Home ATTUALITÀ Sociopatie, sociofobie e sociofollie: Cinzia e Lucia fanno il bis

    Sociopatie, sociofobie e sociofollie: Cinzia e Lucia fanno il bis

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    “Errata Non Corrige, in copertina Test rilevatore di Scassaminchie”. Inizia così la nuova avventura di Cinzia Armelisasso e Lucia Valdarnini, con una risata da parte loro (che hanno dovuto rimediare a “un piccolo ma non trascurabile errore in copertina in fase di stampa, ripetuto poi anche sulla copertina della copertina… aguzzate la vista e lo scoprirete”) ma soprattutto di tutti i lettori.

    Sono tornate le amiche per la pelle che si sono conosciute a un coro –  dal quale temono di essere cacciate molto presto – con un nuovo libro, il secondo. Si intitola Sociopatie, sociofobie e sociofollie. Primi risultati in Follow-up, Trienni 2015-2018.

    Sono passati circa tre anni infatti da quando in una fredda serata di gennaio, precisamente alle 18 e 28, non un minuto di più né uno di meno, le due autrici presentavano a Vigna Clara la loro prima opera dal titolo Sociopatie, sociofobie e sociofollie. Nuovi contributi alle psicopaturnie della vita de’ noantri. Materiali e metodi – vol.1.

    L’orario dell’appuntamento così volutamente “bizzarro” anticipava quello che Cinzia e Lucia volevano raccontare nelle settantadue pagine del loro primo libro: comportamenti fuori dalla norma, patologie, disturbi psicologici di cui tutti, chi più e chi meno, soffriamo. Nessuno escluso. Qualcuno, secondo le autrici, aveva anche qualche speranza di guarigione, altri no. Per “i rompiballe verso gli altri”, i cosiddetti “frangitesticoli”, non c’era nessuna speranza, per loro ci si poteva solo augurare che il tempo migliorasse le cose.

    Volevamo raccontare tutto quello che vedevamo di strano nel comportamento nostro e degli altri, dall’amico egocentrico affetto da E.H.A.B. “Ego hot air balloon”, al conoscente che ha il torcicollo a causa della P.I., la partecipazione inattiva” – ci raccontano le due amiche – ci siamo divertite a dare un nome ad ogni patologia usando delle vere e proprie sigle per identificarle, proprio come si fa in medicina…”.

    Ci sono riuscite benissimo Cinzia e Lucia a descrivere pagina dopo pagina e con l’ironia che da sempre le contraddistingue, le manie che caratterizzano ognuno di noi, sulle quali, come scrivono le autrici, si può anche imparare a sorridere accettandole e accettandosi per quello che siamo.

    Un trattato semi serio, che in tre anni ha venduto più di mille copie, che di serio anzi serissimo aveva però lo scopo: completamente autofinanziato e il cui ricavato è stato devoluto interamente in beneficenza per progetti di volontariato in centro America.

    È un “trattarello”, dicono loro…

    Questa volta invece non è più inverno, non è più una fredda serata e anche l’orario dell’appuntamento è meno bizzarro del primo (le 10.30), ma Cinzia Armelisasso e Lucia Valdarnini, più amiche e più ironiche che mai, accompagnate dalla padrona di casa Francesca Piro, che per l’occasione ha aperto le porte del suo accogliente salotto letterario “La linea d’ombra” e dalla scrittrice siciliana Tea Ranno, che ha moderato l’incontro, hanno presentato la loro seconda opera.

    sociopatie sociofobie sociofollie 2Un trattatello” come lo chiamano loro o un “Trattato trattatesco”, che tira le somme dello studio fatto nel primo. Il nuovo volume approfondisce appunto il precedente (perché i “rompiballe” non finiscono mai) e si propone l’obiettivo di raccogliere in Follow-up i primi risultati statistici –  con percentuali volutamente casuali come ci tengono a specificare le autrici – frutto di una paziente analisi delle reazioni più significative rilevate nel triennio 2015-2018.

