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Rifiuti e giacigli nelle viscere di Ponte Flaminio

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Percorso ogni giorno da centinaia e centinaia di auto, vittima abituale dei graffitari ch si scatenano sul bianco travertino, Ponte Flaminio  nasconde nelle sue viscere un incredibile ammasso di rifiuti. Sì, proprio al suo interno.

Divieto di accesso alle persone non autorizzate” dicono i cartelli sconfessati però dai lucchetti aperti.
Cartelli apposti sulle porte situate sotto le statue della Lupa capitolina, che aprono e chiudono il tratto, e sugli ingressi a ridosso del Lungotevere, lato Villaggio Olimpico.

Dalla base, è sufficiente aprire una delle porte di ferro per accedere a una rampa di scale che porta al piano superiore. Entrando invece direttamente da Corso di Francia, basta scendere una rampa ed è possibile percorrere l’intero tratto interno.

Ammassi di rifiuti

Qui lo spettacolo lascia poco spazio alla fantasia: materassi, giacigli di fortuna, valige, scarpe spaiate, avanzi di cibo andato a male, segnaletica stradale, buste di rifiuti: un vero e proprio deposito di immondizia.

Per una lunghezza di 254 metri, si può “passeggiare” all’interno del Ponte Flaminio ammirando le imponenti travi di calcestruzzo e osservando il panorama dalle finestre che affacciano sul Lungotevere stando però attenti a dove si mettono i piedi e a ben scavalcare i rifiuti.

Scendendo un’altra rampa di scale si arriva al “piano terra”, e qui troviamo un’altra sorpresa.

Quadri elettrici incustoditi

Sulle porte di ingresso alcune targhe avvertono di un “pericolo di morte” e infatti poco distante si trovano diversi pannelli elettrici. Alcuni in disuso, altri nuovi: tutti accessibili, visto che gli sportelli sono aperti e non chiusi a chiave come dovrebbe essere.

I cartelli apposti sulle pareti e sui pannelli riportano il voltaggio e ancora avvisi di pericolo. Vi è perfino una “guida” per i soccorsi d’urgenza, “da prestarsi ai colpiti da corrente elettrica”.

Ciò lascia intendere il reale rischio che si corre nel momento in cui si entra in quel vano.

E’ lecito quindi chiedersi perchè quelle porte siano aperte, chiunque può entrarvi e chiunque vi entra, vista la rilevante presenza dei rifiuti.

Da sottolineare che sui pannelli elettrici ci sono delle etichette che riportano le date dei controlli periodici, alcuni anche recenti. Ciò significa che gli addetti alla manutenzione non possono non aver visto che gli interni del ponte sono frequentati.

Eppure lo scenario è quello appena descritto: ammassi di immondizia e impianti elettrici alla portata di tutti.

Le due facce della medaglia

Roma è come una medaglia dalla doppia faccia: da un lato la città eterna con il suo patrimonio  architettonico, dall’altro una capitale dalle mille situazioni di abbandono e degrado come questa.

Ponte Flaminio, di fatti, non è solo una via di collegamento che unisce Corso di Francia ai Parioli ma una delle prime strutture monumentali di Roma Nord.

Progettato negli anni Trenta da Armando Brasini e dall’ingegnere Giannelli per volere di Mussolini, i lavori presero il via nel 1939 per essere interrotti nel 1943, a causa della guerra, per poi essere ripresi nel 1947 e terminati nel 1951.

Lungo 255 metri e largo 27, realizzato in calcestruzzo e successivamente ricoperto da travertino romano, le cinque arcate richiamano agli archi di trionfo dell’antica Roma, come il resto della struttura che riprende la tradizionale architettura dei Cesari, leit-motiv delle costruzioni e dei monumenti progettati nel ventennio fascista.

Un ponte elegante immortalato in tanti film.  In “Caro Diario“, ad esempio, Nanni Moretti percorrendo in lungo e in largo la città con l’immancabile vespa, confessa una vera e propria passione per Ponte Flaminio: ”Non lo so, non riesco a capire. Sarò malato, ma io amo questo ponte. Ci devo passare almeno due volte al giorno”.

Ok Nanni, anche noi ci siamo passati due volte ma lì dentro no, non ci vorremmo più tornare.

Francesca Romana Papi

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3 COMMENTI

  1. In una città grande come Roma, il compito – e direi la ragion d’essere – delle Circoscrizioni dovrebbe essere proprio il controllo capillare del territorio con conseguente scoperta denuncia e soluzione delle tante situazione di degrado ambientale come questa . Sarebbe un’ottima cosa per esempio impiegare allo scopo i tanti migranti presenti sul territorio- con relative onlus di riferimento- invece che lasciarli nell’inerzia come fonte di arricchimento delle suddette onlus …….Penso che vedendo pian piano il decoro del singolo quartiere migliorare grazie al loro impegno cambierebbe la percezione pregiudizialmente negativa dei residenti nei loro confronti e si aprirebbe la strada per una proficua e reale integrazione. E’ tanto difficile da comprendere e realizzare da parte dei nostri governanti ?

  2. Purtroppo l’incuria segnalata non si ferma sotto il ponte Flaminio; basta quardare lungo le strade i vari pannelli dove sono alloggiati contatori del gas , della luce e centraline telefoniche. Sono quasi sempre aperti e arruginiti !!! Segno di disordine e di trascuratezza!

  3. Non conoscevo codesto interno, ma purtroppo conosco l’incuria e il pressappochismo con cui stiamo vandalizzando l’intera civiltà.

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