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Una finestra sul Villaggio dei Cronisti

piazza-ceroni.jpgOgni quartiere o zona di Roma ha una sua storia che sopravvive nei ricordi degli anziani o di chi è rimasto tenacemente attaccato alla propria casa o al rione in cui è vissuto. Anche il Villaggio dei Cronisti, quella che un tempo era la zona residenziale tra la Cassia e Via Panattoni, ce l’ha.

Domenico, l’anziano professore che vive al villaggio fin dagli anni sessanta, ci racconta di come nel tempo le cose siano cambiate e ci mostra con orgoglio una delle prime palazzine realizzate dalla cooperativa di cui faceva parte.
Paola, legata invece a Via Panattoni da un amore viscerale, sfodera ricordi più teneri e parla di “Cirillo” il maremmano adottato nel quartiere.

Ma andiamo con ordine.

Prima della seconda Guerra Mondiale la campagna aveva inizio subito a Nord di Ponte Milvio e sulla Via Cassia, oltre agli edifici rurali, sorgevano solo le ville di alcuni gerarchi fascisti.
Sulla collina che sovrasta il Fosso dell’Insugherata, dove poi sorgerà il “villaggio”, c’era, isolata, la bella casa di Oddo Aliventi, fecondo scultore che realizzò per il Regime numerose e monumentali opere.

A partire dal 1949, grazie all’interessamento di Guglielmo Ceroni, capo-cronista del Messaggero e Consigliere Comunale, iniziarono i lavori per la realizzazione dei primi villini (consegnati nel 1953) a cui seguirono poi ulteriori edifici realizzati in cooperativa.  I villini avevano una piacevole forma quadrangolare ed erano abbelliti da una semplice torretta.

Proprio a Ceroni fu intitolata la piazzetta da cui ha inizio Via Mastrigli e alla nuova area residenziale che stava sorgendo fu dato il nome di “Villaggio dei Cronisti”; la via che collegava il villaggio alla Cassia fu intitolata invece al Capitano Manfredi Azzarita, Ufficiale di Cavalleria e partigiano, fucilato alle Fosse Ardeatine.

Il “villaggio” per anni godette di un invidiabile isolamento favorito dalla presenza di numerose aree verdi appartenenti al Demanio o a privati; pochi anche i negozi.

Una macelleria, una drogheria e la bottega di Tonino conosciuto in tutto il quartiere per la sua parlantina sciolta; l’assenza di impianti e strutture sportive veniva compensata dalla grande e selvaggia area dell’Insugherata dove l’estate, nel fosso dell’Acqua Traversa, era possibile fare il bagno.

Per favorire lo spostamento dei residenti verso il centro di Roma fu istituita la linea dello “0” (e successivamente dello “0 barrato”) che collegava Piazza Azzarita con Piazza Augusto Imperatore.

Al capolinea dello “0” per anni ad accogliere i pochi passeggeri c’era Cirillo, un grosso maremmano adottato dal quartiere; erano gli stessi residenti del “villaggio” a raccogliere i soldi necessari per ottenere la libertà di Cirillo ogni volta che finiva nelle grinfie degli accalappiacani comunali.

Come in tutte le favole anche Cirillo finì per innamorarsi di una cagnetta che viveva a Villa Aliventi e terminò i suoi giorni nel parco della bella villa.

Come accade invece nella realtà il Villaggio dei Cronisti con il passare degli anni si trasformò da esclusiva zona residenziale in popoloso rione lasciandosi inglobare dalla caotica urbanizzazione della Cassia.
A sancire la definitiva fine di “area-residenziale” fu però la vicenda del “residence” di Via Mastrigli, un complesso di mini appartamenti ceduti in affitto prevalentemente ad extracomunitari.

Una vicenda ampiamente documentata da VignaClaraBlog.it nel corso degli anni. Sintetizzando, nell’ampio parcheggio del residence per anni furono interrate tonnellate di rifiuti e sostanze pericolose e solo grazie alla tenacia di alcuni residenti, facenti capo al Comitato Cittadino Villaggio dei Cronisti, fu possibile ottenere, dopo oltre 15 anni, una complessa opera di bonifica.

Con la bonifica dell’area (costata al contribuente 500mila euro) fu disposta anche la chiusura di una delle tre palazzine del residence a causa della grave situazione igienico-sanitaria.

Oggi dell’antico splendore del “villaggio” rimane ben poco e se non fosse per la presenza di quel grande polmone verde che è l’Insugherata si potrebbe pensare di essere in un qualsiasi quartiere di Roma; i bei villini sono soffocati da edifici imponenti su cui svettano grandi antenne telefoniche mentre le strade sono intasate da auto.

La maledetta abitudine di parcheggiare davanti al portone di casa fa si che in tutto il villaggio non ci sia marciapiede libero; le rampe per disabili e le strisce pedonali vengono normalmente occupate mentre è diventata consuetudine dei residenti camminare al centro della carreggiata.

Anche la pulizia delle strade, nonostante i tanti interventi dell’AMA, lascia alquanto a desiderare; chi transita la mattina presto per Via Azzarita crede di trovarsi in un’isola ecologica dove cumuli di immondizia e materiali sono accatastati in ogni angolo e nei pressi dei cassonetti.

Tra la trascuratezza, la sporcizia e l’invadenza delle auto rimane a testimoniare “la grande bellezza” del Villaggio dei Cronisti la villa dello scultore; attraverso le vetrate di quel grande lucernario chissà quante volte Oddo Aliventi avrà osservato il cielo stellato senza essere disturbato dagli insistenti colpi di clacson di chi scende per Via Mastrigli.

Francesco Gargaglia

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1 commento

  1. Mi chiedo se il proprietario di quella Citroen c1 comodamente parcheggiata sui marciapiedi riservati al transito di pedoni, anziani e carrozzine non provi un po’ di vergogna per la sua inciviltà.

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