Home CRONACA Ponte Flaminio: un cartello che non fa paura a nessuno

Ponte Flaminio: un cartello che non fa paura a nessuno

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Ponte Flaminio si sa è una “lavagna”: chi si annoia o sente l’urgenza di esternare le sue delusioni d’amore, armato di un pennarello o di una spray, da sfogo alla sua frustrazione imbrattando il ponte. E lo fa in barba ad un cartello che, col classico lessico burocratrese, vieta “severamente” di imbrattare o deturpare le superfici del ponte minacciando una denuncia che compoterebbe un anno di galera o un’ammenda di almeno 2mila euro.

Denuncia che ad esempio si prese una quasi diciottenne qualche mese fa per aver scritto col pennarello nero sui marmi del Ponte “Mi manchi ogni giorno, ho tentato di dimenticarti ma non posso…”. Pizzicata dalla Polizia Locale ancora intenta a vergare parole d’amore, fu infatti denunciata per imbrattamento e danneggiamento di un bene storico.

Ma come una rondine non fa primavera anche una singola multa non fa testo e non fa paura a nessuno. Proprio come il cartello, altrimenti l’egregia opera del Brasini non sarebbe nelle condizioni in cui versa da anni.

Ma Ponte Flaminio, oltre ad essere la lavagna di perditempo e vandali,  è anche una gigantesca pattumiera che da anni raccoglie rifiuti di ogni genere: in fin dei conti le scritte demenziali che sfregiano il marmo non sono altro che la parte più visibile.

Bisogna lasciare l’auto e percorrere a piedi  il ponte avanti e indietro e salire e scendere le ampie gradinate per capire qual è lo stato di degrado in cui versa; forse non sarà il più bello dei ponti di Roma ma i suoi alti fanali, le aquile imperiali e le lupe che allattano i gemelli meriterebbero maggior cura e attenzione.

Quando qualche settimana fa il Comune di Roma ha comunicato l’inizio dei lavori di pulitura all’interno dei parchi, lo ha fatto con lo stesso entusiasmo con cui gli Alleati annunciarono il D-Day. Peccato che altrettanto slancio non sia stato dedicato anche a Ponte Flaminio dove se non le scritte nemmeno le erbacce sono state tolte.

Lo spettacolo che si mostra a chi decide di percorrere il ponte a piedi è a dir poco miserevole; allo sconcio delle scritte che sporcano i marmi da anni (lo testimoniano le date, sotto alcune c’è scritto 2016),  si aggiunge la trascuratezza della mancata manutenzione.

In alcuni punti il travertino anziché essere bianco è nero; per non parlare poi dei rifiuti accumulati negli angoli, sulle scale e nelle vasche.

I grandi vasconi alla base del ponte sono ricolmi di sporcizia e di canne palustri marcite; in più punti le lastre di marmo sono venute giù frantumandosi sul terreno. Per non parlare delle baracche realizzate sotto la prima arcata e ben visibili affanciandosi da Viale Tor di Quinto. Sono anni che stanno lì in mezzo a cumuli di rifiuti.

Ora che ci si attardi nella rimozione di una qualche piccola discarica nata tra la vegetazione o all’interno di aree poco frequentate ci potrebbe pure stare ma che si lasci allo sbando Ponte Flaminio no, non va proprio bene. E’ alla mercé dei vandali senza un minimo di controllo e che si pensi di tutelarlo mettendo un minuscolo cartello che minaccia “severamente” improbabili sanzioni è la soluzione meno efficace che si poteva trovare.

Francesco Gargaglia

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