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Ponte Milvio, approvato il Piano di Massima Occupabilità

14 voti a favore, 8 astenuti. Approvato il PMO fra polemiche, probabili ricorsi e fascicoli che andranno in Procura. Storia di un voto (scontato) annunciato

ponte milvio giorno

Al termine di una vivace seduta che ha visto nuovamente contrapposte maggioranza e opposizione e che ha registrato ancora una volta i forti malumori e le perplessità degli esercenti preoccupati del loro immediato futuro, giovedì 5 gennaio è stato approvato dal Consiglio del XV Municipio, con i soli voti a favore del M5S e l’astensione dei gruppi PD, FDI, FI e Lista Marchini, il Piano di Massima Occupabilità, detto PMO, di piazzale di Ponte Milvio.

La cronaca

La seduta è stata aperta dall’intervento di Simon Clementi, presidente della locale associazione commercianti, che ha puntato il dito nuovamente contro la maggioranza colpevole, a suo dire, di “non avere un rapporto diretto col territorio di Ponte Milvio, di non conoscerne il vissuto quotidiano” e quindi di aver partorito un Piano del quale, pur auspicandone un’immediata attuazione “perchè di regole certe abbiamo tutti bisogno” vede più ombre che luci in quanto, per esempio, non regolamenta affatto la presenza degli ambulanti.

Diversi gli interventi dei capigruppo. Giuseppe Mocci (LM), ha denunciato la debolezza del PMO facilmente impugnabile in quanto secondo lui privo di alcuni pareri preventivi obbligatori. Giuseppe Calendino (FDI) ha sottolineato che oggi veniva approvato un Piano i cui dettagli erano ancora sconosciuti (ndr: sono stati poi pubblicati sul sito del XV dopo la seduta). Daniele Torquati (PD) ha parlato di grave caduta di stile dei 5S che insistono nell’insinuare comportamenti “illegali” da parte della precedente amministrazione in materia di occupazione suolo pubblico mentre sono proprio loro a compiere scorrettezze “modificando in Giunta quel che il Consiglio aveva approvato precedentemente“.

Le carte in Procura

Arriva come un macigno la replica dell’assessore al Commercio Alessia Vivaldi. “Stiamo conducendo un’indagine interna, stiamo rilevando comportamenti scorretti negli anni precedenti con concessioni rilasciate in modo anomalo, a volte anche contro il parere della Soprintendenza. Porteremo tutto il fascicolo in Procura” annuncia clamorosamente sostenendo – in questo preceduta dal consigliere 5S Ardu – “noi ci muoviamo nei canoni della lelgalità. Legalità prima di tutto e sopra tutto“.

Al voto

Il voto è scontato. Tutti i consiglieri pentastellati si dichiarano a favore del PMO, le opposizioni, come annunciato, non dicono né sì né no e si astengono. Alla conta, il Piano viene licenziato con 14 voti contro 8.

Via libera alle nuove concessioni

Soddisfatto il minisindaco Stefano Simonelli che a margine del voto dichiara: “Il PMO rappresenta il primo passo verso la completa riqualificazione della piazza in linea con le normative di tutela e valorizzazione delle aree vincolate. Il secondo passo  sarà  il riesame delle postazioni commerciali su area pubblica che si terrà in sede di conferenza dei servizi a partire dal 16 gennaio.”

Poi, guardando all’operatività, aggiunge: “Da lunedì 9 gennaio i commercianti operativi nel piazzale potranno inoltrare la richiesta di OSP (Occupazione Suolo Pubblico) in conformità con il Piano stesso tenendo conto di quanto previsto dal regolamento comunale in materia come da deliberazione n. 39/2014.

I dettagli del PMO

Pubblicate sul sito del XV dopo la seduta, dalle schede tecniche del Piano si capisce che i locali sul lato destro (guardando la Chiesa) della piazza avranno a disposizione per dehors, gazebo e semplici tavoli all’aperto, solo tre metri, contati a partire dalle mura del palazzo.
Pare quindi che ogni locale dovrà rinunciare ad almeno una fila di tavoli.

