Home ATTUALITÀ Livio a Ponte Milvio, ha fatto la barba anche a Totò

Livio a Ponte Milvio, ha fatto la barba anche a Totò

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Il barbiere. O, se preferite, “l’artigiano della barba, l’arrotino dei baffi, lo stilista del capello”, come qualcuno l’ha sapientemente ribattezzato. Un mestiere antichissimo che sta scomparendo ma che ancora resiste in via dei Prati della Farnesina, al civico 4, dove da 70 anni Livio Sanandrea, con passione e serietà, taglia i capelli, rade la barba, sistema i baffi. Nella zona è per tutti un punto di riferimento, un’isola felice di un quartiere che è cambiato completamente, un pezzo di storia di una Roma che non esiste più.

Nel suo negozio, dove si respira l’atmosfera di un tempo, si possono ancora ritrovare le storiche tre B del barbiere: barba, baffi e brillantina. Che si tramandano da tre generazioni. Proprio così: tre generazioni per lo stesso mestiere.

Perché prima di Livio c’era il papà Giovanni, il capostipite, che nel 1939 da Alatri, in provincia di Frosinone, venne a Roma e aprì proprio qui , a due passi da Ponte Milvio, il suo negozio di barbiere. E da qualche anno, ad affiancare Livio, c’è il figlio Marco. La terza generazione.

Ma torniamo indietro nel tempo. All’anno 1943, quando Livio muove i primi passi nella bottega di barbiere. Perché attraverso Livio e le sue storie, riviviamo un po’ la storia di questo spicchio di Roma: Ponte Mollo e la zona adiacente.

“Sono nato ad Alatri nel 1931 – ci dice con voce pacata sor Livio, elegante nel suo dolcevita blu intonato ai pantaloni, educato e riservato al punto che, durante tutta l’intervista, continua a tagliare meticolosamente e pazientemente la testa canuta di un suo affezionato cliente – e nel ’39 con la mia famiglia sono venuto a Roma. La nostra casa era proprio qui, a due passi dal negozio. Per tanti anni, come si dice, abbiamo fatto “casa e bottega”.

“Che vuole che le dica? – continua l’ottantaduenne Livio – da bambino giocavo nel negozio, era naturale che finissi anche io per lavorare qui anche perché un tempo non c’era molta scelta, non avevamo grilli per la testa… e poi il lavoro scarseggiava, sa, eravamo in tempo di guerra e ci si metteva subito a lavorare, non c’erano grandi alternative, così, dopo la quinta elementare, mio padre mi portò fisso nel suo negozio”.

Livio riavvolge il nastro della memoria e continua a raccontare e noi rimaniamo incantati ad ascoltarlo…

“Ho imparato il mestiere guardando mio padre… ho iniziato con le mansioni più semplici: spazzare dal pavimento i capelli tagliati, spazzolare il cliente poi, piano piano, il primo shampoo fino a insaponare, solo insaponare però, la prima barba. Il primo taglio di capelli e la prima barba per me sono stati una grande conquista.. Sa cosa le dico? Ho fatto questo mestiere perché non avevo alternative ma da subito mi sono impegnato con volontà e serietà per impararlo al meglio.”

A questo punto, ci sorge spontanea una domanda: Livio, come era la zona allora?
“Qui era tutta campagna. Intorno a noi c’erano solo prati. Le pecore pascolavano tranquille e a Piazza Giuochi Delfici, dove adesso c’è la Chiesa Santa Chiara, c’era un’enorme campagna, che pace!!!
Noi ragazzini da Ponte Milvio andavamo a piedi su per il sentiero fino alla “caciara”, dietro quella che oggi è la Chiesa, che in dialetto significa il posto dove avveniva la lavorazione e la stagionatura del formaggio. Io e i miei amichetti, ripeto, ogni giorno ci divertivamo per i sentieri, perchè allora non c’erano mica le strade ma viottoli polverosi di campagna…E, a 500 metri da qui, in via della Farnesina, si andava a cacciare la volpe. Poi dal 1955, la zona ha cominciato a trasformarsi..”

