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Ponte Flaminio tra arte, storia e degrado

ponteflaminio.jpgVignaclarablog.it continua nel suo percorso di approfondimento sui luoghi, monumenti e personaggi correlati a Roma Nord che maggiormente hanno influenzato il mondo della cultura e dell’arte in Italia. Oggi parliamo di Ponte Flaminio; un monumento senz’altro tra i più caratterizzanti dello skyline di Roma Nord, ponendo l’accento sulla storia di questo monumento,ma anche sul degrado che purtroppo ne deturpa la bellezza.

Lungo 255 metri e largo quasi 30,con la sua imponente architettura in calcestruzzo esaltata dal bianco rivestimento del travertino,rimanda alla mente suggestioni della Roma imperiale. Le sue aquile in marmo,simboleggianti la potenza militare dell’antico impero e le sue imponenti colonne,sono riferimenti più che mai cercati e voluti all’antica Roma dei Cesari. Infatti, il ponte venne costruito in piena epoca fascista e Mussolini aveva le idee perfettamente chiare su ciò che questo monumento avrebbe dovuto rappresentare.
L’idea di base sulla quale si fondava il progetto era,ovviamente,l’idea di imponenza scenografica che fece da filo conduttore in tutta l’architettura del ventennio. Per la realizzazione, Mussolini si rivolse ad Armando Brasini; chi meglio di lui,infatti,poteva riuscire a sviluppare tali concetti di “megalomania stilistica” incastonandoli per l’eternità nel travertino.
La concezione artistica del Brasini si sposava perfettamente con la filosofia mussoliniana,anzi,a volte doveva essere quest’ultimo a frenare il delirio di grandezza insito nella concezione produttiva dell’architetto. Infatti Mussolini dovette apporre delle modifiche al progetto originario del Brasini e dell’ing. Giannelli che prevedeva un gigantesco arco ispirato a quelli di trionfo dell’antica Roma. L’architetto,comunque,accettò di buon grado le obbiezioni volte alla cancellazione dell’arco, semplificando la realizzazione del ponte e abbassandone al contempo i costi.

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Così, nel 1938 iniziarono i lavori per la costruzione del ponte monumentale ” XXVIII Ottobre” (così doveva inizialmente chiamarsi in onore della marcia su Roma) poi nominato successivamente :”Ponte Mussolini”.La realizzazione di questo progetto era divenuta necessaria per due motivazioni: l’insufficienza di Ponte Milvio per l’uscita della città sull’asse delle vie consolari della Cassia e della Flaminia, insieme alla necessità di prevedere un ingresso ad alto impatto scenografico per il traffico in entrata alla capitale proveniente da Nord.
I lavori vennero interrotti nel 1943,ovvero,nel periodo più cruento del secondo conflitto mondiale in cui le strutture già realizzate venero colpite e danneggiate dai bombardamenti anglo-americani,per poi riprendere nel 1947 e terminare nel 1951.
Qualche anno dopo un problema strutturale al quinto pilone, che causò un cedimento del piano stradale, costrinse ad un nuovo intervento ed alla realizzazione nella sua prossimità del ponte di derivazione militare Bailey. Fu riaperto nel 1964 quando però la costruzione del G.R.A. e dell’aeroporto di Fiumicino avevano ridotto in modo sensibile la sua funzione di ingresso principale nella Città.
Inoltre,esiste un’ulteriore curiosità di stampo storico sul luogo dove sorge il ponte: Infatti, sulla riva sinistra del Tevere adiacente a ponte Flaminio,si erge un piccolo rilievo tufaceo poco lontano dall’alveo del fiume, a forma di torre di guardia. Nel 1867, su questo rilievo si inerpicarono i sessantasette volontari giunti da tutt’Italia che insieme ai due fratelli Cairoli tennero testa alla gendarmeria pontificia nel disperato tentativo di liberare Roma(fatto meglio conosciuto come “scontro di Villa Glori”) dal dominio papalino e congiungerla ,quindi, al regno d’Italia.

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Tornando ai nostri giorni,passando con un volo radente dai libri di storia alla “cultura pop”,ponte Flaminio vista la sua straordinaria bellezza architettonica ha fatto da sfondo ad innumerevoli pellicole cinematografiche;per esempio in Caro Diario di Nanni Moretti, nel quale il regista percorrendo in lungo e in largo la città con l’immancabile vespa confessa una vera e propria passione per questo ponte:” Non lo so, non riesco a capire. Sarò malato, ma io amo questo ponte. Ci devo passare almeno due volte al giorno”.
Oppure, in anni più recenti è stato un luogo cardine nello svolgimento scenografico della trama del film “tre metri sopra il cielo”. Film in cui il ponte viene usato dal protagonista come lavagna da scarabocchiare con la bomboletta, come una sorta di “smemoranda” qualsiasi dove confessare i propri turbamenti amorosi tardo-adolescenziali. Comportamento senza dubbio incivile che questo film ha avuto (purtroppo) il demerito di incentivare tra certi adolescenti, che forse se passassero meno tempo tre metri sopra il cielo, e magari, tre ore sopra i libri una tantum sarebbe decisamente meglio per tutti.
Infatti,oggi, la bellezza dei marmi bianchi del ponte è volgarmente stuprata da decine e decine di scritte demenziali; chi imbratta per un motivo, chi per un’altro, è tutto un fiorire di “ti amo Chicca” oppure di “forza Roma” o “daje Lazio”.
Vedendo questo scempio viene da pensare alla nota teoria delle “finestre rotte” dei criminologi americani Wilson e Kelling in materia di degrado urbano:”Se in un palazzo viene rotta una finestra e non viene riparata,le persone alle quali piace rompere finestre dedurranno che a nessuno interessa di quel palazzo e altre finestre verranno rotte. In breve tempo l’edificio non avrà più finestre”.

