Home TIBERINA Camping River, i nomadi ne chiedono la trasformazione in cittadella

Camping River, i nomadi ne chiedono la trasformazione in cittadella

campo nomadi river

Nella mattina di giovedì 24 maggio, delegati del campo nomadi River hanno incontrato il direttore dell’Ufficio Rom Sinti Caminanti del Campidoglio in occasione della manifestazione indetta dall’Associazione Nazione Rom per protestare contro il prossimo sgombero del campo ai cui occupanti, lo scorso 15 maggio, è stato intimato il rilascio dei moduli abitativi entro il 15 giugno e la convocazione per la sottoscrizione del “patto di responsabilità sociale” entro il 31 maggio.

“Dopo le autentiche truffe e gli inganni messi in atto da Virginia Raggi e Roma Capitale contro i residente del River dal giugno 2017, i contributi da 10.000 euro per l’accesso alla casa mai ricevuti da nessuno, le azioni della Polizia Municipale, i sequestri di autoveicoli, gli sgomberi di moduli abitativi adesso è stata disposta, d’urgenza, la nuova deliberazione. Un abuso costruito sopra altri abusi: Roma Capitale sta mettendo una “pistola alla tempia” delle famiglie dicendo “firma volontariamente” per il tuo “rimpatrio assistito”.
Così si è espresso Marcello Zuinisi, rappresentante dell’Associazione Nazione Rom, a valle della manifestazione di ieri.

Manifestazione che si è conclusa con una richiesta dirompente messa nella mani del dirigente dell’Ufficio capitolino: approvare un progetto – che pare sia stato depositato recentemente dalla società Seges – che prevede la trasformazione del Camping River in un piccolo quartiere dotato di servizi, fogne, case, presidi socio-sanitari, asili, lavanderie. Una vera e propria cittadella sulla sponda del Tevere.

Mentre è immaginabile quale possa essere la reazione dei residenti di via Tenuta Piccirilli ai quali nessuno ha mai prospettato questa ipotesi, tutto questo accade nello stesso momento in cui sembra che il Campidoglio non voglia saperne nulla di tale progetto e vada dritto per la sua strada: chiudere il campo nomadi entro il 30 giugno 2018, a nove mesi dalla prima annunciata chiusura poi prorogata due volte.

E per arrivare al traguardo le sta provando di tutte. Oltre a prevedere un contributo economico per le famiglie che prendono in affitto un’abitazione (in tal caso sarebbe il Campidoglio a versare il canone al proprietario) o oltre a proporre un rimpatrio “assistito” con 3mila euro per chi non è cittadino italiano (1500 euro alla partenza e 1500 euro all’arrivo), la novità emersa in queste ore è quella del contributo che il Campidoglio sarebbe pronto a dare a famiglie romane disposte ad ospitare rom.

Blindato e ben circostanziato, il paragrafo della delibera recita comunque che “è prevista la facoltà riservata a persone singole o piccoli nuclei, in condizioni di particolare fragilità e disagio – connesse all’età, a gravi patologie e limitazioni dell’autonomia dei soggetti interessati – accertate dal servizio sociale di Roma Capitale, di ricorrere a forma di ospitalità temporanea presso terzi privati, utilizzando quota parte del contributo a disposizione, previa sottoscrizione di progetti condivisi con i servizi sociali territoriali“.

Da un lato la ferma intenzione dei nomadi di non lasciare il River (sfociata, sempre nella giornata di giovedì 24, nella serrata del campo impedendo alla Polizia Locale di accedervi per qualche ora), dall’altro un insieme di tentativi per sgomberarlo e chiuderlo.

Nel mezzo – nell’ipotesi che il Campidoglio raggiunga l’obiettivo – resta il dubbio: al netto di chi troverà casa, al netto di chi rimpatrierà in modalità assistita, al netto di chi sarà ospitato da famiglie romane, che ne sarà dal 30 giugno in poi di  quei nomadi che resteranno e che verranno messi su strada, andranno a formare nuovi insediamenti abusivi sul territorio?

Claudio Cafasso

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