Home PONTE MILVIO Ora Livio farà barba e capelli solo a San Pietro

Ora Livio farà barba e capelli solo a San Pietro

livio sanandrea

Ha fatto barba e capelli a Pietro Nenni, ad Amedeo Nazzari, a  Gino Cervi e tanti altri. Ed anche a Totò, il grande Totò. Anche lui è entrato nella sua piccola bottega di via Prati della Farnesina. Ora li ritroverà tutti ma avrà pure un cliente in più: il barbuto San Pietro.

Livio Sarandrea, barbiere e storica figura di Ponte Milvio, punto di riferimento per i residenti, da tutti amato e rispettato perchè rappresentava un pezzo di storia di un quartiere che non esiste più, se n’è andato a 87 anni lasciando un gran vuoto non solo nel suo locale, al civico 4 di via Prati della Farnesina, ma in tutta la zona.

Sono nato ad Alatri nel 1931 – raccontò a VignaClaraBlog.it in un’intervista del 2014 e nel ’39 con la mia famiglia sono venuto a Roma. La nostra casa era proprio qui, a due passi dal locale” dove il papà Giovanni aprì il suo negozio di barbiere.

Da bambino giocavo nel negozio, era naturale che finissi anche io per lavorare qui anche perché un tempo non c’era molta scelta, non avevamo grilli per la testa… e poi il lavoro scarseggiava, eravamo in tempo di guerra e ci si metteva subito a lavorare, non c’erano grandi alternative, così, dopo la quinta elementare, mio padre mi portò fisso nel suo negozio”.

Livio ha imparato il mestiere di barbiere guardando il padre e iniziando con le mansioni più semplici: spazzare il pavimento,spazzolare il cliente (“ragazzo, mancia!”) poi il primo shampoo, la prima barba e finalmente il primo taglio di capelli. Da quel momento, col primo taglio, iniziò il suo decollo. Succeduto al papà nella gestione del negozio, diventò il barbiere di Ponte Milvio per antonomasia.

E via Prati della Farnesina 4 da allora non fu solo il locale delle 3 B (barba, baffi e brillantina)  ma per i residenti anche un luogo di socialità e di aggregazione dove, con la scusa di una sforbiciata ai capelli, si scambiavano  quattro chiacchiere di sport, di politica, di donne e di pettegolezzi sul quartiere. A Livio piaceva molto parlare con chi si fermava nel suo negozio, non a caso i più intimi lo chiamavo “er chiacchiera“.

Io ho sempre cercato di mantenere un rapporto umano con i miei clienti, nel mio negozio c’è sempre stata un’atmosfera familiare, discreta e non chiassosa” ebbe infatti a dirci quattro anni fa ricordando che sotto le sue forbici sono passate tante teste illustri, soprattutto dello spettacolo grazie al fatto che poco distante c’era una sede della Titanus.

Ora Livio se n’è andato silenziosamente, così come silenziosamente arrivò in via Prati della Farnesina. E il quartiere lo piange, perchè la sua scomparsa è anche un pezzo di storia di Ponte Milvio che fu che se ne va.

Per decisione della famiglia non si terranno esequie religiose. Chi ha desiderio di salutarlo sappia che oggi, martedì 4 settembre, alle 14.30 il carro funebre passerà per via Prati della Farnesina e si fermerà davanti al suo negozio, al civico 4.
Ciao Livio.

Edoardo Cafasso

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2 COMMENTI

  1. anch’io sono nata in questo quartiere e posso dire di amarlo per lo spessore umano che nonostante tutto riesce ancora ad elargire. Mi sento fortunata del calore che sento intorno a me quando cammino per la zona, Voglio veramente bene a tutti e soprattutto ai miei amici anziani!. Ciao ai “Pontemollesi” ma anche ai “Vignaiuoli”

  2. Te ricordi …..
    Iniziavi così quando mi sedevo per il taglio dei capelli e via al racconto della vita in quel piccolo paese che era stato via Prati della Farnesina, dove ero nato quasi 70 anni prima.
    Te ricordi ….
    Quando il sor Mario, tuo padre, ti portò qui la prima volta: avrai avuto 4/5 anni.
    Te ricordi ….
    Quando il sor Mario, ormai nonno, tutti i giorni faceva sosta qui per due chiacchiere con la nipotina Valentina in passeggino ed ero io che gli davo lo yogurt per la merenda.
    Ti ricordi
    Quando, Livio, ti ho portato i confetti: “Valentina si sposa!!” . Ti sei commosso, ci siamo abbracciati.
    Te ricordi …
    Si Livio … mi ricordo.
    Convinto che non si muore fino a quando il ricordo rimane.

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