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Ponte Milvio, e venne il giorno del Baiocco

Da dove vieni? Quanti lustri hai? Antiche domande che sono risuonate sabato 26 ottobre a Ponte Milvio per la 17ma edizione del Premio Baiocco. Gli ingredienti giusti c’erano tutti: undici premiati straordinari, un simpatico presentatore, un originale trio orchestrale, una piazza animata e vino rosso a volontà. Mix perfetto per ripercorrere una tradizione che risale alla metà dell’ottocento e per rendere omaggio ai cittadini del XV Municipio che più si sono distinti per il loro operato, condotto con impegno, passione e professionalità.

Era il 1841 quando un gruppo di stranieri si ritrovò nell’antica osteria il Grappolo d’Oro per dare l’addio allo scultore Bertel Thorwaldsen, amico e compagno di bevute, che faceva ritorno nella natia Copenaghen.
Quel giorno il danese fu insignito della simbolica onorificenza del Baiocco, per il valore e pregio delle sue opere d’arte, donate alla città di Roma. Ebbe così inizio la goliardica usanza di festeggiare con brindisi e sfilate carnevalesche arrivi e partenze di artisti stranieri che entravano a far parte della Società di Ponte Mollo.

Quale migliore cornice quindi, per tale rievocazione, se non proprio il Ponte Mollo, o Milvio, come dir si voglia? Su un palco adibito e con un pubblico divertito, l’evento è stato presentato a suon di battute dal comico Marco Capretti.

A consegnare i premi e leggere le motivazioni c’erano l’assessore alla cultura del XV Municipio, Alessandro Cozza, l’assessore ai lavori pubblici, Elisa Paris, il presidente della commissione cultura, Emilia Tricoli e i consiglieri Isabella Foglietta, Sara Martorano, Dario Antoniozzi e Giuseppe Calendino.

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Fra il pubblico il presidente del XV Municipio Daniele Torquati e l’europarlamentare Alfredo Antoniozzi.

Veniamo ai premiati

Ad ognuno di loro, dopo aver mandato giù un bel sorso di vino rosso, ricevuto uno stornello romano, scritto ad hoc da Stefano Ambrosi e interpretato dal Trio Pè Lungotevere, venivano poste le antiche domande della tradizione del Baiocco. Tutti presenti e sicuri alla chiamata del loro nome, un po’ confusi sul conto dei loro lustri (quant’è un lustro? 5 anni. Non facciamo nomi, ma vi erano ospiti di ben 230 anni!). Originali, onesti e ambiziosi, su vocazioni e mete.

Il primo a essere stato chiamato è Renato Mambor, artista neo-figurativo e concettuale, premiato per la carriera artistica e le su “pennellate fatte de core” come recita lo stornello. Per i lustri ha chiesto a noi di fare i conti, ma spera di arrivare a 25 e la sua meta è continuare a camminare.

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Col pubblico, ha voluto condividere un ricordo legato al suo amore per il Ponte Milvio: “quando ero ragazzo passavo le estati nel centro sportivo qui sotto il ponte, adoravo tuffarmi nel Tevere”, e ha invitato tutti alla sua prossima mostra al Macro.

Per le discipline letterarie è stata premiata la casa editrice indipendente Minimum Fax. Daniele Di Gennaro, suo fondatore, insieme a Marco Cassini, ha spiegato che la sua vocazione è poter fare un mestiere che gli piace e che la meta della Mininum Fax è di continuare a crescere sempre di più, lei che da rivista indipendente è diventata una vera casa editrice.

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“Er pugile”, oggi opinionista in tv, Vincenzo Cantatore, è stato premiato per le discipline sportive. Lui di anni dice di averne moltissimi, anche se non si direbbe. Di vocazioni e mete si augura di averne sempre in abbondanza e di riuscire ad arrivare il più possibile vicino ad ognuna di esse.

Ironico e onesto, ha ringraziato per il premio dicendo: “erano anni che non mi mettevano una medaglia!” e ci ha ricordato che sul ring come nella vita “l’avversario più duro da sconfiggere è quello più furbo e tagliente di te, non più forte. La testa vince sempre sul corpo”.

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Scherzoso e pieno di energia è salito sul palco, per il premio alle arti teatrali e musicali, il grande jazzista italiano e indimenticabile attore di cabaret, Lino Patruno.
La sua meta è diventare parlamentare politico “visto che in televisione gli artisti non ci sono più, così, forse, mi fanno suonare jazz! Si vedono solo noiosi dibattiti tra politici e se nomini la parola jazz svengono tutti dalla paura di perdere audience”.

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Contento del premio, ha donato in cambio, a parole, il ricordo di un Ponte Milvio di tanti anni fa, immortalato dalla prima pellicola proiettata pubblicamente in Italia: La Presa di Roma di Filoteo Alberini, regista e pioniere del cinematografo, che “nato in Italia, non ebbe il successo che meritava”.

Il premio per le discipline scientifiche non poteva che andare a Tullio Aebischer, fisico e consulente cartografico, nonché colui che ha indicato con i medaglioni Secchi che il primo meridiano d’Italia passa per il XV Municipio.

