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Tomba di Nerone, degrado al posto del ‘nuovo’ giardino Caduti sul Fronte Russo

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Neppure il Tenente Giovanni  Drogo, l’interprete del romanzo “Il deserto dei tartari”, ha aspettato così tanto quanto i residenti di Tomba di Nerone hanno aspettato la sistemazione del giardino intitolato alla memoria dei Caduti sul Fronte Russo. Sistemazione peraltro avviata e mai conclusa.

Dopo l’annuncio, risalente a dicembre 2017, di un bel progetto di riqualificazione presentato dal XV Municipio e che, finanziato con fondi regionali, municipali e privati, prevedeva la recinzione perimetrale, la bonifica ambientale, la creazione di un orto didattico con piante officinali e l’installazione  di nuove panchine e cestini, ad oggi quel che s’è visto è stata la realizzazione di una cancellata in ferro e la rimozione dei vecchi giochi per bambini mentre tutto il resto è ancora di là da venire.

Dal momento che tutti i romani sono abituati ai tempi biblici della pubblica amministrazione in realtà nessuno si meraviglia più né tantomeno fa riferimento ad un “modello Genova” che rimane solo una utopia. Resta però il fatto che anche se un’opera pubblica non viene portata a termine in tempi decenti quanto meno  la manutenzione, la pulizia, la rimozione dei rifiuti, almeno quella, dovrebbe funzionare. E invece no: niente giardino e niente pulizia.

I giardini di Tomba di Nerone, segregati da una  cancellata metallica aperta solo in occasione della ricorrenza annuale della battaglia di Nicolajevka, oggi sono più simili ad una piccola discarica che ad un cantiere.

Qualcuno potrebbe addossare la colpa alla famiglia di cinghiali che da tempo vi vive in pianta stabile come se la presenza di questi selvatici suidi sia una cosa del tutto normale; nella realtà, cinghiali a parte, tutta l’area dopo la realizzazione della recinzione è in uno stato di completo abbandono con piante e erbacce che raggiungono l’altezza di un metro.

E poi alberi spezzati o schiantati in terra, reti rugginose, bidoni dei rifiuti divelti e un tappeto di immondizia che ha tracimato e si è riversata anche sul marciapiede.

Nessuno ha pensato bene che forse quell’area andava periodicamente pulita (in realtà non lo si faceva neppure prima) come nessuno ha pensato bene di spiegare ai cittadini, magari con un semplice cartello, cosa stia succedendo in quell’area e perché un pregevole monumento venga lasciato in quello stato.

Perfino le due belle piante di bosso messe ai lati del Monumento  con la colonna in marmo spezzata, si sono seccate per la mancanza d’acqua; l’ennesimo atto di una sciatteria che regna sovrana nelle aree verdi della capitale.

Chi si ferma oggi ai margini del giardino lo fa per osservare i grossi cinghiali dormire all’ombra del monumento funebre a Vibio Mariano caduto, dopo anni di trascuratezza e indifferenza, nel dimenticatoio; forse saranno felici gli animalisti. Un po’ meno lo dovrebbero essere i nostri amministratori.

Francesco Gargaglia

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