Home PONTE MILVIO Crollo a Ponte Milvio, la palazzina non doveva essere costruita lì

    Crollo a Ponte Milvio, la palazzina non doveva essere costruita lì

    Periti al lavoro nell'area delle fondamenta della palazzina crollata a Ponte Milvio

    A distanza di trenta mesi, giunge a conclusione l’indagine sulle cause che provocarono il crollo parziale della palazzina di via della Farnesina 5 avvenuto nella notte fra il 23 e il 24 settembre 2016, palazzina che venne poi totalmente abbattuta a spese dei proprietari nel gennaio dell’anno successivo.

    Sulla base delle perizie depositate in Tribunale, la Procura della Repubblica di Roma ha chiesto al Giudice per le Indagini Preliminari di archiviare l’inchiesta che era stata aperta nei confronti di una decina di persone per disastro colposo.

    Secondo la perizia, non c’è responsabilità di Acea in quanto nessun danno è stato ravvisato alle condutture idriche una cui eventuale perdita avrebbe potuto erodere il sottosuolo, nè che la palazzina negli anni ’50 sia stata costruita con materiale scadente.

    Per i periti si tratta invece di una costruzione realizzata là dove non doveva essere, in un terreno dove prima c’era l’alveo di un affluente del Tevere, poi riempito con terra e materiale di risulta, poi asfaltato e infine sparito dalle mappe ufficiali.

    Secondo la relazione, la cattiva manutenzione potrebbe avere prodotto l’otturazione del canale e il reflusso dell’acqua verso il vecchio alveo del fiume, con conseguente imbibimento del terreno.

    La relazione dà quindi ragione a ciò che dicevano i vecchi abitanti della zona che subito dopo il crollo avevano puntato il dito contro la presenza di un antico canale che serviva a far defluire le acque piovane, e non, verso il Tevere.

    Una voce che VignaClaraBlog.it aveva raccolto e poi documentato reperendo negli archivi una pianta di Roma elaborata nel 1925 dal Touring Club Italiano nella quale si percepisce abbastanza bene la presenza dell’alveo.

    Tornando  alla perizia, dalla stessa si evince che la situazione è perdurante e denuncia un possibile rischio per le palazzine adiacenti tant’è che la Procura ha inviato al Comune di Roma i risultati della consulenza.

    Ulteriore dato che emerge dalla perizia è che nel 2001 una geologa espresse delle perplessità sulla stabilità del terreno e le sottopose all’architetto responsabile della redazione del fascicolo di fabbricato. Pare però che il professionista, deceduto mente erano in corso gli accertamenti successivi al crollo, avrebbe sottovalutato il problema non facendone menzione ai proprietari della palazzina.

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