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No, il campo nomadi River non chiude. Almeno per ora

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La situazione è fluida, le novità arriveranno probabilmente nel corso della trasmissione del TGR Lazio “Buongiorno Regione” in onda venerdì 29 settembre su Rai3“.  Così avevamo chiuso la cronaca di ieri, e così è stato: la novità è che il campo nomadi River di via Tenuta Piccirilli, sulla Tiberina, non chiude “fisicamente”, almeno per ora.

Si chiude un contratto, non il campo

Nonostante che il termine “chiusura” sia stato abbondantemente usato negli ultimi mesi dalla comunicazione capitolina causando qualche equivoco lessicale, a chiudersi definitivamente sabato 30 settembre  sarà solo il rapporto contrattuale con il gestore del campo, la cooperativa Isola Verde, che entro domani dovrà “liberare da persone e cose” i moduli abitativi di proprietà del Comune, quasi i tre quarti del totale.

La novità è dunque di questa mattina e ad annunciarla è stato il presidente del XV Municipio, Stefano Simonelli, nel corso della diretta di Buongiorno Regione.

Alla domanda della giornalista Rossella SantilliChiude o non chiude questo campo da domani?” la sua risposta è stata secca: “dal 30 settembre si chiude il rapporto contrattuale con Isola Verde ma il campo non chiude“.

E quindi? “Nel frattempo – ha aggiunto Simonelli – continuano le attività previste dal piano di superamento dei campi rom iniziate tre mesi fa con l’obiettivo di portare i 420 residenti del River verso una soluzione alloggiativa diversa“.

Sulle 94 famiglie presenti nel campo, dopo gli accertamenti fiscali, 23 non sono risultate idonee ad accedere alle facilitazioni previste dal piano che consistono, in sintesi, in un contributo fino ad 800 euro al mese per due anni in presenza di un contratto di affitto sottoscritto. Queste 23 dovranno lasciare il campo quanto prima.

61 invece i nuclei ritenuti idonei ad accedere ai programmi del piano e che ora, per ottenere il contributo, dovranno mettersi alla ricerca di un alloggio. Uno di questi, ci è stato riferito, ha già raggiunto l’obiettivo in queste ore.

L’annunciata “chiusura” del River sarà quindi morbida, diluita nell’arco dei prossimi mesi e si concluderà fisicamente quando l’ultima delle famiglie avrà trovato casa.

Un processo lungo, difficile, che ha indotto la Giunta Raggi a varare una delibera datata 15 settembre nella quale si riconosce “l’obiettiva difficoltà di accesso al mercato immobiliare per le persone rientranti in fasce sociali deboli e vulnerabili, non sempre riconducibile a motivazioni afferenti alla solvibilità del soggetto; tale difficoltà, nel caso del Villaggio Camping River, è ulteriormente aggravata dallo strettissimo lasso temporale a disposizione delle persone interessate per il reperimento di soluzioni alloggiative per la fuoriuscita dal campo entro, improrogabilmente, il 30.9.2017“.

Lasso di tempo nel quale, come ci è stato riferito, la cooperativa Isola Verde avrebbe dovuto materialmente adoperarsi a favore dei suoi ospiti raccogliendo la documentazione, mettendoli in contatto con gli uffici comunali, aiutandoli fisicamente a contattare agenzie immobiliari. Insomma ad avviare il processo di inclusione.

Un servizio per il quale era stato pattuito un compenso di 150mila euro ma che “non è stato reso, o se lo è stato è solo parziale” ci vien detto da chi è addentro alla questione.

In virtù di questo e di altri problemi, la Giunta Raggi ha ritenuto necessario predisporre a favore degli ospiti del River ammessi all’erogazione del contributo (quindi i 61 nuclei familiari), “ulteriori misure atte a favorire la migliore riuscita degli interventi, mediante l’utilizzo di strumenti maggiormente flessibili che consentano il graduale inserimento dei soggetti in civili abitazioni; a tal fine è opportuno prevedere la possibilità…di poter utilizzare le misure di sostegno all’inclusione abitativa anche per l’accesso a strutture ricettive dirette all’ospitalità temporanea… in alternativa alla locazione di immobili di civile abitazione o di moduli abitativi, per il tempo strettamente necessario al reperimento di alloggi sul mercato libero e per la durata massima di mesi 6, a decorrere dal 30.09.2017 e fino al 31.03.2018“.

