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Chiude o non chiude il campo nomadi River?

river via tiberina

Mobilitazione delle famiglie rom del campo nomadi River che si sono riunite questa mattina davanti ai cancelli della struttura di via Tenuta Piccirilli, sulla Tiberina, a meno di 48 ore dalla prevista chiusura definitiva della stessa.

Volevano portare la loro protesta con un corteo sotto le finestre della sindaca Virginia Raggi ma la manifestazione non si è tenuta, pare che non sia arrivato l’ok della Questura. Corteo o no, gli ospiti del River sono scesi ugualmente in strada preoccupati dal fatto che sabato 30 settembre quell’area deve essere sgomberata e loro, così dicono, non sanno dove andare.

Alla base della protesta il piano di superamento dei campi rom voluto della sindaca Raggi che prevede che le 430 persone ospiti del campo trovino un alloggio esterno con un contributo economico, a chi spetta, da parte del Campidoglio.

A farsi portavoce della protesta Marcello Zuinisi, presidente dell’Associazione Nazione Rom, dichiarando che il Comune ha comunicato alla Cooperativa Isola Verde, che da 12 anni gestisce il campo, che da domenica 1 ottobre “tutti moduli abitativi verranno restituiti alla cooperativa nonostante che le persone non sappiano dove andare“.

Chiediamo una proroga ufficiale della scadenza in quanto nessuna delle famiglie ha trovato una soluzione abitativa alternativa” ha detto Zuinisi ai microfoni del TGR Lazio mentre allo stesso TG, il presidente del XV Municipio, Stefano Simonelli,ha fatto sapere che “delle 94 famiglie presenti nel campo 10 sono state considerate sensibili e prese già in carico dal Comune, altre 61 rientrano nel piano mentre per le rimanenti 23 non c’è alcuna soluzione condivisa“, in soldoni, se si rifiuteranno di liberare i container, saranno considerati occupanti abusivi.

Cambia lo scenario

Come un classico coup de théâtre la svolta è arrivata con la pubblicazione sul sito capitolino della delibera di Giunta del 15 settembre nella quale si ammette che “è stata riscontrata l’obiettiva difficoltà di accesso al mercato immobiliare per le persone rientranti in fasce sociali deboli e vulnerabili, non sempre riconducibile a motivazioni afferenti alla solvibilità del soggetto; tale difficoltà, nel caso del Villaggio Camping River, è ulteriormente aggravata dallo strettissimo lasso temporale a disposizione delle persone interessate per il reperimento di soluzioni alloggiative per la fuoriuscita dal campo entro, improrogabilmente, il 30.9.2017“.

Nella sostanza, il piano di superamento dei campi sta evidenziando limiti oggettivi proprio sul pilot rappresentato dal River che in termini temporali ha scavalcato la chiusura di quelli più a rischio, La Barbuta e La Monachina.

Per superare questi limiti, la delibera di Giunta prevede quindi che si rende necessario “predisporre in favore degli ospiti del Camping River, ammessi all’erogazione del contributo a sostegno dell’abitare, ulteriori misure atte a favorire la migliore riuscita degli interventi, mediante l’utilizzo di strumenti maggiormente flessibili che consentano il graduale inserimento dei soggetti in civili abitazioni; a tal fine, per le motivazioni sopra esposte, è opportuno prevedere la possibilità – esclusivamente per gli ospiti censiti nel Villaggio Camping River – di poter utilizzare le misure di sostegno all’inclusione abitativa anche per l’accesso a strutture ricettive dirette all’ospitalità temporanea, regolarmente autorizzate, in alternativa alla locazione di immobili di civile abitazione o di moduli abitativi, per il tempo strettamente necessario al reperimento di alloggi sul mercato libero e per la durata massima di mesi 6, a decorrere dal 30.09.2017, data prevista per la chiusura del villaggio e fino al 31.03.2018“.

In sintesi, alla luce del fatto che nessuna o quasi delle 94 famiglie del River ha potuto sottoscrivere un contratto di affitto (non avendo nè referenze nè disponibilità economica) e tanto meno un IBAN (quale banca aprirebbe loro un conto?) da comunicare al Comune per avere il contributo, accadrà che “le misure di sostegno” previste dal piano saranno utilizzate per l’affitto o l’acquisto di camper e roulotte (i “moduli abitativi“) per consentir loro di poter continuare a vivere temporaneamente in una  delle “strutture ricettive dirette all’ospitalità temporanea“.

E se il River cambiasse nome?

Ed ecco il tocco di bacchetta magica, anticipato a chiare lettere da Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio, prima su facebook e poi sulle pagine del Fatto Quotidiano di oggi.

stasolla-su-FBIl River potrebbe cambiar nome e definizione: da campo nomadi, o meglio da villaggio attrezzato, a struttura ricettiva per ospitalità temporanea. E quindi le 71 famiglie rientranti nelle disposizioni del piano potrebbero restare nella stessa struttura per altri sei mesi.

Contenti loro, contento il Campidoglio che sposta il problema nel tempo a marzo 2018, meno contenti di certo i residenti di via Tenuta Piccirilli che tramite l’omonimo comitato da dodici anni stavano denunciando gli enormi disagi patiti a causa dell’ingombrante presenza e che a meno di 48 ore dalla chiusura del campo avevano iniziato a tirare un sospiro di sollievo.

Situazione fluida

Il modo in cui l’Amministrazione Comunale sta aggirando la questione, assume i contorni della mistificazione – commenta Carlo Stasolla in una nota – nei confronti delle famiglie rom del Camping River in primis, ma anche verso tutti coloro che avevano creduto in un reale superamento del “campo” attraverso un regolare processo di inclusione. “Villaggio attrezzato o “struttura ricettiva temporanea”: cambia il nome ma non la sostanza. Resta poi un nodo fondamentale da sciogliere: quale sarà il destino di queste famiglie allo scadere dei 6 mesi stabiliti nella Delibera visto che il denaro destinato alla loro inclusione sarà interamente speso per la loro accoglienza?

Ma la situazione è ancora fluida e da qui a sabato 30 settembre tutto potrebbe accadere. E’ probabile che altre novità arrivino nella diretta della rubrica “Buongiorno Regione” del TGR Lazio che andrà in onda domani, venerdì 29 settembre, dalle 7.30 alle 8 su Rai3.

Claudio Cafasso

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