Sempre solo tre metri contati nello stesso modo per i locali sul lato sinistro della piazza. Ciò significa che dovranno sparire tutte le attuali strutture che invece attualmente si sviluppano sotto gli alberi, lungo la fine del largo marciapiede.

Il Piano non prevede la presenza dei quattro chioschi del lato destro. Da oggi quindi sembrano abusivi. Dovranno andarsene? Il tema sarà oggetto appunto del  lavoro annunciato da Simonelli che prenderà il via dal 16 gennaio.

A non andarsene saranno invece gli ambulanti, regolari e non, che sulla piazza spadroneggiano indisturbati con annessi furgoni parcheggiati ove capita. Loro sono oggetto dell’ormai famosa “direttiva Bolkestein”, una direttiva europea che doveva entrare in vigore a maggio 2017 ma che, prima su richiesta del Campidoglio e poi su impulso del governo che l’ha inserita nel decreto milleproroghe del 31.12.2016, è stata spostata a dicembre 2020.  Ciò significa che l’obbligo per i Comuni di fare nuovi bandi per le assegnazioni dei posti agli ambulanti entro maggio 2017 slitta di ben quattro anni, quattro anni in cui a Ponte Milvio banchi e bancherelle resteranno senza essere toccati.
Forse cambieranno lato della piazza. Anche questo tema sarà oggetto della conferenza di servizi che prenderà il via dal 16 gennaio ma su questo argomento il Municipio potrà esprimere solo dei desiderata in quanto l’assegnazione dei posti degli ambulanti è competenza del Campidoglio.

Le tavole planimetriche cui far riferimento, con i grafici del PMO, sono consultabili cliccando sui seguenti link:
Quadro d’insiemeRiquadro A – Riquadro B – Riquadro C – Riquadro D – Riquadro E – Riquadro F – Riquadro G – Riquadro H

Claudio Cafasso

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3 COMMENTI

  1. Ma non si vergognano? Gli ambulanti non regolamentati, che soffocano i negozi e i bar i quali, però, devono smantellare almeno una fila di tavolini. Siamo alla follia. La regolamentazione serve, è vero. Allora eliminiamo ambulanti, la torretta di legno (un vero pugno in un occhio) e le discoteche (se ci sono). Ma lasciamo in pace negozianti e locali. Questi ultimi soprattutto sono l’anima di Ponte Milvio e sano luogo di ritrovo per giovani e meno giovani.

  2. Con il decreto-legge n. 244 del 30.12.2016 (cosiddetto “milleproroghe 2017”) l’entrata in vigore della “Direttiva Bolkestein” è stata prorogata solo fino al 31.12.2018 (art. 6, comma 8).
    Ma il rinnovo per altri due anni delle concessioni senza bandi di gara non esime comunque il Comune dall’obbligo di tutelare il decoro della città e di disciplinare in particolare l’esercizio del commercio in aree di valore culturale e nei locali storici tradizionali, così come prescrive l’art. 52 del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” emanato con D.Lgs. n. 42/2004 che al comma 1-ter consente anche al Comune di Roma di adottare “apposite determinazioni volte a vietare gli usi da ritenere non compatibili con le specifiche esigenze di tutela e di valorizzazione, comprese le forme di uso pubblico non soggette a concessione di uso individuale, quali le attività ambulanti senza posteggio, nonché, ove se ne riscontri la necessità, l’uso individuale delle aree pubbliche di pregio a seguito del rilascio di concessioni di posteggio o di occupazione di suolo pubblico.”
    In applicazione del suddetto art. 52 è stato istituito nel 2012 il Tavolo del decoro del centro storico di Roma, che come ambito territoriale riguarda il sito UNESCO (racchiuso dentro le mura aureliane) e non potrebbe essere esteso anche al Piazzale di Ponte Milvio, che però fa parte della “città storica” così come individuata nel vigente P.R.G. di Roma approvato nel 2008.
    Per la tutela del decoro anche della città storica di Roma il Comune si può ora avvalere del Decreto Legislativo n. 222 del 25 novembre 2016 che al 4° comma dell’art. 1 consente anche al Comune di Roma di adottare “d’intesa con la regione, sentito il competente soprintendente del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, … deliberazioni volte a delimitare, sentite le associazioni di categoria, zone o aree aventi particolare valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico in cui è vietato … l’esercizio di una o più attività di cui al presente decreto, individuate con riferimento al tipo o alla categoria merceologica, in quanto non compatibile con le esigenze di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.”

