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Senza un progetto di futuro Ponte Milvio muore

piazzale di ponte milvio

Chi pensa che basti aver smarcato il Piano di Massima Occupabilità, ridimensionato i dehors  e spostato qualche ambulante per restituire decoro e dignità a Ponte Milvio, pecca di miopia.

Ponte Milvio e la piazza sono l’icona di Roma Nord, il salotto buono di casa, quello che merita di essere tenuto in ordine e valorizzato perchè sia accogliente agli ospiti e a chi in casa ci vive.

E proprio come in un salotto buono non basta spostare i mobili da una parete all’altra e nascondere la polvere sotto il tappeto per farlo sembrare più decente anche piazza Ponte Milvio merita di godere maggiore attenzione con un progetto complessivo di rilancio che guardi al suo futuro.

Un progetto che pero non c’è. Non c’era prima, non c’è oggi. Le precedenti amministrazioni comunali e municipali hanno deluso, dalle attuali non arriva alcun segnale. Ad un progetto vero che guardi all’identità, alla rinascita e al futuro di Ponte Milvio non pensa nessuno.

Intanto la piazza è in agonia. Una lenta agonia che parte da lontano e arriva ai giorni nostri. Strozzata dal traffico, violentata dalla sosta selvaggia, rattoppata, priva di dignità e persa ogni identità, la piazza, guardatevi intorno, sta morendo.

Viabilità, un disastro

Strozzata dal traffico. E non parliamo di oggi, con la triste vicenda della palazzina crollata che ha causato la zona rossa interdetta al transito. Parliamo delle modifiche fatte una ventina di anni fa quando, con l’obiettivo di riportare la piazza al disegno originale del Valadier, furono realizzate le due grandi aiuole centrali la seconda delle quali, quella a goccia davanti la chiesa, è fonte di caos quotidiano.
Ne sono tutti consapevoli, ma mai un progetto di modifica è stato ipotizzato. Né ieri né oggi.

Per non parlare della sosta selvaggia, quella dei furgoni degli ambulanti e quella della movida. A poche decine di metri dalla piazza c’è l’area del Foro Italico con centinaia di posti auto liberi ma nessuno ha mai preso e nessuno prende iniziative per incentivarne o obbligarne l’uso agli aficionados della sosta in seconda e terza fila.

Senza dimenticare la vicenda del parcheggio pubblico, preda degli abusivi da luglio 2015. Il nuovo bando per la concessione è stato aggiudicato lo scorso ottobre ma grazie alle lungaggini burocratiche al nuovo concessionario non è stato ancora dato il via.

E che dire del semaforo di viale Tor di Quinto che da anni necessita di un segnale verde autonomo di svolta a destra per snellire il flusso di auto?

Quattro esempi, ma alzi la mano chi non ne ha almeno altrettanti da fare.

Decoro, dov’è?

E di decoro della piazza, vogliamo parlarne? Il marciapiede lato farmacia pare una groviera, il percorso per non vedenti è a pezzi da anni, lo stand in legno per libri  marcisce al sole e sotto la pioggia e non si capisce perchè non venga rimosso.

Il plateatico sotto la Torretta è pieno di toppe di asfalto, come se non ci fosse più un sampietrino in tutta Roma per sostituire quelli che a Ponte Milvio si rompono o vengono divelti.

Per non parlare della sponda del Tevere sotto il Ponte, dove c’è il cippo romano dimenticato e dove nel 2009 doveva nascere l’Oasi Tevere Roma Nord e invece cloaca massima era e cloaca massima ancora è.

 Tornando di sopra, e il muro lato ciclabile? fu ridipinto quattro-cinque anni fa ma poichè i lavori furono seguiti dal Dipartimento Lavori Pubblici anzichè dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali, la ditta lo trattò come un muro qualunque dipingendolo di un orribile grigio cemento senza nemmeno l’ombra di intonaco.
Eppure parliamo di Ponte Milvio, il ponte più antico di Roma.

Già, Ponte Mollo: centosettantasette metri di scritte sul marmo e di lucchetti appesi ai lampioni e mai un vigile urbano che li percorra.

Iniziative culturali zero

Se non fosse per la rassegna estiva Libri a Mollo di aria di cultura non se ne respirerebbe mai. Ma è solo una boccata d’aria pulita in mezzo a tanto smog.

Grida invece vendetta l’uso fatto dal Campidoglio della piazzetta della Torretta concessa a manifestazioni commerciali. Dalla bolla del grande fratello del 2008 passando per il Winner Taco e il pallone della nuova Smart del 2014 fino al  mega uovo di giugno 2016 gli ultimi dieci anni sono pieni di segnali di cattiva gestione.
Altro che in hoc signo vinces, meglio sarebbe dire in hoc signo perdes.

