Home ATTUALITÀ Labaro ricorda Giampaolo Borghi: domani commemorazione alla stazione

Labaro ricorda Giampaolo Borghi: domani commemorazione alla stazione

A 61 anni dall'alluvione del 1965, il Municipio XV rinnova il ricordo del giovane Vigile del Fuoco morto durante i soccorsi

stele giampaolo borghi
Galvanica Bruni

Domani, mercoledì 2 settembre alle ore 11, alla Stazione di Labaro, si terrà la commemorazione di Giampaolo Borghi, il giovane Vigile del Fuoco che perse la vita durante la drammatica alluvione che nel 1965 colpì i quartieri di Labaro e Prima Porta. La cerimonia si svolgerà davanti alla stele commemorativa dedicata al vigile, nel luogo in cui ogni anno il territorio rinnova il ricordo di quella tragedia.

Borghi aveva appena 20 anni quando, il 2 settembre 1965, intervenne per soccorrere le persone rimaste intrappolate dalle acque. Nel tentativo di mettere in salvo alcuni residenti, perse la vita. Il suo sacrificio gli valse la Medaglia d’Oro al Valore Civile e ancora oggi rappresenta uno degli episodi più significativi della memoria di Labaro e Prima Porta.

L’alluvione del 1965 fu una delle più gravi calamità vissute dal quadrante nord di Roma. In poche ore l’acqua invase abitazioni, terreni e attività, costringendo migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. Furono tredici le vittime complessive della tragedia, tra cui Borghi.

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Il suo nome è rimasto profondamente legato al territorio anche attraverso la scuola e la piazza a lui intitolate, oltre alla stele collocata nei pressi della stazione di Labaro. Luoghi che contribuiscono a mantenere viva una memoria che non appartiene soltanto ai Vigili del Fuoco, ma all’intera comunità.

La commemorazione di domani sarà quindi anche un momento per ricordare il valore del servizio e del sacrificio di chi, di fronte all’emergenza, mise a rischio la propria vita per salvare quella degli altri. Un appuntamento che, a 61 anni di distanza, continua a unire istituzioni, Vigili del Fuoco, associazioni e cittadini nel segno della memoria.

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1 commento

  1. Ci sono persone che una comunità non può permettersi di dimenticare.
    Non perché siano state famose, né perché abbiano avuto il tempo di costruire una lunga storia personale, ma perché, in un momento decisivo, hanno scelto di mettere la propria vita al servizio degli altri.
    Giampaolo Borghi era uno di questi uomini.
    Aveva appena vent’anni quando, nella notte tra il 1° e il 2 settembre 1965, arrivò a Labaro con i Vigili del Fuoco per affrontare una delle più drammatiche alluvioni che abbiano colpito Roma nord. L’acqua aveva invaso Labaro e Prima Porta, trascinando automobili, sommergendo abitazioni e costringendo migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. Il bilancio fu terribile: tredici vittime e oltre quattromila persone evacuate.
    Borghi faceva parte del 43° corso degli allievi vigili volontari ausiliari. Era stato inviato a Roma insieme agli altri uomini del Nucleo Centrale di Manovra, un contingente formato proprio per intervenire nelle grandi emergenze. Quella notte, però, l’addestramento diventò realtà: non più esercitazioni, ma persone vere da salvare, famiglie disperate, acqua e buio.
    Durante un intervento a Labaro, una squadra stava cercando di soccorrere gli occupanti di un’automobile trascinata dalla corrente. Borghi vide un collega in difficoltà e non esitò a intervenire. Fu trascinato via dalle acque. Il suo corpo non venne mai ritrovato.
    Questa circostanza rende ancora più dolorosa la sua storia: non ci fu neppure un corpo da riconsegnare alla famiglia, ma soltanto un nome, una memoria e il racconto di un gesto di coraggio.
    Quel nome è diventato, nel tempo, parte della storia di Labaro.
    Giampaolo Borghi è stato insignito della Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria. La sua vicenda è ricordata ufficialmente dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco come il sacrificio di un giovane allievo che perse la vita durante i soccorsi alla popolazione.
    Un ragazzo di vent’anni e una comunità intera. La storia di Borghi non appartiene soltanto ai Vigili del Fuoco. Appartiene a Labaro. Appartiene a Prima Porta. E appartiene, soprattutto, a quella memoria civile che permette a un quartiere di riconoscersi nella propria storia.
    Per questo la stele che lo ricorda presso la stazione di Labaro non dovrebbe essere considerata semplicemente un monumento. È un luogo della memoria.
    Ogni volta che vi si depone una corona, non si ricorda soltanto un vigile del fuoco. Si ricordano anche le tredici persone che persero la vita nell’alluvione, le migliaia di sfollati, le famiglie che videro improvvisamente distrutta la normalità della propria esistenza e tutti coloro che quella notte prestarono soccorso.
    La memoria di Borghi diventa così una memoria collettiva. Il significato del suo sacrificio. Il valore della sua storia sta in una parola semplice: responsabilità.
    Borghi non era un uomo anziano, non era un comandante, non aveva alle spalle una lunga carriera. Era un ragazzo.
    Eppure, nel momento in cui vide un’altra persona in pericolo, considerò naturale intervenire.
    È questo il significato più profondo del suo gesto: la vita dell’altro diventò, in quel momento, importante quanto la propria. È una concezione del servizio pubblico che oggi merita di essere ricordata con particolare forza.
    In occasione del sessantesimo anniversario della tragedia, il Municipio XV ha sottolineato proprio la necessità di collegare la memoria di Borghi alla prevenzione del rischio idraulico e alla consapevolezza della popolazione.
    È probabilmente questo il modo più serio di onorarlo. Un memoriale per Labaro e Prima Porta. Un luogo vivo della memoria, capace di unire storia, testimonianza e educazione.
    Una memoria che significa non lasciare solo chi è in pericolo. Significa prendersi cura del territorio. Significa prevenire, quando è possibile, le tragedie. Significa soccorrere quando la tragedia accade. Significa ricordare.
    A sessant’anni di distanza, Giampaolo Borghi è ancora presente. È presente nella stele alla stazione. È presente nella scuola e nella piazza che portano il suo nome. È presente nelle cerimonie annuali dei Vigili del Fuoco e delle istituzioni. Ma soprattutto dovrebbe essere presente nella coscienza quotidiana del quartiere.

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