Ci racconti ancora. “Le Olimpiadi del 1960 hanno cambiato Roma e dato un volto diverso, ovviamente, anche alla zona nord. Erano gli anni del boom economico. Hanno cominciato a costruire le prime palazzine residenziali, i primi comprensori…E il cemento ha spazzato via il verde. Che dire? Un’altra vita…”

Un’altra vita, Livio. Era meglio prima? “Beh, meglio prima. Perché ero giovane..”

A proposito di giovani. Adesso Ponte Milvio è il centro della movida romana. Le cosa ne pensa? “Ah, non ne so niente. Quando la sera alle 19 chiudo il negozio, vado a casa. Adesso abito a Labaro, a Colli d’Oro. Mi dicono che poi la zona si trasforma, vengono i giovani, bevono, fanno caciara fino a tarda notte…c’è confusione…la zona si è “imbrogliata”, è un vero pasticcio ma che vuole farci? E’ così che va il mondo, è la vita stessa che è cambiata e così anche i giovani. Tra dieci anni cambierà di nuovo, Ponte Milvio passerà di moda e tutti i giovani andranno in una nuova zona. Una volta noi ci divertivamo andando da Pallotta, lì giocavamo a biliardo, poi c’era il campetto per le bocce…”.

Ma il barbiere è anche un luogo di socialità e di aggregazione dove, con la scusa di una sforbiciata ai capelli, si scambiano quattro chiacchiere di sport, di politica, di donne, si hanno notizie e novità sul quartiere.. Il barbiere, insomma, diventa un amico, un confidente. A questo proposito proviamo a chiedere qualcosa in più a Livio.

“Io ho sempre cercato di mantenere un rapporto umano con i miei clienti, nel mio negozio c’è sempre stata un’atmosfera familiare, discreta e non chiassosa. Ma è il mestiere che è cambiato. Allora si lavorava tanto, eravamo aperti anche la domenica. Si sistemavano i baffi, i pizzi ai signori e si facevano 50/60 barbe al giorno, contro le 3 o 4 di oggi. Ogni mese avevamo 110 abbonamenti – una abitudine che era nata prima della guerra – ossia clienti che tutti i giorni o a giorni alterni venivano a farsi la barba. E poi pagavano a fine mese.”

E l’epoca dei capelloni, lei come l’ha vissuta? “Ah, gli anni Settanta.. un disastro! I giovani non venivano più a tagliarsi i capelli, al massimo una puntatina…poi per fortuna anche questa moda è passata.”

E adesso? “E’ ancora una volta tutto cambiato. Molti uomini vanno dal parrucchiere, prima era impensabile, con il rasoio elettrico e le lame usa e getta sono sempre meno quelli che si fanno la barba o i baffi dal barbiere, ma, per fortuna, noi abbiamo una clientela affezionata.”

Clienti famosi che sono passati dal suo negozio? “Sì, ne ho conosciuti tanti, ho fatto la barba al senatore Pietro Nenni. Ricordo che qui vicino c’era una sezione del Partito Socialista. Un giorno, dopo aver tenuto un discorso, venne a farsi barba nel mio negozio. Persona squisita, veramente in gamba. Ma ho conosciuto anche esponenti del Partito Comunista e tanti attori.
Allora la Titanus aveva affittato gli stabilimenti in via della Farnesina e lì c’erano anche i teatri di posa. Quanti ne ho visti passare… Andrea Checchi, Massimo Girotti, Amedeo Nazzari, Gino Cervi. Un giorno passò persino Anna Magnani che era andata a mangiare dar sor Fausto, la trattoria Gnegno, che adesso non c’è più.. Ma tra tutti, Totò, il grande Totò. Anche lui è entrato nel mio negozio.”

Il racconto di Livio potrebbe proseguire all’infinito…Settanta anni di storia non possono racchiudersi in un articolo.

A questo punto rivolgiamo l’ultima domanda al figlio Marco, la terza generazione. 43 anni, sposato con Giusy che all’interno del negozio ha ritagliato uno spazio tutto al femminile (e non a caso sul biglietto da visita c’è scritto: “Marco e Giusy, parrucchiere unisex”), Marco continua l’usanza di famiglia con lo stesso entusiasmo e la stessa volontà: “Anche io – ci dice – da bambino gironzolavo e giocavo nel negozio…era naturale che finissi per lavorare qui”.

E la tradizione continua, in via Prati della Farnesina, a due passi da Ponte Mollo.

Ilaria Galateria

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