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Stop al nuovo campo rom a Roma Nord

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Nelle more del procedimento di monitoraggio avviato dall’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione guidata dal magistrato Raffaele Cantone, l’amministrazione capitolina ha sospeso per sei mesi il bando di gara per il reperimento “di un’area attrezzata nel territorio del Municipio Roma XV o Municipi limitrofi per l’accoglienza e soggiorno di 120 nuclei familiari di etnia Rom“.

La decisione è stata formalizzata in un documento a firma del direttore del Dipartimento capitolino alle Politiche Sociali emesso in data 21 dicembre.

La sospensione in autotutela, adottata ai sensi della legge 241 del 1990, e che sembra accogliere il voto unanime espresso dal Consiglio del XV Municipio lo scorso luglio mentre di fatto azzera quello del Consiglio Comunale che invece si era espresso a favore del nuovo campo rom, si basa su diverse considerazioni.

In particolare, si prende atto che l’Associazione Nazione Rom ha presentato un esposto all’Autorità Nazionale Anticorruzione  contestando la regolarità del bando e che successivamente l’Anac ha trasmesso il fascicolo alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei Conti.
Ma non solo, lo scorso 16 novembre l’Anac ha anche comunicato di aver avviato un monitoraggio sulle due procedure di gara (ndr: ce n’è anche un’altra in ballo che riguarda la gestione di alcuni campi nomadi) chiedendo al Comune gli atti relativi.

Considerato quindi – si apprende dal documento – che con una memoria della giunta capitolina dello scorso novembre sono stati forniti i primi indirizzi per il superamento dei campi rom e che è stata approvata l’istituzione di un Tavolo cittadino per l’inclusione che si prefigge l’obiettivo di redigere un piano di interventi per la graduale chiusura dei campi nomadi presenti a Roma, il Dipartimento alle politiche Sociali, su richiesta anche dell’Assessore capitolino alle Politiche Sociali, ha emesso il provvedimento di “autotutela decisoria di sospensione delle procedure di gara” per sei mesi, salvo ulteriore proroga, nelle more della definizione del procedimento di monitoraggio avviato dall’ANAC.

Esulta l’Associazione Nazione Rom. “Vince la legalità ed il rispetto degli Accordi Quadro Strutturali Europei” afferma in una nota Marcello Zuinisi, rappresentante legale di ANR.
Ma vince anche il territorio.

La vicenda in sintesi

Il nuovo campo rom doveva nascere nel XV Municipio oppure nei limitrofi XIV o III. Così diceva il Bando di Gara indetto dal Comune di Roma in data 14 giugno col quale si intendeva reperire un’area attrezzata “per l’accoglienza e soggiorno di 120 nuclei familiari di etnia Rom“. Di questi, 109  provenienti dal camping River in via Tenuta Piccirilli, sulla Tiberina.

La gara scadeva il 22 agosto e il nuovo campo doveva essere aperto dal primo di ottobre.

Contro questo bando il 27 luglio si schierava unanime il XV Municipio, chiedendone il ritiro. Il 9 agosto, a sorpresa, contro il ritiro del bando votava invece a favore il Consiglio comunale a maggioranza M5S. Il 10 Agosto dal XV partiva una lettera a Virginia Raggi nel quale si chiedeva “il rispetto di quanto votato in Consiglio Municipale“.

Poi, pochi giorni dopo, sempre in agosto, si veniva a sapere che  l’Associazione Nazione Rom (ANR) aveva chiesto e ottenuto l’apertura ufficiale di una indagine da parte dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.

Ma la vicenda raggiunge l’apice quando a fine ottobre l’Anac, rispondendo all’ANR, rende noto di aver trasmesso alla Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica l’intero fascicolo.

Il provvedimento di sospensione adottato in data 21 dicembre pare dunque essere un atto dovuto al quale il Campidoglio non poteva sottrarsi viste le polemiche e i dubbi suscitati dal contenuto della gara e soprattutto vista la forte contrarietà del territorio interessato. (red.)

 

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