E grida vendetta la stessa Torretta Valadier chiusa al pubblico da quattro anni. Per un decennio è stata sito espositivo di artisti, per anni chiunque ha potuto godere della bellezza dei tramonti sul Tevere dall’alto della terrazza. Poi stop, è stata chiusa alla faccia dei cittadini per volontà della Sovrintendenza Comunale. Ma la voce grossa per riaprirla no, quella non la fa nessuno.

E grida infine vendetta Ponte Milvio abbandonato e mezzo illuminato, di giorno preda dei pennarelli e dei lucchetti, di notte dei pusher mentre il sogno sarebbe vederlo come una perenne via Margutta, con artisti di strada, pittori, artigiani da una sponda all’altra ogni giorno che il buon Dio manda in terra.
E accanto alla Torretta spazio alla musica, come accadde nel 2010 quando vi si tenne un occasionale festival di jazz mai più ripetuto.

Serve un progetto, e serve subito

Viabilità, decoro, iniziative culturali stabili che attraggano, che diano il senso della vita. Tre punti cardine di un progetto di rinascita da realizzare prima che la piazza tiri le cuoia a danno del territorio, di chi ci vive e di chi ci lavora. Serve progettualità.

Serve che commercianti e residenti si siedano ad un tavolo e parlino la stessa lingua, che trovino – e ce ne sono – obiettivi comuni. Serve che in XV si costituisca una commissione speciale a tempo sul tema, purchè aperta, anzi spalancata ai contributi esterni.

Serve che chi ha un’idea seria si faccia avanti. Servono sponsor, serve che pubblico e privato si diano la mano economicamente perchè solo con le belle idee non si va da nessuna parte.

Serve un manifesto dei tanti appartenenti al mondo dell’imprenditoria, dell’arte, dello spettacolo, della cultura e della stampa residenti in zona; serve un movimento d’opinione che ricordi al Campidoglio che Ponte Milvio esiste, che non è solo “città storica” sinonimo di morta ma che volendo potrebbe essere anche e soprattutto città viva.

Serve un progetto dunque, un progetto complessivo di rinascita, un progetto di futuro. E serve subito, perché Ponte Milvio sta morendo e non si merita questa fine.

Claudio Cafasso

 

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11 COMMENTI

  1. il “pezzo” è interessante e tocca molti punti. Concordo che occorre un progetto discusso e concordato per
    Ponte Milvio.

  2. Che dire?

    Questo condivisibilissimo – ahimè drammatico nella verità della realtà denunciata – articolo di Claudio Cafasso (mi perdoni Claudio) sembra scritto dal nostro Comitato Abitare Ponte Milvio.

    Infatti, tutti i punti descritti nell’articolo sono quelli che da anni sono al centro delle nostre denunce, delle nostre proposte, della nostra continua richiesta inascoltata (ancora e perennemente) di un progetto partecipativo che metta insieme amministratori, commercianti, residenti e quanti siano a qualsiasi titolo “portatori di interesse”, tutti concentrati sull’unico obiettivo di ridare dignità e vivibilità a questa storica piazza.

    E’ sufficiente rileggere i numerosissimi interventi del Comitato Abitare Ponte Milvio rintracciabili negli archivi di Vignaclarablog.

    L’obiettivo deve essere comune ed è quello della rinascita di Ponte Milvio.

    Da tempo stiamo cercando di costruire un dialogo con i commercianti, ora riuniti la maggior parte di loro in Associazione.
    Si tratta di un processo lento, ma che è stato iniziato ormai da molto tempo, già durante le precedenti consiliature.

    Ultimamente, la vicenda del PMO, così malamente gestita con miopia e totale assenza di progetto politico per il territorio dall’attuale Giunta pluristellata, ha rischiato di frapporre un duro ostacolo allo sviluppo di questo dialogo.
    Fortunatamente, la buona volontà e l’intelligenza di molti, tra questi l’Associazione dei Commercianti e il Comitato Abitare Ponte Milvio, permette di superare gli eventuali ostacoli e di andare avanti in termini propositivi e progettuali.

    In passato, in un intervento redatto proprio su queste stesse pagine, proponevo e auspicavo la creazione da parte di Vignaclarablog di un “luogo” nel quale potere aprire un dibattito e raccogliere quante più proposte possibili per un progetto comune di rinascita di questa importante parte di Città.