In sintesi, pur di lasciare il River, i 64 nuclei potranno da subito trovare alloggio in residence, alberghi o campeggi ricevendo comunque il contributo economico. Ma questa soluzione di transizione non potrà andare oltre il 31 marzo del 2018. Entro quella data dovranno aver trovato una casa.

Cercare casa, mission (quasi) impossible

Già, ma come trovarla? Gli ostacoli sono facilmente prevedibili e senza un aiuto e senza garanzie è ben difficile che la domanda possa sposarsi con l’offerta.

E in difetto di quanto doveva esser fatto dalla cooperativa saranno quindi gli uffici comunali a dare una mano. Pur precisando che la ricerca (sia della soluzione provvisoria in strutture ricettive dirette all’ospitalità temporanea, sia di un tetto nel senso classico della parola) dovrà essere svolta in totale autonomia da ogni singola persona interessata, il presidente Simonelli ha dato la sua parola. “Se serve – ha detto stamani a chi lo pressava da vicino – vi accompagnerò personalmente per garantire al locatario o all’agenzia che alle vostre spalle c’è l’amministrazione“.

Possiamo dare anche garanzie fidejussorie” ha poi aggiunto la responsabile dell’Ufficio di Scopo capitolino precisando però che l’amministrazione non potrà mai svolgere il ruolo di intermediazione immobiliare ma solo quello di facilitatore, ad esempio facendosi parte attiva nei riguardi di associazioni di categoria quali, ad esempio, Uppi e Ferderalberghi, per rendere nota la presenza di una significativa domanda alloggiativa.

E a dare una mano è scesa in campo anche l’Ambasciata della Romania. Nella giornata di ieri l’ambasciatore ha fatto visita alla comunità romena del campo (circa il 40% della totalità) per dare sostegno alle’iniziativa mentre nelle ore successive ha fatto pervenire un elenco di posti di lavoro disponibili nei vari paesi europei.

Sono preoccupati: “cosa succederà da domani?”

Nelle diverse ore trascorse nel campo abbiamo registrato in modo altalenante fiducia, scetticismo e preoccupazione per domani.

Nell’immediato, sono tutti preoccupati dal fatto che senza la presenza della cooperativa il campo possa diventare terra di nessuno e che i moduli abitativi liberi vengano subito occupati da estranei alla loro comunità, ormai consolidata da anni.

Preoccupati anche dal fatto che, stando a quanto detto da un’esponente di Isola Verde, da dopodomani non ci saranno più acqua e luce in quanto “le utenze sono intestate alla cooperativa“.

Per fugare il primo dubbio, già da oggi è stata avviata la rimozione dei nuclei abitativi vuoti di proprietà del Comune.
Per fugare il secondo, i rappresentanti dell’amministrazione hanno confermato che le utenze sono pagate dal Campidoglio e che quindi nessuno le staccherà. Così come continuerà ad essere operativo il servizio di scuola-bus.

Preoccupazione e fiducia anche da parte dei residenti di via Tenuta Piccirilli. A nome del “Comitato via Tiberina”, Anna Rita Pongetti ha infatti dichiarato: “bene, mi pare che lo scenario sia in evoluzione. Dobbiamo però dire che è importante che non si passi da un campo gestito a una situazione di abusivismo. Va creata una situazione che sia volta a salvaguardare i diritti degli ospiti del campo ma anche dei residenti che vivono nei dintorni“.

Lo scetticismo si riassume invece nelle parole di un uomo: “Ho nove figli, lavoro di tanto in tanto, ma chi me la dà una casa? Quando dico che provengo da un campo nomadi tutti si girano dall’altra parte.

La vera scommessa

Ecco, questa la vera scommessa sulla quale l’amministrazione pentastellata si gioca immagine e credibilità. Superare e chiudere fisicamente i campi nomadi di Roma senza mettere per strada chi ci vive fisicamente è un’impresa ardua, soprattutto se lo si vuole fare in pochissimi mesi come nel caso del River.

E’ anche per questo che da parte del Campidoglio sono state messe in campo le migliori professionalità presenti nel Dipartimento alle Politiche Sociali creando l’Ufficio di Scopo composto da persone di provata e decennale esperienza nel campo del sociale.

Ma è una vera scommessa anche per il  XV Municipio, per Simonelli e la sua giunta: la chiusura definitiva del River in pochi mesi (e poi un’eventuale trasformazione dell’area a scopi sociali o sportivi in accordo con la proprietà) è il grande, forse il più importante banco di prova delle capacità di governo locale.

Claudio Cafasso

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