    Il nostro primo libro è nato per gioco quando, in un momento di difficoltà di una delle due, abbiamo capito che la cosa migliore da fare era esorcizzare. E ridere. Così proprio ridendo di noi, prendendoci un po’ meno sul serio, abbiamo iniziato a osservare anche gli altri, per lo più amici. Ci siamo accorte che proprio gli amici, che spesso sono la causa dei nostri problemi – ricordate i flagellantes e i frangitesticoli? – la maggior parte delle volte però sono anche la soluzione. Proprio con loro possiamo imparare a prenderci meno sul serio e a farci una risata alleggerendo un po’ tutto.”

    Si guardano Cinzia e Lucia quando parlano ai tanti amici accorsi alla presentazione del libro, sanno che i loro testi sono molto di più che semplici trattati ironici, e ci tengono che anche il lettore sfogliandoli con cura colga fino in fondo quello che loro due, il medico e l’architetto, la volontaria e la mamma instancabile di quattro figli vogliono davvero trasmettere: l’importanza delle parole.

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    da sinistra: Lucia Valdarnini, Tea Ranno, Cinzia Armelisasso

    “Ci possono essere parole aspre, parole che affossano, parole che fanno crescere – dice al riguardo Tea Ranno –  e ci possono essere invece parole che danno il senso della bellezza. Che non è soltanto una questione estetica ma è la bellezza dello stare bene. La bellezza di questo libro è proprio nella capacità delle due autrici di far sorridere utilizzando termini tecnici e medici che spesso invece fanno paura. Imparare a ridere anche nei momenti di difficoltà, scegliendo parole che possano curare.”

    Cinzia e Lucia, medico neurologo, “vignaclarina doc” esperta in malattie dei più piccoli, ex capo scout e impegnata da anni del sociale la prima, architetto specialista in restauro di monumenti e mamma di una grande famiglia l’Altra (come ci tiene a specificare la stessa Lucia, per chiarire, sempre ridendo, che ormai nella vita sono “Cinzia e l’Altra”), si conoscono da anni.

    E da anni dividono e condividono le loro vite tra visite pediatriche dei bimbi romani, esperienze di volontariato, eventi d’arte e architettura per la liturgia – di cui Lucia è esperta e Cinzia invece almeno in questo campo diventa l’Altra – presentazioni dei loro libri, e preparazione di gadget per i loro lettori. Tra i migliori senza dubbio “la crema viso ironizzante per pelle secche e insensibili”.

    Il ricavato in beneficenza

    Anche questa volta, tutto il ricavato delle vendite del loro nuovo libro andrà in beneficenza. La loro scelta è stata quella di finanziare, non solo progetti nuovi in Italia e all’estero, ma soprattutto di sostenere quelli che Cinzia e Lucia già seguono da alcuni anni, come la raccolta di fondi da donare alle zone colpite dal terremoto in centro Italia dell’agosto 2016, l’acquisto di un’apparecchiatura per la plasmaferesi donata al centro ematologico del Policlinico Gemelli di Roma, e il sostegno a ErtHeart – fondazione Cariello Corbino nel progetto “Les Gazelles de Silvana – centre pour le soutien de l’infance et des jeunes (centro per il sostegno all’infanzia e ai giovani) nella Repubblica Democratica del Congo.

    Dopo aver acquistato due lotti di terra in un’area più sicura alle porte del Parco Nazionale del Virunga, la fondazione Cariello Corbino vuole costruire un edifico modulare solido e moderno, di circa 400 mq, integrato con l’ambiente, che comprenda due dormitori, mensa, scuola, foresteria, infermeria, laboratori e un’area esterna per coltivare e allevare animali e consentire a 63 bambini già accolti e sostenuti da una piccola fondazione locale ad avere non solo diritto alla sopravvivenza, ma anche ad un futuro dignitoso e autonomo.

    Lucia e Cinzia sono profondamente convinte nel voler contribuire a questa nobile causa, naturalmente con il supporto di tutti i lettori che acquisteranno i due volumi.

    Liberarsi dai rompiballe è possibile?

    Insomma, nell’incontro di sabato 13 aprile le due autrici hanno convinto tutti che per guarire dalle nostre sociopatie sociofobie e sociofollie non esiste miglior farmaco che la risata.

    Ora quello che resta da capire, anche leggendo il nuovo “Trattatello”, è se davvero esiste una speranza di liberarsi di tutti i “flagellantes” e “frangitesticoli” in tutte le loro forme e derivazioni. I rompiballe insomma.

    Vichi Zeta

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