    Mi sembra di capire, anzi sono sicuro di questo, che Claudio Cafasso abbia raccolto positivamente l’invito e, mettendo nuovamente con chiarezza il problema “Ponte Milvio” sul tavolo, sostanzialmente stia spalancando la porta di questo “luogo” al quale noi per primi del Comitato accediamo, subito pronti a collaborare con tutti gli uomini (e le donne, naturalmente) di buona volontà.

    Diamoci tempi e modi per pervenire al più presto ad un progetto di largo respiro.
    Le competenze sul campo ci sono, dobbiamo solo pretendere di essere ascoltati da chi ha in mano la gestione della cosa pubblica.
    Facciamo loro capire con forza che solamente attraverso un processo di reale partecipazione sarà possibile raggiungere risultati che diano finalmente significato alla locuzione “qualità della vita”.

    Paolo Salonia
    Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

  3. Bravo Cafasso e bravo Vignaclarablog si vede che amate Ponte Milvio !! Mi resta un dubbio, siete sicuri che una commissione speciale fatta di politici che magari conoscono pure male la nostra realtà riesca a produrre qualcosa di buono visto quello che hanno combinato con i locali ??

  4. Analisi lucidissima, lo dico da residente. Sono stati centrati i punti chiave che non vanno affrontati separatamente ma tutti insieme altrimenti non se ne esce da questa agonia della nostra piazza. Serve un progetto è vero, ma serve anche un capo progetto che lo porti avanti ma secondo me non deve essere un politico troviamo una personalità di prestigio che se la sente di farlo. Buona notte.
    Martina

  5. Provo a dire la mia su almeno una delle ragioni che hanno portato a queste situazioni di apparente autolesionismo collettivo che, caratterizza non solo Ponte Milvio, ma l’intera città di Roma: l’allontanamento, l’abdicazione del cittadino dalla partecipazione attiva alla cosa pubblica, e non aver voluto coniugare i valori primari della comunità con la modernità, ma lasciarseli travolgere dai prepotenti, arroganti, corrotti, lavativi, ignoranti di turno, e Roma ne ha avuti tanti di grandi e di piccoli.
    Essere stati disposti, come cittadini, ad accettazione che beni primari della vita comunitaria quali l’abitare, la convivialità, la gradevolezza, la dignità dell’arredo urbano e la coerenza culturale dello stesso scadessero sotto i nostri occhi giorno dopo giorno. Non riconoscere alla politica la funzione realizzatrice di volontà, desideri e bisogni collettivi. Peccato mortale per un soggetto sociale.
    Ben venga pertanto, su VCB un dibattito culturale e proposte di indirizzi, soluzioni organizzative e modalità d’interlocuzione con il Municipio. Nel Municipio, infatti deve essere visto l’interprete e il primario operatore di attuazione di volontà collettive. Ce lo siamo dimenticato nel tempo, e non lo abbiamo neanche fatto capire a chi, in maniera del tutto improvvida, spesso, si è trovato a guidarlo.

  6. Tutto pienamente di buon senso, a partire dalla necessità di provare a ragionare e programmare in ottica complessiva. Devo che in passato, tra il 1990 e i primi anni del 2000, uno sforzo di visione progettuale sembrava essere presente nelle istituzioni locali. Pensiamo che allora la Torretta versava in stato di semi abbandono e i suoi locali erano da anni assegnati ad una singola associazione che la utilizzava a suo uso e consumo. Gli spazi sottostanti e lungo la ciclabile non vi erano iniziative di alcun genere, l’area di mercato era ubicata lungo viale Tor di Quinto e l’area pedonale intorno la Piazza era alquanto malmessa. In quegli anni però l’amministrazione rientrò in possesso dei locali della Torretta Valadier che iniziò in sordina ad ospitare le prime mostre ed eventi culturali che portarono Ponte Milvio sempre più agli onori della cronaca cittadina per tali iniziative; seguì l’istituzione del mercato mensile dell’Antiquariato nell’area sottostante che spesso era associato ad iniziative di carattere sociale, si avvio il confronto con l’associazione di categoria per la nuova sede del Mercato che sfociò più tardi nella nuova sede di via Riano, si avviò lo studio per il collettore alto Farnesina per alleviare la criticità idrica della Piazza e venne realizzato l’intervento di restyling e pavimentazione ai lati della Piazza. Si potrà dire che si poteva fare ancora di più ( il famoso benaltrismo”) /o meglio, ma è indubbio che rispetto agli ultimi 10/15 anni nell’istituzione Municipale e Comunale campeggiava un minimo di visione e di progettualità. Oggi come puntualmente esposto nell’articolo del Direttore di VCB, non si riesce nemmeno a fare manutenzione del marciapiede di Ponte Milvio. A tutto questo si aggiunga che all’epoca Municipio e Comune erano governate da maggioranze di diverso colore politico e che ciò nonostante riuscirono a trovare una sintesi ( il tanto vituperato consociativismo) nell’interesse della zona di Ponte Milvio. Oggi non sono in grado neanche di risistemare il marciapiede lato farmacia.

