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Ponte Milvio, su tavoli e dehors solo un giro di parole

movida bevande alcoliche
immagine di repertorio

A meno tre giorni dalla scadenza delle concessioni di occupazione di suolo pubblico degli esercenti di Ponte Milvio, il Consiglio del XV Municipio, mercoledì 28 dicembre, ha affrontato l’argomento in una seduta straordinaria durata sei ore.

Una vicenda che sta occupando le pagine dei giornali non solo locali da circa un mese, da quando calata come una mannaia sulla testa dei titolari di bar, ristoranti e wine-bar con tavolini o dehors sui marciapiedi, una lettera firmata dal direttore del XV Municipio li avvertiva che non sarebbe stata loro rinnovata per il 2017 l’occupazione di suolo pubblico in attesa dell’implementazione del Piano di Massima Occupabilità licenziato da poco da un’apposita commissione tecnica.

Piano che però, essendo stato inviato  alla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio  per il Comune di Roma solo il 19 dicembre per averne le “eventuali osservazioni“, molto presumibilmente non vedrà la luce prima di due-tre mesi.

Nel frattempo, dallo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, dehors tavolini e sedie sui marciapiedi diventeranno tutti abusivi a meno che non vengano rimossi.

Non rinnovare sic et simpliciter le concessioni è stato quindi un provvedimento drastico che, a detta di diversi esercenti, li porterà ad assumere decisioni dolorose come quella di licenziare dipendenti.

L’obiettivo delle opposizioni, PD FI FdI e Lista Marchini, alla base della seduta straordinaria di Consiglio, era semplice e mirato: esprimere e far votare un atto di volontà politica per ottenere dalla direzione amministrativa del municipio un proroga delle concessioni o, detta con un calembour, la revoca della revoca.

Le spallucce a 5 stelle

Prima dell’apertura, la parola ai diretti interessati. Per tutti ha parlato Simon Clementi, presidente dell’Associazione Commercianti Ponte Milvio, puntando il dito contro l’amministrazione municipale pentastellata rea di non conoscere il buon senso e di aver risposto alle loro istanze facendo “spallucce” e trincerandosi dietro un atto amministrativo.

“Giusto applicare le regole – ha sottolineato con forza – ma in attesa di applicare le nuove, cioè il Piano di Massima Occupabilità della piazza, le concessioni andavano rinnovate, questo dice il buon senso. Revocandole invece dal primo dell’anno saremo tutti abusivi oppure dovremo rimuovere gli allestimenti esterni. La piazza sarà deserta e numerosi dipendenti saranno a spasso. Ma voi ci avete risposto facendo spallucce. Siete inconsapevoli ed incoscienti del grave problema che state causando.”

La revoca della revoca

Impropriamente chiamata revoca anzichè “non rinnovo” delle concessioni, ma insomma il senso era questo: revocate quel provvedimento oppure prorogate le occupazioni di suolo pubblico per qualche mese, giusto il tempo di rendere operativo questo benedetto Piano di Massima Occupabilità dando tempo agli esercizi coinvolti di adeguarsi alle nuove norme.

Più o meno è stato questo il messaggio che dalle opposizioni veniva lanciato ai banchi della maggioranza.
“Abbiate quel coraggio che dite sempre di avere”, “prendetevi la responsabilità, non nascondetevi dietro un atto amministrativo” sono state le incitazioni più volte ripetute da Giuseppe Mocci (Lista Marchini), Giuseppe Calendino (FDI) e Daniele Torquati (PD).

Non se ne parla proprio

“Facciamo chiarezza” ha esordito Alessia Vivaldi, assessore al commercio, nel rispondere alle accuse. “Noi ci siamo mossi nei canali della legalità e così vogliamo continuare. Peraltro ho appena interpellato il direttore del municipio: impossibile revocare la revoca, impossibile prorogare le concessioni, sarebbero atti illegali.”

“E quindi?” si chiedevano i commercianti presenti in gran numero, “fra tre giorni diventiamo tutti abusivi?”

Si va al voto

Dall’andare al voto al votare un documento condiviso ci sono volute oltre tre ore e diverse lunghe sospensioni per trovare la quadra.