  3. Una bronchite assassina mi fa arrivare in ritardo sulla notizia dell’anno, ma l’importante è ora scrivere qualche considerazione su quanto accaduto la mattina del 5 gennaio scorso nell’aula del Consiglio Municipale.
    Infatti in quel fatidico giorno si è potuto “assistere al miracolo, alla visione della Madonna”, come scrivevo su queste stesse pagine il 9 dicembre 2016 a proposito della promessa relativa all’imminente arrivo del “famosissimo PMO, Piano di Massima Occupabilità, l’araba fenice, quell’oscuro oggetto del desiderio, il castigamatti, il mangiafoco, la terribile damnatio, e chi più ne ha più ne metta”.

    E’ ben noto che come Comitato Abitare Ponte Milvio abbiamo fatto del tema uno dei cardini della nostra azione di continua “coscienza critica” e di partecipazione dal basso.
    Dunque, dovremmo – e vorremmo tanto – tessere lodi sperticate e gioire di simile evento, congratularci per il raggiungimento di un obiettivo da noi tanto faticosamente quanto tenacemnete perseguito.
    Ma non possiamo farlo, perchè quello che è stato approvato non corrisponde minimamente al disegno complessivo per l’intera area che, continuamente al centro di numerosi confronti con la Giunta passata, era altresì stato da noi reiterato con la Giunta pluri-stellata attuale anche mediante la presentazione di un documento articolato consegnato in occasione del giuramento del Presidente, il giorno 22 luglio 2016.
    Come nostro abituale stile, in tale documento l’urgenza indifferibile del PMO veniva stigmatizzata e richiesta all’interno di una più ampia e coordinata azione di “rigenerazione urbana” dell’intera area, che comprendesse contestualmente provvedimenti relativi al commercio ambulante e abusivo, alla situazione rifiuti e più in generale al complessivo stato di degrado e di mancanza di decoro, alla sosta selvaggia e all’adozione di quella tariffata, e tanto altro.
    Si trattava, ancora una volta e purtroppo ancora inutilmente, di un quadro complesso e fortemente integrato di provvedimenti, per la definizione dei quali si dichiarava la disponibilità del Comitato a contribuire a quel processo partecipativo (da noi invocato, dal Presidente Simonelli sbandierato, dai fatti reali affossato ancor prima di nascere) all’interno del quale convergere su decisioni condivise tra tutti i soggetti interessati, a cominciare dai commercianti.

    Viceversa, il 5 gennaio si è trattato di assistere al rito, inutilmente arrogante e scontroso e in alcuni passaggi persino denso di “avvertimenti” di natura assai poco politica, dell’approvazione di uno strumento tecnico, graficizzato in 8 tavole scala 1:200 (più una nona come quadro d’insieme), con indicazioni in termini di metri e di centimetri possibili per le future osp (occupazioni di suolo pubblico).
    Niente da dire, per carità, sappiamo che nella sostanza reale il fantomatico PMO possa essere ridotto a tale semplicità e freddezza.
    Ma non è questo il punto!
    Il punto è che uno strumento urbanistico, come qualsivoglia atto amministrativo sulla città, deve essere agito all’interno di una visione programmatica ampia, globale, pianificata, discussa e condivisa (che non vuole dire “contrattata”, poiché gli indici previsti dalle normative non sono oggetto di concertazione tra le parti).
    Mai deve essere brandito come un tortore, una mannaia, un “fulmine di Zeus” (come scrissi sempre qui il 9 dicembre).
    Non doveva essere l’innesco di un drammatico processo divisivo, così come assolutamente è accaduto, e nel peggiore dei modi, in questo tragico epilogo che, inutilmente quanto stupidamente, ha innalzato un muro tra amministratori e amministrati, interrompendo un dialogo costruttivo che significava semplicemente ricerca di convivenza civile nel reciproco interesse della qualità di vita dei lavoratori e dei residenti.