  7. Ribadisco quello che ho raccolto come grido di allarme sociale dell’allora (2008) Presidente Berlusconi iscrivetevi ad un partito politico ovvero rimettete tutto in mano alla Politica.
    Atto semplice, qualsiasi patito o movimento, per riprendere il contatto con la reltà tipica Italiana.
    Intravedo nell’articolo e nei successivi commenti l’esistenza di visioni eccessive, sovradimensionate dei problemi, si alternano toni funerei e disperazione in un insieme ingiusto.
    Ritornerei al peiodo in cui si è avuto necessità di installare le tante telecamere che vigilano sulla Piazza, e cominciare a riprendere seriamente per Voi e per il redattore le fila di un discorso serio appartenente alla cognizione di Noi stessi e della società in cui viviamo se tale non è più rappresentativa della nostra storia e della nostra memoria e più in generale della nostra Identità Nazionale.
    Ovvio come percorsi sociali e culturali sia di destra sia di sinistra o di centro.
    Invito a pensare la piazza Ponte Milvio in un altro Stato in un altro luogo in un’altra città della Cina o dell’Albania oppure della Russia oppure dell’Africa ecc. ecc. oppure meglio com’era 40 anni fa. Raccogliere le idee, riflettere, forse non serve un progetto solo per il futuro di Ponte Milvio forse servirà ……….va bè quello che ho detto.

  8. Condivido in generale l’analisi del dott. Cafasso, espone in effetti temi che cittadini e comitati hanno spesso prospettato e su cui si discute da tempo, senza trovare soluzioni soddisfacenti, e si rileva anche dai numerosi interventi che ho letto.
    faccio alcune considerazioni puntuali, accogliendo l’invito dell’articolo:
    Viabilità e sosta: non è forse l’aspetto principale, ma è quello che più colpisce l’opinione pubblica. Sono anni che chiediamo l’istituzione della sosta tariffata, come previsto dal PTGU per tutta la zona Anello Ferroviario 2, comprendente anche Vigna Clara e Corso Francia, anche con documenti specifici. Questo consentirebbe un maggior controllo della sosta e darebbe maggiori possibilità ai residenti di parcheggiare.
    L’aiuola a goccia: in effetti non è quella che intralcia, bensì le decine di auto in divieto di fermata che parcheggiano indisturbate tra la via Flaminia e la via Cassia, creando restringimenti causa dei frequenti ingorghi sulla Piazza. Speriamo che vengano incrementate le dotazioni della Polizia Municipale, come è stato annunciato, e che si effettui un maggior controllo.
    Parcheggi della Farnesina: come è noto c’è un’area di più di 50mila mq di parcheggi, che non sono più utilizzati neanche dalle partite di calcio. Purtroppo non è facile utilizzarli, perchè la questura non consente il parcheggio in occasione delle partite per motivi di sicurezza. E’ un altro degli sconci causati dallo Stadio Olimpico, possiamo solo sperare che si avvii al più presto la costruzione dello Stadio a Tor di Valle, che sta in una fase finale di approvazione, per cominciare a liberare l’Olimpico, e solo allora si potrà fare un progetto per l’utilizzo di quell’area.
    Tutte giuste le considerazioni sul degrado, sulla mancanza di decoro e di iniziative culturali, vorrei ricordare che esiste un progetto di una rete di imprese commerciali della zona di Ponte Milvio che partecipa ad un finanziamento di bando regionale e che si propone di realizzare una serie di interventi di promozione e valorizzazione del territorio, e potrebbe costituire un avvio per ottenere un miglioramento della situazione.
    Ma vorrei citare una questione che ritengo essenziale e che non compare nell’articolo, la graduale sparizione dei negozi dalla Piazza e dalle strade limitrofe, sostituiti da locali di somministrazione. Questa situazione snatura il quartiere e costringe gli abitanti a spostarsi altrove per i loro acquisti, è sempre più urgente giungere ad un contingentamento delle licenze di somministrazione, gli strumenti ci sono, ma devono attivarsi Municipio e Comune.
    Solo un accenno ai PMO, forse c’è stata un pò di precipitazione della attuale Amministrazione, ma lo strumento dei Piani è essenziale per dare un aspetto decoroso alla piazza e segue precise indicazioni di Legge. Sono del tutto solidale con i commercianti, che hanno ricevuto un danno, in quanto non hanno avuto il tempo adeguato per potersi adattare alle nuove disposizioni, e farò tutto il possibile per chiedere che l’Amministrazione conceda le massime agevolazioni nella concessione delle nuove OSP e che il completamento dei PMO avvenga nel massimo rispetto dei legittimi interessi degli imprenditori, anche se purtroppo non ho particolari poteri.
    Inutile dire che sono a disposizione per qualunque collaborazione con residenti e commercianti, abbiamo grandi interessi in comune, di volere una Piazza più ordinata, più sicura, più fruibile, con regole certe e rispettate, un luogo dove si possa tutti vivere e lavorare meglio.
    Carmine Perrone Comitato Ambiente e Legalità – Ponte Milvio

