Home ATTUALITÀ L’emergenza cinghiali nel mirino della Procura

L’emergenza cinghiali nel mirino della Procura

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Il Parco di Veio e la Riserva Naturale dell’Insugherata, oltre ad altri grandi parchi di Roma come ad esempio quello del Pineto tanto per restare a Roma Nord, sono finiti sotto la lente di ingrandimento della magistratura.

La Procura di Roma indaga infatti sull’allarme cinghiali dopo la morte del motociclista avvenuta nella notte fra venerdì 17 e sabato 18 marzo 2017.

In quella notte infatti, un uomo di 49 anni è deceduto dopo essersi scontrato con un cinghiale in via dell’Inviolatella Borghese, una stradina buia, pochissimo frequentata visto che si inoltra nel Parco di Veio per circa cinquecento metri finendo davanti ad alcune villette.

E non siamo nemmeno in aperta campagna ma a due-trecento metri dalla trafficatissima via di Corso Francia. Siamo all’inizio di Via Cassia Nuova, ai piedi di Vigna Clara, una zona dunque densamente abitata. Lì, a bordo del suo scooter, l’uomo si è improvvisamente trovato davanti un cinghiale. L’impatto è stato violento: caduto a terra ha battuto la testa ed è deceduto.

Un fascicolo, al momento senza ipotesi di reato nè indagati, è stato ora aperto dal PM Marcello Monteleone che starebbe indagando sulle misure di sicurezza che riguardano questi mammiferi cercando di capire eventuali responsabilità degli enti che amministrano i parchi.

Il dubbio è che la manutenzione delle recinzioni sia assente, che in alcuni punti non ci sia proprio recinzione e tutto ciò consentirebbe agli ungulati di abbandonare i parchi in tutta tranquillità spingendosi  sempre più spesso all’interno dei centri abitati.

Come per esempio spessissimo accade in via Panattoni, ai piedi del Villaggio dei Cronisti,dove la recinzione è una groviera e non c’è sera che i cinghiali non vengano avvistati mentre razzolano fra i rifiuti.

Oppure, tanto per fare un altro esempio, come accade in via Cortina d’Ampezzo, dove all’incrocio con via Vallombrosa, nella recinzione che divide l’Insugherata dalla strada c’è una vera e propria apertura peraltro abusiva. Pare sia stata fatta dai canari per far correre i loro amici a quattro zampe nel verde ma di notte è il passaggio tramite il quale altri animali a quattro zampe effettuano le loro sortite.

Ebbene, se dalle verifiche dovessero emergere gestioni lacunose tali da mettere a repentaglio la sicurezza dei frequentatori non è escluso che il PM possa iscrivere nel registro degli indagati i responsabili degli enti di gestione con l’accusa di omissioni di atti d’ufficio.

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1 commento

  1. Serenamente, pacatamente quindi la soluzione privilegiata indicata anche dai Carabinieri sarebbe quella di aspettare che i cinghiali tranquillamente e pacatamente e serenamente se ne andassero da soli o morissero di fame?
    Una volta per circostanze simili che riguardavano i cani randagi c’era l’accalappiacani che prendeva e portava i cani nei canili.
    Sarebbe opportuno parlare con i cacciatori per farsi un’idea più concreta su questi animali.
    Più concretamente andrebbero presi e portati sui monti o meglio dove diranno i cacciatori.
    leosc

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