Un primo documento, presentato dal PD, col quale si chiedeva la proroga delle concessioni fino all’applicazione del PMO riceve otto voti a favore (tutti dell’opposizione) e otto astensioni (tutti M5S). Altra lunga pausa per interpellare la direzione e apprendere che a favore dovevano essere almeno nove e quindi il documento non passa.

Passa invece il tempo e continuano le sospensioni per mediare le posizioni finchè sul documento presentato dal centrodestra ed emendato per renderlo accettabile anche ai 5S convergono i voti di tutti, anche il PD accetta di votarlo per “senso di responsabilità” verso i commercianti.

Un giro di parole

Il documento, nella parte finale, quella più importante, così recita: il Consiglio chiede al Presidente del Municipio di invitare gli Uffici a valutare la possibilità di revocare in autotutela l’atto di non rinnovo delle concessioni fino all’attuazione del Piano di Massima Occupabilità.

Un giro di parole  che non può lasciare soddisfatti gli interessati. Non è un indirizzo politico vero e proprio, non esprime volontà, non rappresenta, come qualcuno ha detto, un’assunzione di responsabilità da parte del Consiglio.

E’ solo un caldeggiare la direzione del Municipio a ripensarci. E se questa, ricevuto l’invito e fatte le sue valutazioni, non fa retromarcia, cosa succederà a dehors e tavolini e ai dipendenti dei locali dalla mezzanotte del 31 dicembre?

Manca poco per capirlo, anche perchè di risposte al quesito non ce ne sono poi, e purtroppo, così tante.

Claudio Cafasso

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6 COMMENTI

  1. Premesso che il mio Comitato, e non solo, si è sempre battuto per una risistemazione delle Concessioni di Suolo Pubblico della zona di Ponte Milvio, perchè ci sono sempre parse non conformi alla legislazione vigente e lesive di una corretta fruibilità dei luoghi, e abbiamo pertanto sempre spinto il Municipio alla approvazione dei Piani di Massima Occupabilità, in effetti ieri si è dovuto constatare che il Municipio è caduto in una situazione contraddittoria, dando per scontato ovviamente la sua buona fede, in quanto ha emesso il 30 novembre una serie di revoche delle concessioni di OSP, con scadenza 31 dicembre 2016, senza che il Consiglio Municipale fosse stato preventivamente messo in grado di approvare il provvedimento dei Piani di Massima Occupabilità, e pertanto senza consentire di riassegnare gli spazi concessi dal nuovo Piano.
    E’ comunque da rimarcare che tutti mi sembra abbiano riconosciuto l’impegno positivo profuso sia dalla Giunta Torquati che ha iniziato l’iter già nel 2015, sia dalla Giunta Simonelli che ha predisposto, con notevole sollecitudine, una serie di atti propedeutici alla conclusione del Piano, senza però pervenire alla sua approvazione definitiva.
    Siamo pertanto solidali con gli esercenti e i commercianti che si trovano in una situazione di incertezza insostenibile, e occorre che il Municipio agisca rapidamente in accordo con la mozione approvata ieri, e revochi l’atto di non rinnovo delle concessioni fino all’attuazione del Piano di Massima Occupabilità, per permettere ai soggetti coinvolti di adeguarsi secondo dei tempi congruenti all’impatto del cambiamento, che in alcuni casi è molto rilevante.
    Dato che l’iter approvativo è ancora lungo, chiediamo al Municipio di agire con una maggiore concertazione con i cittadini e con gli imprenditori, che anche se hanno tra loro una conflittualità, perchè si contendono gli spazi a disposizione, hanno anche grandi interessi in comune, che ci sembrano prevalenti, di volere una Piazza più ordinata, più sicura, più fruibile, con regole certe e rispettate, il che comporta sia un vantaggio evidente per i cittadini, sia un vantaggio per gli imprenditori che trovano garanzie per il valore delle loro proprietà e per la certezza dei loro investimenti.
    Carmine Perrone Comitato Ambiente e Legalità – Ponte Milvio

  2. Ieri sono stato in Aula Consiliare poiché il tema in discussione delle osp e implicitamente del PMO rappresentava uno di quelli cruciali, noi Comitato Abitare Ponte Milvio sì veramente e “storicamente” attivi su queste problematiche.

