Home ATTUALITÀ ‘Delitto in cornice’, nuova indagine del Contino di De Cataldo

    ‘Delitto in cornice’, nuova indagine del Contino di De Cataldo

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    Scarificazione. No, non avete letto male e non è un refuso. Proprio così: scarificazione e non scarnificazione, come saremmo portati a pensare noi poveri ignoranti. È un’antichissima pratica un po’ crudele in voga da millenni nell’ Africa centrale, in estremo oriente e persino tra alcune popolazioni barbare che entrarono in contatto con i nostri avi romani.

    Per dirla in modo semplice, si tratta di controllare lo sviluppo di una cicatrice per determinarne la forma definitiva in modo che finisca per rappresentare qualcosa che si era voluto. Una sorta di tatuaggio a rilievo. Orripilante per qualcuno, tra cui il sottoscritto, estremamente affascinante per altri.

    Era comunque, nell’antichità, fondamentalmente una sorta di iniziazione. Il rituale passaggio all’età adulta. Il fatto che fosse qualcosa di assai doloroso – anche il taglio era in qualche modo studiato per ottenere il risultato sperato – ne costituiva l’essenza. Il livello di sopportazione del dolore era indicativo della maturità del soggetto. Ed è la vera protagonista dell’ultima fatica di Giancarlo De Cataldo, “Delitto in Cornice”.

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    Bisogna riconoscere che le avventure del suo simpaticissimo Contino ogni volta ci portano a penetrare meandri di mondi avvistati da lontano e solo superficialmente da noi poveri mortali. Lo ha fatto con la moda, lo ha fatto con l’elitario contesto dei super chef della ristorazione.

    L’aristocratico sostituto procuratore Manrico Spinori, il cui nome per esteso bisognerebbe appuntarselo per poterlo ricordare e farebbe dire al famoso portiere della barzelletta: “L’ultimo chiuda la porta”, è in grado di muoversi a suo agio in qualsiasi ambiente; dalle popolose periferie semi abbandonate, agli ineffabili teorici/creatori della body art, cioè proprio quelli che della scarificazione si sono impadroniti per farne in conclusione un pezzo di marketing, mettendo sul mercato i video in cui si vedono le varie fasi più o meno cruente dell’operazione. Battuti nelle aste per centinaia di migliaia di euro. De Gustibus…

    ‘Contino’ non è un soprannome. Se lo sono inventato, per prenderlo in giro, coloro che sono venuti a sapere che è il titolo cui fa inesorabilmente riferimento il maggiordomo della regale e ludopatica madre, ex super bellissima sessantottina, quando parla di lui.

    L’indagine, in questo romanzo, prende le mosse dal ritrovamento del cadavere di un’importante rappresentante del suddetto movimento artistico a livello non solo nazionale. Trovata nel suo ‘studio’ con la gola tagliata. I suoi, di video, nelle aste, vanno sui sei zeri.

    Inutile dire che la peculiarità del lavoro artistico della vittima rende l’indagine ancora più complessa e che l’ipotesi di un imperituro suicidio artistico aleggia fin dai primi riscontri della scientifica.

    A complicare ancora di più le cose ci si mette una non proprio amica del PM, conduttrice di una trasmissione televisiva il cui scopo quasi dichiarato è quello di dimostrare l’inefficienza della magistratura. Già in altre indagini dimostratasi ostile all’aristocratico Manrico. Il quale gode però della collaborazione di un’eccezionale squadra tutta femminile capace anche di piccoli miracoli. Grazie ai quali il PM arriva a chiudere, come in questo caso, indagini apparentemente quasi impossibili.

    Tutto in una Roma assolutamente vera, intrigante, bella quanto a volte malsana, ma sempre ricca di una profonda umanità. Insomma, un gran bel romanzo all’altezza dell’ormai classica tradizione del Contino De Cataldo.

    A proposito dell’uso più o meno appropriato della parola Arte per performance di questo tipo, anche uno dei personaggi del romanzo alla fine si chiede se non sarebbe opportuno un riavvolgimento del nastro e ripartire magari da Cimabue.

    Giancarlo De Cataldo: Delitto in cornice. Einaudi Stile Libero. 2026.

    Michele Chialvo

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