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Ossa umane fra le tombe nel Cimitero di Prima Porta

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Bare saccheggiate, salme cremate per errore, furti di fiori, scippi agli anziani, sporcizia, erba incolta, parenti alla ricerca delle lapidi tra rovi ed erbacce dove c’è chi giura di aver visto girare anche vipere, tombe a terra circondate da escrementi di animali, blatte e topi…

Le cronache degli ultimi anni sono piene di titoli sul cimitero Flaminio di Prima Porta, un cimitero che, consacrato nel 1941, è addirittura considerato capolavoro di architettura cimiteriale contemporanea.

Eppure non c’è giorno che in una redazione dei tanti quotidiani romani non arrivi una segnalazione sul  degrado, sui disservizi, sulla mancanza di sicurezza, sullo stato di indicibile abbandono in cui versano alcune strutture interne del cimitero.

Non c’è giorno che non esploda la rabbia di chi non trova più il vaso di rame dove mettere i fiori, di chi trova la tomba di un proprio caro sommersa dalle erbacce, di chi subisce un furto, di chi vede un topo passare a qualche centimetro dai propri piedi.

Da anni, ogni tanto è stata annunciata una non meglio precisata opera di bonifica e riqualificazione, ma la situazione poi è rimasta sempre la stessa.

Ultimo ad accendere i riflettori su questa annosa vicenda è il Comitato Cimiteri Capitolini che in una nota odierna lancia una denuncia shock: ossa umane sul terreno accanto alle tombe.

La denuncia

Ci sforziamo di rendere questa denuncia in modo delicato e rispettoso data la circostanza, ma difficile raccontare l’episodio che ha interessato una cittadina membro del nostro comitato che si è recata a far visita al padre scomparso” scrive Valeria Campana, portavoce del Comitato, raccontando che la donna, “pulendo i lati della tomba dalle erbacce si è trovata la mandibola di un defunto tra le mani. Scioccata dal macabro ritrovamento ha potuto solo spostare i resti ossei“.

Inutile ribadire che il rispetto dei defunti è gravemente pregiudicato non solo nel campo del Clivio Tiberino, luogo del ritrovamento, ma è a rischio in tutti i cimiteri di Roma se parti anatomiche sono tra le erbacce e non nei sepolcri o negli ossari. Inutile anche ricordare che tali episodi non si verificherebbero se la gestione fosse almeno entro gli standard minimi del decoro, della professionalità e della sensibilità che dovrebbero interessare questa delicata materia“.

Non vogliamo sporgerci ulteriormente nell’ipotizzare come possa essere accaduto questo raccapricciante episodio, o nell’esternare profondo dissenso maturato per l’immobilismo capitolino, siamo però a denunciare nuovamente – conclude Valeria Campana – l’assurda situazione dei cimiteri capitolini nella speranza che questa Amministrazione e Ama inizino una seria riqualificazione dei cimiteri implementando una gestione adeguata al contesto“.

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