    Come Comitato Abitare Ponte Milvio sono stato presente fino all’ultimo, non soltanto ma anche per solidarietà a chi, pur se giustamente obbligato al rispetto delle norme, deve essere tuttavia tutelato dal giusto equilibrio nell’uso degli strumenti normativi da parte di chi li adotta.

    Lo spettacolo al quale siamo stati costretti ad assistere ieri in Aula Consiliare non è stato propriamente un inutile “giro di parole”, ma una scena sconfortante per noi cittadini, residenti e commercianti, uno spettacolo che avremmo preferito non vedere mai.
    Infatti, mai sceneggiata fu più deprimente, sconvolgente, direi sconcia e al limite della decenza, financo nella totale incapacità di gestire una seduta consiliare.

    E si che l’ordine del giorno era di assoluta emergenza e andava a toccare argomenti estremamente delicati e sensibili.
    Argomenti a fronte dei quali l’operato della Giunta appare evidentemente disorganico, scomposto e privo di una pianificazione di tempi, modi e obiettivi da raggiungere.
    In sostanza si tratta di un’azione scoordinata che non porta alcun beneficio ad alcuno, non permette di raggiungere le soluzioni improcrastinabili per Ponte Milvio, danneggia residenti e commercianti, frena il processo di dialogo viceversa necessario, acuisce le tensioni e, alla fine, fa il gioco solamente di coloro che veramente vogliono vivere nell’abuso e nella mancanza di norme.

    L’immagine che la maggioranza è riuscita a dare di se stessa è, a dir poco, preoccupante.

    Vistosa l’assenza del Presidente Simonelli, il quale evidentemente preferisce “non metterci la faccia”.

    Deprimente l’incapacità persino a gestire formalmente la seduta.

    Totale la mancanza di assunzione di responsabilità, per cui la scelta – se così si può definire – è costantemente quella di “non decidere”, o meglio di decidere di “non agire”, sicuri di evitare in tal modo qualsiasi rischio di cadere in procedimenti penali.

    Gustose (ridere per non piangere) le amene discussioni tra i tanti legulei presenti in Giunta e in Consiglio su fattispecie di “illegalità” o di “illeggittimità”, di “approvazione” o di “adozione” di provvedimenti amministrativi.
    Una vera corsa a dare il meglio di sé.

    Inquietante l’intervento dell’Assessore al Commercio (e a tutto il resto) che ci ha rifilato una serie di proclami sulla “legalità” e sulla “politica come servizio al cittadino” (scoperte di acqua calda allo stato vaporoso), per arrivare a dire di essere stata fino ad allora dal Direttore del Municipio a chiedere “se sarebbe stato disponibile a firmare una sospensione provvisoria della revoca delle licenze in autotutela”, ricevendone un sonoro “non se ne parla nemmeno”.
    Dunque, non siamo più alla politica che responsabilmente adotta la “linea politica” e fissa gli obiettivi per raggiungere i quali chiede agli Amministrativi di adottare determinate azioni nel rispetto della legalità.
    Vige la regola contraria: il politico va, possibilmente con il cappello in mano, dal Dirigente Amministrativo e sommessamente gli chiede cosa può o non può fare.
    Torna in Aula Consiliare e dice “non posso qui e non posso qua….perchè mamma non vuole…”!!!
    Quanto al suo “essere informata dei fatti”, mi permetto di ricordare al Consigliere Torquati che tale posizione informata l’Assessore la possiede non perché ex militante del Comitato Abitare Ponte Milvio (come lui ha ripetutamente affermato in seduta), ma piuttosto perché la carica di assessore l’avrebbe dovuta obbligare a leggere i documenti pregressi sulla materia.

