Home TIBERINA Camping River, 30 insegnanti di Labaro: “Stop allo sgombero senza alternative”

Camping River, 30 insegnanti di Labaro: “Stop allo sgombero senza alternative”

Temono che "la scelta di procedere agli abbattimenti senza proporre alternative possa produrre una situazione di maggior caos e soprattutto di abbandono scolastico da parte dei ragazzi"...

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Continua l’operazione di sgombero dei container di proprietà del Comune di Roma ubicati all’interno del campo nomadi River di via Tenuta Piccirilli, sulla Tiberina. Anche nella giornata di martedì 26 giugno gli agenti della Polizia Locale di Roma hanno proceduto a liberare di cose e persone i moduli abitativi mettendoli sotto sequestro. Nei giorni precedenti i container erano stati addirittura distrutti per renderli inagibili: vetri spaccati, porte divelte effetti personali buttati sul terreno circostante dove poi adulti e bambini hanno passato la notte all’adiaccio.

Le modalità con le quali è stato dato il via all’operazione e l’accanimento contro i container da parte delle forze dell’ordine capitoline hanno suscitato stupore e sconcerto nell’ambito delle associazioni umanitarie fino a far giungere il direttore della Caritas, Monsignor Enrico Feroci, ad esclamare “tutto questo è disumano“.

Non so le motivazioni che hanno spinto all’intervento al Camping River ma quello che mi ha inorridito è la modalità con cui stanno facendo questo sgombero: è disumano e non conforme al principio del rispetto delle persone. I bambini – ha dichiarato il prelato – guardavano le loro case distrutte e se non fossero rom avrebbero già attivato gli psicologici e i medici. E’ veramente disumano che questo possa accadere nel 2018“.

Nel frattempo, a cura dell’Associazione Nazione Rom, è stato presentato in Prefettura un ricorso contro il Campidoglio chiedendo la sospensione dello sgombero e nel pomeriggio di giovedì 28 giugno una delegazione dei residenti nel River sarà ricevuta dal Capo di Gabinetto del Prefetto di Roma alle 15.30.

A supporto dell’iniziativa, decine di associazioni umanitarie manifesteranno in piazza del Campidoglio, a partire dalle 15, dove organizzeranno un flash-mob per chiedere al Comune di Roma “di lavorare a una radicale rivisitazione delle azioni previste dal Piano superamento dei campi nomadi” lanciato dalla sindaca Raggi lo scorso anno e che proprio sul River vedeva la sua prima prova del fuoco.

Trenta insegnanti scendono in campo

A valle della presa di posizione della Comunità di Sant’Egidio che ha lanciato un appello alla sindaca Raggi sostenendo che “distruggere i container senza offrire alternative praticabili peggiora solo la situazione e mette a rischio la scolarizzazione dei bambini che aveva funzionato tutto l’anno“ ed affermando che “i sigilli ai moduli abitativi effettuati davanti agli occhi dei numerosi bambini che per tutto l’anno scolastico hanno felicemente frequentato gli istituti della zona e senza offrire alternative praticabili per le loro famiglie, è un’azione miope che crea solo una nuova e immediata emergenza” ecco che trenta insegnanti dell’I.C. Largo Castelseprio di Labaro scendono a loro volta in campo.

Sono insegnanti che da anni lavorano con i bambini e i ragazzi residenti nel River che frequentano i plessi del Castelseprio, e che hanno voluto esprimere la loro forte preoccupazione per quanto sta accadendo al campo. Temono che “la scelta del Comune di procedere agli abbattimenti senza proporre alternative possa produrre una situazione di maggior caos e soprattutto di abbandono scolastico da parte dei ragazzi“.

Hanno quindi deciso di scrivere una lettera aperta con la quale vogliono far sentire la loro voce alle istituzioni.

Siamo docenti ed ex docenti dell’I.C. Largo Castelseprio, a Labaro, scuola che da anni accoglie bambini e ragazzi provenienti dal Campo “River” a Prima Porta. Da tempo lavoriamo, con impegno e dedizione, al processo di scolarizzazione, integrazione e socializzazione dei nostri alunni che vivono nel campo. Si tratta di un lavoro complesso, pieno di difficoltà ed ostacoli, segnato anche da battute di arresto e fallimenti (ma quale docente non incontra tali problemi sul suo cammino?) ma, ne siamo molto contenti, anche da diversi successi formativi e culturali. Diversi alunni del nostro istituto, residenti nel campo, nel corso degli anni hanno proseguito con successo gli studi, ben oltre la scuola dell’obbligo, giungendo in alcuni casi perfino alla laurea”.

“I successi di cui andiamo “orgogliosi”, inoltre, non sono esclusivamente legati ai risultati scolastici dei ragazzi ma al faticoso processo di inclusione che spesso riusciamo ad offrire loro. Nelle nostre scuole sono passate, negli anni, intere famiglie di alunni residenti al campo River, contenti di come sono stati accolti e seguiti durante tutto il percorso scolastico, grazie anche alle iniziative di lotta contro la dispersione scolastica che lo stesso Miur ha finanziato”.