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Da vero scienziato è stato il più preciso ad indicare i suoi lustri (9,8); la sua vocazione è scoprire cose nuove, la meta divulgarle. “Secchi -sottolinea Aebischer- fa parte di quella storia scientifica di Roma che era molto nota nell’ottocento, ma che ora non lo è più. Mio desiderio è farla conoscere”.

Tra gli applausi è stato chiamato sul palco Tiberio Timperi, premiato per l’attività professionale. Volto noto del piccolo schermo, apprezzato conduttore dai modi amichevoli e cordiali, da anni in testa alla battaglia in difesa dei padri separati. Alle domande di rito ha risposto: “essere liberista e liberale, e difendere l’equità”.

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A Ponte Milvio è arrivato con la sua bicicletta pieghevole e di Roma dice “sarebbe una città fantastica da vivere a piedi o in bici, se solo fosse tenuta meglio. L’impegno di tenerla più pulita e ordinata dovrebbe arrivare dai cittadini prima ancora che dal municipio”.

Il premio successivo è andato con grande merito al Teatro Patologico, ideato e fondato da Dario D’Ambrosi, che da anni s’impegna in una difficile e delicata attività sociale: un teatro-laboratorio sulla malattia mentale.

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Visti gli impegni all’estero di D’Ambrosi, è venuta a farne le veci la gentile Fiorenza Sammartino: “la vocazione del teatro patologico -spiega – è l’integrazione e i nostri obiettivi sono: nel piccolo, di coinvolgere un gran numero di persone, anche non disabili; nel grande, di farci conoscere all’estero, fino a Tokyo”.

Con il Baiocco per le arti figurative è stato insignito Natino Chirico, importante artista del panorama italiano. È nato in Calabria ma da anni, per amore, vive a Vigna Clara.

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Le sue opere sono frutto di uno straordinario incontro tra arte e cinema, in particolare con le pellicole di Charlie Chaplin e Federico Fellini, e le potremo ammirare il mese prossimo all’Auditorium e in seguito al Museo della Memoria. La sua vocazione-speranza è che la cultura torni ad avere il giusto e fondamentale ruolo nel nostro paese, mentre la sua metà è tornare bambino.

Meno noto al grande pubblico, ma conosciuto da tanti automobilisti di Roma Nord, è il meccanico-intellettuale Mario Benedetti, premiato per l’attività professionale.

Per la sua autofficina, aperta su Corso Francia dal 1953, dove le chiavi inglesi convivono con pile di libri, ci sono passati in tanti, ma lui chi ricorda con maggiore affetto e malinconia è Enrico Berlinguer, “quello con la peggior macchina” ci racconta scherzoso.

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La sua speranza “è che questo paese, così mal ridotto, continui a combattere contro i furbi, i corrotti, i ladri e i quaquaraquà”, e aggiunge “siamo il più bel paese ma tra gli ultimi in occidente come livello culturale. Non è accettabile!”

Il giovanissimo rapper filippino Tahjack Tikaz è stato iI più emozionato. Il premio per essersi distinto nel territorio come artista straniero gli è stato conferito da Demetrio Ragudo Rafanan, consigliere aggiunto del XV Municipio eletto dalle comunità straniere presenti sul territorio.

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Tahjack nei suoi brani, scritti e cantati in tagalog, racconta della sua vita, dei suoi problemi, ma soprattutto di come sia felice di vivere in Italia e orgoglioso delle sue origini. La sua vocazione è condividere i problemi attraverso la musica, la meta fare la musica e non la guerra. Per ringraziare del premio ha cantato un breve pezzo di un suo brano e promesso che nel suo prossimo video indosserà la medaglia.

Infine, un Baiocco molto speciale è andato alla memoria dello scrittore, attore, regista e conduttore radiofonico Riccardo Pezzaglia, scomparso nel 2006. A ritirarlo è stata la moglie Rosy, la quale si è detta “onorata e felice di rappresentare Riccardo, in particolare perché ho visto premiare tutte persone speciali, come lo era mio marito. Mi sento in buona compagnia”.

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Al calar della luce, sono saliti sul palco anche Daniele Torquati e Stefano Ambrosi per ricordare e rendere omaggio ad un grande scrittore e regista, un uomo di profonda cultura e sensibilità, che ci ha lasciato lo scorso 9 settembre, dopo una lunga malattia: Alberto Bevilacqua. Fu insignito del Premio Baiocco nel 2009. Per lui uno stornello speciale, questo recitato dall’autore.

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Si è svolta così, con entusiasmo e partecipazione di tutti i presenti, l’edizione 2013 del Premio Baiocco, che ha fatto di un sabato autunnale dal clima mite una serata speciale. Come ha sottolineato Alessandro Cozza “questa è la Ponte Milvio che vogliamo”. Daniele Torquati ha chiuso la serata con i saluti e i ringraziamenti generali, dando appuntamento al Baiocco 2014.

Giulia Vincenzi
foto di Laura Provenzano

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