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In un periodo in cui la giunta Alemanno ha dichiarato dura lotta agli imbrattatori con l’ordinanza antiwriters, che prevede multe salate per chi sporca muri e monumenti,sarebbe auspicabile un segnale forte. Una accurata ripulitura del ponte Flaminio e magari una rigida politica di sorveglianza e dissuasione nei confronti di chi non conosce il più elementare rispetto per la storia e l’arte in generale. La coscienza civica dei cittadini e il rispetto della legalità,si costruiscono giorno dopo giorno partendo dalle piccole cose,dai dettagli. Intanto, dall’alto delle loro colonne, le aquile osservano sconsolate.

Giorgio Ciocca

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5 COMMENTI

  1. Il degrado di Ponte Flaminio è una vergogna nazionale.
    Serve un’immediata ripulitura e trattamento con protettivi chimici che permettano la facile ripulitura in caso di nuovi imbrattamenti.
    Infatti se l’AMA pulisce i muri senza proteggerli, le scritte ricompaiono il giorno dopo.
    Noi di Riprendiamoci Roma promuoviamo la pulitura volontaria dei graffiti con stesura di protezione chimica per evitare che ulteriori scritte attecchiscano sui muri e lottiamo contro affissioni sui pali e cartelloni abusivi che deturpano la città.
    Vogliamo che Roma diventi una capitale all’altezza dell’Europa!

  2. Probabilmente sarebbe anche utile impedire il camminamento sui cornicioni esterni che affacciano sulla carregiata di Tor di Quinto con delle grate di ferro.
    Ciò dovrebbe impedire l’imbrattamento con le varie scritte delle fiancate esterne del ponte che appunto affacciano su Tor di Quinto.

  3. Percorro Ponte Flaminio diciamo da sempre e come tutte le cose abituali che in qualche modo ci appartengono l’ho sempre attraversato in macchina senza pensare più di tanto . Quello che mi ha sempre colpito è stata la sua luminosità e larghezza che in modo differente dalle motivazioni originarie ho istintivamente apprezzate considerando l’incubo di un traffico che soffre anche di strade e luoghi stretti,piccoli,eternamente ingorgati. Poi un giorno ho ospitato un amico Americano (A cui ho chiesto di inviare il vostro articolo)che si è innamorato di Ponte Flaminio e da allora ogni volta che viene sono più di 15 anni la prima cosa che mi dice è : Andiamo a vedere il mio Ponte ? Quasi un gioco che si ripete ogni anno. Da allora ho iniziato a guardare il Ponte appunto con occhio diverso cercando di capire il perchè di tanto fascino che sicuramente è un fatto.Per diverse volte ,negli anni ho visto operai ripulirlo e me ne sono sempre rallegrata sapendo purtroppo che sarebbe durato poco .Dico questo perchè penso che oltre che a pulire bisognerebbe pensare anche a qualcosa che sia un deterrente a imbrattarlo .Ma cosa ? Non chiusure o recinti che sono sfide a imbrattare meglio e di più. Comunque vorrei anche aggiungere che i suoi grandi marciapiedi rialzati dove talvolta si vede qualche sparuto passeggero con il cane per esempio o qualche avventuroso che vuole da lì osservare il suo nobile predecessore ovvero Ponte Milvio ,si potrebbe pensare magari facendo “un concorso” a idee come farle vivere ogni tanto ………gare estemporanee di pittura …..mostra mercato di piante e fiori……… libri per un giorno ……………….. insomma qualcosa che lo faccia vivere…avendone spazi e possibilità…e magari rendendolo parte integrante di questa novità che inaugurata negli anni con l’Auditorium ,proseguita con i Musei di Guido reni sta facendo di quella parte della città un polo di vita e cultura per i cittadini

  4. Mi ha fatto piacere ripercorrere nella cronaca di Giorgio Ciocca la storia del Ponte Flaminio che si intreccia con i miei ricordi dei primi anni a Vigna Clara, dove abito dal 1958. Ricordo ancora quando sul Ponte non si transitava, mentre Ponte Milvio era praticabile da auto e tram.E poi l’apertura del viadotto sopra il Villaggio Olimpico realizzato per le Olimpiadi del 1960…..
    Un ricordo molto privato: il mio primogenito (ora quarantenne) che percorrendo con me in macchina il ponte chiamava alternativamente con nomignoli infantili le aquile e le lupe (trascurate da Ciocca).
    Lunghi anni nei quali ho sofferto vedendo il ponte imbrattato: spero proprio che finalmente si adottno gli strumenti giusti per impedire lo scempio e mi sembrano molto validi quelli suggeriti.

  5. In un paese di ignoranti e maleducati non servono le mostre di pittura e i mercati di piante e fiori ma…..la galera. Il primo a proporla fu il Sindaco comunista Argan: chi imbratta i monumenti deve andare il galera!

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