    Infine, a quasi 4 ore di estenuante vuoto, di tafferuglio in tafferuglio siamo arrivati alle votazioni dei tre documenti e qui lo spettacolo è diventato grottesco.
    Una lotta a chi voleva intestarsi la soluzione favorevole ai commercianti, con il finale travolgente delle richieste di sospensione della seduta (quasi un’”azione compulsiva a ripetere”, direbbero gli psicologi), formulate dal Consigliere 5 stelle Francesco Ardu (& Company) nel disperato tentativo, pur non volendo assumersi responsabilità politiche, di non fare rimanere comunque la maggioranza con il cerino acceso in mano nella parte dei “cattivi”.
    Inoltre incapaci di scrivere un emendamento da appiccicare al documento di Fratelli d’Italia, poi dichiarando “votiamo il documento Fratelli d’Italia solamente con il nostro emendamento”, poi “no”, poi di nuovo “si ma”, poi “forse”, “adesso vediamo”, con Calendino, in balia dei capricci della maggioranza che non sapeva più cosa fare.

    Alla fine, il documento PD (16 votanti, 8 si, 8 astenuti) viene rigettato dopo lunga consultazione telefonica di come dovessero essere considerati gli “astenuti” (studiate il Regolamento, possibilmente almeno quello).

    Il documento Fratelli d’Italia (identico a quello del PD), “arricchito” dall’emendamento 5 stelle, viene approvato, favorevole anche il PD che aveva già dichiarato che avrebbe votato sì sulla “qualunque”.

    Per cui “…si da mandato al Presidente di Giunta di chiedere al Direttore del Municipio di valutare la possibilità di verificare se revocare…” (emendamento coraggioso della maggioranza)….!!!

    Questa la frase chiave in puro stile gattopardesco, sonora presa per i fondelli nei confronti di una intera cittadinanza, dopo sei ore di spettacolo disgustoso.

    Niente male come risultato dopo sei ore: commercianti in un unico fascio di illegalità e abusivismo dalla notte dei “botti” (intanto il TAR ha detto di farli alla faccia della Sindaca), i residenti, che chiedono solamente decoro e rispetto della legalità e non licenziamenti e non oppongono ottusi ostruzionismi, tranquillamente gabbati pure loro (anche se in questo caso con un fardello meno amaro), osp e PMO nelle nebbie sempre più fitte della paralisi che attanaglia il Municipio (per non parlare dell’intera città).

    Cui prodest haec turpis lis?

    Paolo Salonia
    Portavoce Comitato Abitare Ponte Milvio

  3. Piano di massima occupabilita’ a ponte milvio ? A me sembra che sia stato superato già da un pezzo senza alcun rispetto delle persone e di chi ponte milvio lo vorrebbe soltanto vivere normalmente. Probabilmente sono tutti troppo giovani per ricordare che un tempo il mercato era sul piazzale davanti alla farmacia (ed era davvero vissuto come mercato di quartiere non come ora dove non ci va più nessuno) ma fu spostato perché i marciapiedi dovevano essere agibili ai cittadini. Adesso non c’è più nulla di agibile, vuoi che siano tavolini o venditori, e siamo arrivati alla situazione assurda che alcuni hanno addirittura su via Flaminia allargato un pezzo di marciapiede per potere mettere i tavolini. Come se io mi prendessi un pezzo di strada di tutti e la facessi mia per potere mettere la macchina. Si è perso il significato di res publica. E le conseguenze sono comunque il caos imperante nella zona, le macchine parcheggiate ovunque (paradossale dire che si debba sbloccare l’invio della cassia quando sarebbe sufficiente fare rispettare le regole . C’è un semplicissimo e doveroso divieto di sosta che nessuno rispetta e fa rispettare. Quindi non ci vedo nulla di male se si stia ragionando per ridare ai cittadini parte di quello che è loro.

  4. Da oggi sappiamo che legalità e politica come servizio al cittadino sono concetti vaporosi e quindi
    malleabili a seconda di chi viene coinvolto. In questo caso, quindi, molto meglio rimandare mantenendo lo “stutus quo” e sottostare al ricatto dell’occupazione a rischio.
    Anche “cosa nostra” assicura lavoro e opulenza.

  5. Condivido in pieno il parere del Sign. Sodanibbio. I marciapiedi e le strade di Roma sono invasi da tavolini, bancarelle,fiorai e non c’e più spazio per i pedoni che spesso sono costretti a camminare per la strada in mezzo alle macchine. Sarebbe ora che si ponesse un limite alla prepotenza dei commercianti!!

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