  9. Quello che Cafasso scrive è sacrosanetmente condivisibile. Ma c’è bisogno di una certa “conseguenzialità” tra quello che si dice e quello che si fa… VCB, che non sarà il New York Times ma una certa autorevoleza (quantomeno) in ambito locale se l’è meritatamente conquistata, dovrebbe segnalare, ripetutamente ed in grande evidenza, un paio di esempi di “storture” da “raddrizzare” sino a che queste non trovano una soluzione. E non parlo di grandi strategie ubanistiche, o progetti faronici, intendo cose minute, di facile realizzazione, spesso a costo zero. Mi permetto un piccolo esempio: nel solo tratto oggi percorribile in automobile, al temine del piazzale dove inizia la via Cassia, c’è un segnale stradale che prescrive il divieto di sosta e di fermata. La maleducazione degli automobilisti, e la colpevole connivenza di chi non sanziona certe infrazioni, ha trasformato quel tratto in un parcheggio, spesso occupato anche in seconda fila. Il rallentamento del traffico è ulteriormente peggiorato da quando il crollo della palazzina ha sconvolto la circolazione dalla zona. Neanche in una situazione di tale emergenza si è riusciti a liberare il passaggio ed a far rispettare una prescrizione già esistente. Non ci voleva molto, ma non lo si è voluto fare. https://www.google.it/maps/@41.9376646,12.4660972,3a,69.2y,355.92h,94.74t/data=!3m6!1e1!3m4!1sX19bWTNCAv3P7xMU8i8QSA!2e0!7i13312!8i6656!6m1!1e1

  10. Incivilta’ degli automobilisti e assoluta mancanza di “voler” fare contravenzioni, c’e un chiaro cartello di divieto di sosta poco prima della pasticceria Marcucci ma e’ sempre disatteso, mentre prima dello stesso cartello le machine sono in 2da fila idem lato edicola/nazzareno….e tutta la curva che introduce a via Flaminia sempre piena di machine e nn si accede neanche a piedi tante sono…parcheggiare in curva? ma quando mai…eppure, lo spartitraffico a goccia a me nn disturba, semmai disturbano le auto ion sosta…anche in quell caso un cartello di divieto c’e’. Penso che le forze dell’ordine siano assenti e non per mancanza di personale ma…(avrete capito come la penso).

  11. Perché nessuno parla dei marciapiedi di via Flaminia?
    ad alcuni locali , è stato dato il permesso di allargare i marciapiedi per posizionare gazebo e tavoli ,oppure che la stessa rimozione è avvenuta prima dal lato farmacia 3gennaio e poi successivamente con calma dopo venti/trenta giorni circa si è proceduto alla rimozione dei tavoli presenti sul lato opposto favorendo di fatto per un mese le attività del lato opposto ! Oppure perché Non parlare dei lampioni a led installati ieri (quindi da questa giunta) che fanno la luce di un fiammifero usato ! Si potevano riparare quelli installati durante l’ultimo restayling della piazza ,quelli vicino alla corsia per i ciechi per capirci , ma no le lampade di quelli costano troppo allora installiamone altri. 5 stelle ridicoli sia sulla vicenda crollo della palazzina sia nella gestione dei rapporti con i commercianti .”Non vi lasceremo soli ” parole del sindaco il giorno del crollo . Gli abitanti della palazzina crollata hanno dovuto pagare l’imu il 16 novembre ,mentre il 30 gennaio venivano allontanati dagli alloggi assegnati dal comune..più soli di così…

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