“Tutto questo lungo lavoro, che ha richiesto impegno, costanza, capacità di mettersi in gioco e di superare le, pur sempre presenti, difficoltà comunicative legate a differenze culturali evidenti, rischia di essere vanificato dallo sgombero, senza alternative credibili, che le famiglie dei nostri alunni stanno subendo in queste settimane. Già durante l’anno scolastico appena concluso, abbiamo constatato come la situazione di allarme e precarietà crescente che si viveva nel Campo, destinato alla chiusura, ha allontanato molti ragazzi dalla scuola vanificando il faticoso lavoro, loro e nostro, degli anni precedenti”.

“Lo sgombero definitivo del campo, senza che moltissime famiglie abbiano potuto trovare soluzioni alternative in una zona dove, peraltro, risiedono da anni, allontanerà definitivamente questi ragazzi dalla scuola, ricacciandoli nell’invisibilità e nell’ignoranza. Non spetta a noi trovare soluzioni amministrative relative ai dettagli legali della vicenda, ma siamo convinti che spetti a noi segnalare i rischi e la dispersione di esperienze, impegno ed energia, che la situazione attuale sta determinando”.

“Come educatori abbiamo il dovere di difendere il diritto all’istruzione di tutti i nostri ragazzi, perché, come scriveva Don Milani: “Se si perdono i ragazzi più difficili, la scuola non è più scuola. E’ un ospedale che cura i sani e respinge i malati”.

La lettera è firmata da Valentina Bellini, Carmen Brancatelli, Patrizia Casagrande, Ileana Conte, Alice Croce, Valentina D’Amico, Flavia D’Angeli, Giulia David, Lina De Salvo, Piera Diaco, Tatiana Di Dio, Clementina Fontanella, Daniela Gizzi, Isabella Macarini, Chiara Monti, Michela Orazi, Giuseppina Pandini, Manuela Pattarini, Annalisa Penzo, Ornella Piani, Patrizia Pierini, Antonietta Raimo, Roberta Rossi, Andrea Santilli, Veronica Pulvirenti, Daniela Severino, Pompea Tretola, Carmelina Urso, Emanuela Viggiano, Rachele Vittoria.

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3 COMMENTI

  1. Scusate ma a queste famiglie sono state fatte delle proposte di interventi assistenziali e le hanno rifiutate per vivere nel degrado. Dobbiamo ancora permettere che questi bambini vivano nel ghetto e nel degrado? Dobbiamo ancora acconsentire a forme di assistenzialismo becero e retrogrado? Io.li vedo quei bambini e come i.nostri figli hanno.il diritto di vivere.in.una casa e in condizioni dignitose. Basta con queste forme di accettazione incondizionate, basta con il relativismo culturale che non restituisce dignita alle persone e alle famiglie. Bisogna lavorare sull’ empowerment di queste giovanissime coppie, assolutamente in grado , come altre hanno fatto di trovare.un lavoro , una casa e crescere i.propri figli con serenità. In.Italia se una famiglia.non è.in grado di garantire sicurezza e benessere ai.propri figli subentra l’intervento del tribunale dei minori e non di personaggi con interessi propri che spingono.queste famiglie a rifiutare gli aiuti perche è questo che accade a tenuta. Un campo rom non si chiude in.due giorni, non basra togliere i container è disumano,ma allo.stesso tempo non cadiamo nell’ errore di considerarli zingari, inferiori ad una coppia italiana, non in grado di vivere dignitosamente perché cosi sono.abituati….non è cosi. Il campo va CHIUSO, le famiglie hanno.diritto e la responsabilità di scegliere gli.aiuti proposti che ritengono piu idonei alla propria situazione familiare. Mi.auguro che smettano di ascoltare chi sulla loro pelle gioca per interessi personali.

  2. Ad alcune famiglie, (non tutte) sono stati stati proposti aiuti finanziari per cercare casa in affitto. Peccato che nessuno voglia affittare loro una casa, anche perché non hanno le garanzie (buste paga) da fornire e i sussidi del comune comunque sarebbero molto inferiori al canone. Era stato proposto al Comune di firmare direttamente i contratti d’affitto ma non hanno acconsentito. I campi sono una mostruosità, inventata però dalle “nostre” amministrazioni da Veltroni ad Alemanno. Ora però, sgomberarli senza alternativa, significa passare dai campi “legali” alle baracche sotto i ponti della Flaminia. Questo è ciò che accadrà.

  3. Mi scusi, le “proposte di interventi assistenziali” a quanto si è potuto capire dai giornali, erano:
    1) un sostegno limitato ad un anno per pagare un affitto, ma senza garanzia del Comune nessuno ha voluto affittare una casa ad un rom
    2) nell’imminenza dello sgombero hanno proposto case famiglia per madri e bambini piccoli, mentre i padri sarebbero rimasti separati dalla famiglia e probabilmente per strada.
    Proprio perché non sono inferiori ad una coppia italiana, hanno avuto lo stesso timore che avrei avuto anche io a smembrare la famiglia.
    Mi sembra molto condivisibile la lettera degli insegnanti, che tanto hanno lavorato per l’integrazione, e che vedono andrà in fumo gli sforzi per cambiare un destino di marginalità.
    Io sto con le famiglie. Io sto con gli insegnanti. Spero che vengano ascoltati e che si cerchino strade costruttive.

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