi e insediamenti; una situazione resa ancora più drammatica dalla “Absentee Property Law” una legge del 1950 in base alla quale sono stati incamerati dallo stato di Israele i beni di chi venne costretto ad abbandonare il proprio paese.

    Nel suo bellissimo libro  “La casa del villaggio palestinese” Suad Amiry descrive ad esempio in modo molto dettagliato quale era l’architettura delle antiche case palestinesi e quali fossero le tradizionali condizioni di vita di queste popolazioni; un patrimonio in gran parte andato perduto.

    Sarà comunque la ragione, la moderazione e il forte desiderio di pace a far si che questa amicizia non cessi e anzi sia di stimolo per credere e sperare in un futuro migliore.

    Shehadeh è figlio di un famoso avvocato palestinese assassinato in circostanze mai chiarite; ha fondato l’associazione per i diritti umani Al-Haq e ha partecipato ai colloqui di pace di Oslo. In Italia, oltre a “Dove sta il limite” sono stati pubblicati anche “Il pallido dio delle colline” e “I diari dell’occupazione”.

    Francesco Gargaglia

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