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Ma quanti altri ragazzi devono ancora morire su Corso Francia?

corso francia
Galvanica Bruni

Ma quanti ragazzi devono ancora morire per risolvere il problema Corso Francia?”. Lo ha scritto una mamma.

E’ solo uno delle centinaia e centinaia di commenti con i quali adulti e giovani hanno espresso sui social il loro dolore e la vicinanza alla famiglia di Mattia Nicholas Liguori, studente di 17 anni, travolto nella notte tra mercoledì 1 e giovedì 2 ottobre a Corso Francia quando- di ritorno dalla manifestazione pro-Pal e Flotilla e diretto verso casa in sella a una bicicletta – è stato colpito in pieno da una Volkswagen Golf guidata da un ragazzo italiano di 20 anni.

L’impatto è stato violentissimo. Immediati i soccorsi: Mattia è stato trasportato d’urgenza al Policlinico Gemelli, dove è morto poche ore dopo per le gravi ferite riportate. L’automobilista si è fermato per prestare assistenza e i successivi accertamenti su alcol e droga sono risultati negativi. La Polizia Locale di Roma sta ricostruendo l’incidente avvalendosi anche delle immagini delle telecamere presenti sul luogo.

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Non è ancora chiaro se uno dei due sia passato col rosso, non è stata ancora accertata la velocità dell’auto. Ma un fatto è certo: in quel breve tratto di Corso Francia all’altezza del civico 115, incrocio con via Flaminia, l’incidente mortale è sempre dietro l’angolo.

Vi persero la vita nel dicembre del 2019 le sedicenni  Gaia Romagnoli e Camilla Von Freymann, tre giorni fa Mattia Nicholas Liguori, 18 anni non ancora compiuti. Senza dimenticare Leonardo Lamma, 19 anni, morto nel 2022 qualche metro prima di quell’incrocio a causa del manto stradale dissestato tanto che cinque persone sono indagate e rischiano il processo.

Ma quanti ragazzi devono ancora morire per risolvere il problema Corso Francia?” Non c’è domanda più drammatica di questa.

Sistemare Corso Francia per prevenire altre tragedie

Sistemare Corso Francia per prevenire altre tragedie” è il titolo di una petizione online che in sole 48 ore ha raggiunto quasi seimila firme. È stata lanciata da una amica di Mattia sulla piattaforma ‘change.org’ (clicca qui).

Nella stessa si legge: “Chiediamo alle autorità competenti del Comune di Roma di intervenire immediatamente per migliorare questo tratto di strada. Proponiamo l’installazione di semafori più visibili, l’adozione di attraversamenti pedonali illuminati e ben segnalati, e una revisione complessiva della viabilità per ridurre la velocità degli autoveicoli in quel tratto. È cruciale attuare queste misure per prevenire ulteriori perdite di vite innocenti”.

Già, “una revisione complessiva della viabilità per ridurre la velocità degli autoveicoli in quel tratto”. Sono anni che viene chiesta. Anni che i residenti, i comitati cittadini locali, la stampa chiedono provvedimenti affinché quell’arteria sulla quale scorrono ogni giorno migliaia di auto non sia percorsa come la pista di Vallelunga.

Ma poco o niente è stato fatto. Non c’è neanche un autovelox, tanto per dire. Eppure, solo un mese fa il Campidoglio ha annunciato di volerne installare nel prossimo anno altri sessanta, di cui i primi sull’Olimpica, fra la Salaria e Tor di Quinto. Olimpica, non Corso Francia.

Su Corso Francia, nonostante il limite di 50 km, si corre da sempre. Si sfreccia, si bruciano i semafori. Il sabato sera sull’omonimo viadotto non è raro vedere auto che procedono a velocità elevate, anche superiori a 100 chilometri orari, o che addirittura lo percorrono tutto contromano, come accaduto nell’aprile del 2023. Non è raro assistere a questi episodi mentre è raro vedere di notte forze dell’ordine pronte a stroncarli. Eppure può bastare un nulla per causare una tragedia.

E non è stata nemmeno la tragica morte di Gaia e Camilla a far prendere provvedimenti seri, a indurre le istituzioni a effettuare “una revisione complessiva della viabilità per ridurre la velocità degli autoveicoli in quel tratto”. La sola cosa fatta è stato installare qualche metro di new jersey in cemento con sopra una inutile rete pollaio.

Eppure, sul tavolo per la sicurezza di Corso Francia convocato in Campidoglio nel febbraio del 2020, furono analizzate tante ipotesi di lavoro, compresa la possibile realizzazione di un ponte pedonale fra Vigna Clara e Fleming.

A indicare questa soluzione, in una lettera inviata al Corriere della Sera, fu la mamma di Gaia, Gabriella Saracino, con altre novanta persone chiedono al Campidoglio un ponte sopraelevato da costruire proprio nel punto di Corso Francia in cui le due ragazze persero la vita. Lo stesso punto in cui Mattia è stato travolto poche notti fa.

Tutti noi abitanti della zona sappiamo bene che, anche guidati da un rapidissimo semaforo, anche sulle strisce, attraversare in quel punto è di una pericolosità estrema” scrissero nella lettera che finì in qualche cassetto e lì rimase.

Il French Bridge di Corso Francia

L’idea di un ponte pedonale su Corso Francia non era nuova: già nel 2013 era stato presentato un progetto di un attraversamento sopra elevato che nelle intenzioni voleva azzerare il rischio di incidenti per i pedoni.

French Bridge, era questo il nome del progetto che, come si legge nell’articolo pubblicato dal nostro giornale in esclusiva nel 2013 (leggi qui), fu commissionato dall’ex Sindaco di Roma Gianni Alemanno allo studio di architettura & design Officinaleonardo.

