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Ponte Milvio, un canale sotto la palazzina crollata

Periti al lavoro nell'area delle fondamenta della palazzina crollata a Ponte Milvio
Periti al lavoro nell'area delle fondamenta della palazzina crollata a Ponte Milvio

Svolta clamorosa negli accertamenti in corso da parte dei periti del  Tribunale sulle cause del cedimento della palazzina di via della Farnesina 5, crollata parzialmente nella notte del 24 settembre scorso e poi definitivamente abbattuta il successivo 9 gennaio 2017.

I periti incaricati dal PM, al lavoro da mesi, hanno recuperato le cartine del sottosuolo della città che risalgono a sessant’anni fa scoprendo che sotto la palazzina scorreva un grande fosso.

Pare trattarsi di uno scolo verso il Tevere che risale all’anteguerra, poi scomparso dalle planimetrie comunali, sul quale la palazzina sarebbe stata costruita negli anni successivi.

Dai primi accertamenti, si ipotizza che a suo tempo fosse stato riempito di terra che a lungo andare sarebbe stata portata via dall’acqua svuotandolo. Il canale, rimasto vuoto, non avrebbe ceduto al peso della palazzina causandone il crollo.

Siamo sempre sul livello delle ipotesi, ciononostante ora si teme anche per gli edifici adiacenti i cui residenti furono sgomberati all’atto del cedimento tornando poi a casa solo dopo alcuni mesi.

La clamorosa svolta, di cui hanno dato ampia notizia anche gli organi di stampa nazionali, sembra quindi dare ragione a chi, da vecchio abitante della zona, aveva subito puntato il dito contro la presenza di antichi canali costruiti negli anni ’30 per far defluire le acque, non solo piovane, verso il Tevere ma, nel contempo, oltre ad allontanare le ombre che aleggiavano sull’Acea, oggi mette ancora più in dubbio la possibilità di risalire alle responsabilità.

Come scrive infatti il Corriere della Sera nell’edizione odierna, “La palazzina, come altre nella zona, è stata costruita nel dopoguerra dall’Icam, istituto di edilizia popolare poi abolito. Del canale non si trova traccia nei documenti tecnici e amministrativi di data recente e solo un caparbio lavoro di ricerca chiesto dai PM ha fatto tornare alla luce da un archivio dimenticato la sua presenza. Uno studio cartografico vecchio oltre 50 anni ne delinea infatti con puntualità il percorso, del quale poi non si trova più traccia”.

E quindi pare più che legittimo chiedersi se il canale non fosse stato volutamente tombato prima di iniziare i lavori, oppure se gli stessi non siano stati proprio mal eseguiti e comunque se anche le altre costruzioni adiacenti non siano anch’esse a rischio.

Nel frattempo, ancora più fumoso appare il percorso del risarcimento danni alle famiglie che hanno perso casa e tutti i loro beni e che hanno già dovuto sostenere le spese di abbattimento, circa 260mila euro. In una situazione così complessa, con cause che potrebbero risalire a 60-70 anni fa, l’accertamento delle responsabilità e del soggetto su cui rivalersi parrebbe per loro, purtroppo, sempre più difficile.

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6 COMMENTI

    • Io autorizzerei qualche costruttore a costruire un palazzo più alto del precedente, dando poi un appartamento ad ognuno dei vecchi proprietari. Avanzerebbero diversi appartamenti da rivendere da parte del costruttore.

      • E certo, poi tagliamo tutti gli alberi e, come diceva verdone in gallo cedrone, cementifichiamo anche il Tevere. Poi magari il nuovo palazzo ricrollera per il canale. Un giorno i palazzinari dovranno finire di speculare.

  1. Il percorso del canale “incriminato” coinvolge solo l’edificio crollato e quelli limitrofi? Poi nell’articolo si parla di “antichi canali costruiti negli anni ’30” al plurale; questo vuol dire che ce ne è più di uno; gli altri dove sono? Non è possibile rendere pubblico lo studio cartografico riemerso dalle nebbie del passato in modo che si possa capire se ci sono altri edifici a rischio?

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