    E mentre nell’Aula si svolgeva lo squallido spettacolino, contemporaneamente – possiamo dire realmente e non solo metaforicamente – sulla piazza andava in scena la concretizzazione plastica della totale schizofrenia, vera ed unica cifra di questa Giunta.
    Comparsi all’improvviso e più volte materializzatisi, gli Agenti della Polizia Urbana (sì, proprio loro, quelli chissà più quante volte invocati perchè intervenissero contro le macchine in seconda terza quarta fila, contro il commercio abusivo, contro gli ambulanti che esondano, e sistematicamente mai comparsi, o perlomeno raramente visti in azione) sono arrivati e, giustamente (i commercianti comprenderanno bene l’ineluttabilità del termine usato), hanno comminato prodigiose multe a quanti (tanti) non si erano immediatamente adeguati al mancato rinnovo della relativa osp.
    Per altro ostinatamente ciechi nei confronti di quanto contestualmente accadeva nella piazza, con “frizzi e lazzi” abusivamente a gògò, legati al prossimo vicinissimo avvento della Befana.

    Inoltre senza alcun mandato per gli ambulanti, nessuna chiarezza per i chioschi, poiché nessun provvedimento è stato finora concepito dagli amministratori.

    E non si venga a parlare delle diverse competenze tra Comune e Municipio, delle diverse circolari, della “Direttiva Bolkestein” e altre amenità.
    Conosciamo pienamente la materia e torniamo a parlare di programmazione, di pianificazione, di armonizzazione dell’azione politica.
    A tale proposito, valgono i soliti, competenti, puntuali commenti densi di informazione corretta ed esaustiva di Rodolfo Bosi che ancora una volta ringrazio per come mette in ordine la complessa materia in un quadro unitario chiaro e incontrovertibile.

    Tornando alla riunione del 5 mattina, dispiace dirlo, ma lo spettacolo che la Giunta è stata in grado di offrire è stato assai penoso, laddove i diversi interventi si sono caratterizzati per impreparazione, arroganza, inconcludenza.
    Una menzione speciale per il Consigliere Avvocato Francesco Ardu, al quale sommessamente consigliamo un po’ di esercizio nell’arte della retorica che potrebbe essergli utile professionalmente.
    Certamente, se poi volesse anche studiare la materia della quale si occupa come responsbilità di consigliere municipale, ne trarremmo tutti innumerevoli vantaggi.
    La palma comunque all’Assessora che, superando se stessa nelle performances della riunione consiliare del 28 dicembre scorso che già era sembrata sufficiente, ha voluto stupire tutti noi con l’incredibile “avvertimento” relativo alla predisposizione di dossier interni sulle passate gestioni da consegnare in Procura.

    Ma se invece di dedicarsi a pratiche di dossieraggio, avesse tentato di pianificare le azioni da mettere in campo?
    E non venisse, poi, a raccontarcela di “fulmini a ciel sereno” (la lettera della Soprintendenza del 30 novembre), perchè “dossierando dossierando” ben bene si sarà pure imbattuta nelle precedenti analoghe corrispondenze della medesima Soprintendenza, per esempio quella di maggio.
    O i documenti si raccolgono solo per essere portati in Procura, evitando di leggerli?

    Insomma, impreparazione e arroganza rappresentano sicuramente una miscela esplosiva.

    Fare rispettare la legge è compito primario della politica, ma anche agire assumendo responsabilità politiche delle proprie azioni.
    Ci farebbe piacere che questa maggioranza stellata si riempisse meno la bocca del loro essere (unici?) garanti di legalità e si assumesse di più le responsabilità politiche delle azioni che deve gestire sulla carne viva del territorio.

    A tale proposito, conclusa la riunione, ho chiesto al Presidente Simonelli con quali criteri di responsabilità ha scelto la sua squadra.
    Penso che come cittadini, lavoratori e residenti, questa domanda dovremmo rivolgergliela tutti e anche spesso.

    Paolo Salonia
    Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

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