L’idea prevedeva la costruzione di un ponte che avrebbe collegato Largo Ronciglione, piazzale da cui parte la scalinata che congiunge Corso Francia a Vigna Clara, ad un’area verde sul lato opposto, realizzata appositamente all’interno degli ampi giardini dell’istituto “Gesù e Maria” che avrebbe ceduto alla pubblica amministrazione una porzione di questi.

Poteva piacere o non piacere, potevano essere cambiati i due estremi, poteva essere posizionato più a valle, poteva essere oggetto di maggior studio dall’allora sindaco Alemanno. E se non da lui, dai suoi successori. E invece anche questo progetto è finito sotto le ragnatele.

E allora torniamo a chiederci, come ha fatto una mamma su Facebook: “Ma quanti ragazzi devono ancora morire per risolvere il problema Corso Francia?”

Claudio Cafasso

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9 COMMENTI

  1. Frequento una palestra in cui la cyclette è posta davanti a grandi finestroni che affacciano su Corso di Francia, e mentre pedalo posso osservare cosa accade su quella strada. Di giorno le auto sono obbligate ad andare a velocità contenuta, anche se non manca qualche giaguaro del volante. Alcuni ciclisti /motociclisti / monopattinisti fanno quello che vogliono, compreso il non rispettare un semaforo rosso per inserirsi sul Corso, provenendo dalla complanare che inizia dall’incrocio Vigna Stelluti. Osservato anche qualche pedone che attraversa al di fuori delle strisce pedonali regolate da semaforo (dal mio punto di osservazione ce ne sono due, distanti fra loro circa m. 200).
    Ogni tanto percorro quella strada di sera, e ad andare a kmh/ 50 si corre il rischio di ricevere qualche insulto, sperando di non essere tamponati.
    Occorerebbe una costante presenza della Polizia Municipale, ma con questo auspicio si entra nel mondo dei sogni.

    • Ma è tanto complicato posizionare uno o due autovelox? Nella galleria che porta al Gemelli da quando c’è il tutor le macchine effettivamente vanno meno veloci di prima. Per quel che riguarda il French Bridge poi, non vedo perchè si dovrebbero spendere milioni di euro per collegare la zona con via Ronciglione dove abitano pochi residenti e non ci sono negozi.

  2. Giustissima osservazione la Sua: ” ad andare a kmh/ 50 si corre il rischio di ricevere qualche insulto, sperando di non essere tamponati”.

  3. C’è una diffusissima mancanza di “qualità” della guida: troppe patenti date a persone incapaci ed imprudenti, e non è (solo) una questione di età. Difronte a questi comportamenti a dir poco “a rischio”, la velocità diventa un fattore importante nel determinare esiti tragici per incidenti evitabili. I semafori ci sono e si vedono, ma si rispettano? Un primissimo semplice provvedimento dovrebbe essere quello di aumentare l’illuminazione della sede stradale e degli attraversamenti pedonali.

  4. Percorro tutti i giorni quella strada e il problema principale è che al semaforo di corso francia (direzione flaminia), quello dove sono i vigili e nello specifico l’edicola, si parcheggia sempre una fila di macchine che crea un restringimento di qualche metro (fino al benzinaio IP) da tre a due corsie, creando sempre una situazione di alto rischio per ciclisti e motorini che zigzaggano e che con restringimento di carreggiata finiscono per sbattere contro le macchine.
    Non capisco perchè i vigili, che sono a mezzo metro di distanza, continuano a lasciar parcheggiate le macchine sulla corsia tra il semaforo e l’agenzia immobiliare (fronte OVS ed edicola).
    Già levando quelle 4 auto di numero si renderebbe più sicuro quel tratto

  5. La sera si crea una favolosa alchimia:
    1) passano poche auto e sono veloci
    2) come osservava Vanni in un altro commento se vai a 50 ti menano
    3) i pedoni monopattini e affini a volte non attendono il semaforo perché dura e molto e attraversano col rosso (9 su 10 sono i pischelli che tornano dalla serata a Ponte Milvio)

    In tutta franchezza in auto non é istintivo rispettare i 50 eppure quando attraverso a piedi la sera ho paura anche col verde perché da pedone la percezione é quella di attraversa un’autostrada.

    In pratica si tende a correre con l’auto e a spaventarsi a piedi.
    Muoiono i pischelli perché non hanno la capacitá di valutare il rischio e infatti negli incidenti mortali occorsi anche i guidatori erano sempre giovani.

    O mettono il famoso ponte per i pedoni o, piú economico ed educativo, l’autovelox fisso che nella galleria Giovanni ha funzionato egregiamente.
    A 22 anni (oggi ne ho 45) mi levarono la patente per 30gg. e un bel po’ di soldi proprio su corso francia con un bel velox subito dopo Giorgione e ancora me lo ricordo.

  6. Abito a CorsoFrancia da circa sessant’anni ed almeno 50 sento parlare di questo mitico ponte pedonale che dovrebbe congiungere via Ronciglione o via di Vigna Stelluti al lato opposto ! Non so quali straordinari ostacoli incontri questo progetto fatto sta che è inutile perseguirlo… Se piuttosto se guidasse con maggiore senso di responsabilità senza guardare continuamente il cellulare per non perdersi un like a un messaggino e se in moto si evitasse di zigzagare a velocità supersonica fra le auto per arrivare prima ….forse gli incidenti non ci sarebbero ! e se si stanno moltiplicando non soltanto a CorsoFrancia ma su tutte le strade di Roma é non é tanto colpa delle strade quanto delle persone purtroppo !

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