Home PONTE MILVIO Ponte Milvio: a proposito di dehors, sedie e tavolini…

Ponte Milvio: a proposito di dehors, sedie e tavolini…

Sulla questione dei mancati rinnovi di "OSP" intervengono i residenti. Non sono parte in causa ma sono comunque parte attiva. Ecco cosa dicono...

ponte milvio giorno

Numerose concessioni di occupazione di suolo pubblico non rinnovate a Ponte Milvio per il 2017. Questo perché quando furono rilasciate non erano corredate dal “parere favorevole della Sovraintendenza Statale, trattandosi di area insistente all’interno della Città Storica.”
Parole testuali della missiva firmata XV Municipio giunta a wine-bar, ristoranti e bar con tavolini all’aperto.

Città Storica, che roba è? E chi avrebbe dovuto ottenere questi ok, l’esercente o l’ufficio municipale che rilascia le concessioni? Fermi tutti, don’t worry. La lettera dice pure però che una speciale Commissione sta studiando il Piano di Massima Occupabilità che entro il 31 dicembre dirà ad ognuno quanto spazio potrà occupare.

Di questo e di più abbiamo parlato nella nostra recente inchiesta a valle della quale ospitiamo un intervento di Paolo Salonia, Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio che rappresenta centinaia di residenti. Nella querelle non sono parte in causa, ma come Comitato sono parte attiva del territorio; in attesa dunque di sentire la voce degli esercenti coinvolti intanto sentiamo la loro.

Città Storica e Centro Storico

“Proviamo a mettere un po’ di ordine nella vasta materia – scrive Salonia – e farne discendere poche considerazioni. Innanzitutto, Città Storica non è Centro Storico, ma sono due perimetrazioni diverse (la prima più ampia, la seconda più stretta e limitata alle Mura Aureliane) che contemplano normative specifiche. E l’intera area di Ponte Milvio ricade nella Città Storica (a vederla non si crederebbe davvero!) e, dunque, finalmente dovrebbero essere rispettate tutte le norme e regole previste.”

“Una di queste – spiega Salonia – è relativa all’occupazione di suolo pubblico per l’ottenimento del quale “…deve essere acquisito il parere preventivo e obbligatorio dell’Ufficio per la città storica e della Sovrintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma”. A parere del sottoscritto sembra evidente che il parere preventivo e obbligatorio lo debba acquisire l’Amministrazione che deve rilasciare l’autorizzazione, ma mi rimetto rispettosamente alla lettura autentica dell’articolo della Delibera.
Ma potrebbe essere giusta la perplessità espressa da alcuni commercianti, tu Municipio perché me l’hai concessa nel momento in cui ti risultava mancante la documentazione necessaria?
Quindi, è anche vero e giusto che questa Amministrazione Municipale, resasi conto del disordine imperante nelle concessioni, abbia inteso metterci le mani.
Né le perplessità avanzate dai commercianti (non dovevo essere io a chiedere il parere) possono diventare motivo di opposizione alla (tardiva) applicazione delle regole.”

Banchi, bancarelle e furgoni

“Poi esiste la questione del commercio ambulante, sul quale pure si fanno tante chiacchiere, spesso definendolo abusivo, ma i due termini non sono sinonimi. Certamente quello ambulante dispone di tutte le autorizzazioni necessarie, ma altrettanto certamente nel mezzo del caos tremendo della Piazza-suk si infila quello abusivo.”

“Limitiamoci a quello ambulante, per il quale tutti sono in regola. La domanda è  se viene ritenuta regolare anche la sosta dei furgoni per l’intero arco temporale dell’attività di commercio, quando, se non sbaglio e vorrei essere pubblicamente smentito, la norma prevede che detti furgoni debbano scaricare la merce su strada, andare via per parcheggiarsi altrove, tornare alla fine dell’attività commerciale quotidiana a ricaricare la merce.
Così non accade e lo scempio risulta vistosamente sotto gli occhi di tutti noi che possiamo ammirare  un fondale di lamiere a copertura di quell’insulso paesaggio urbano della Piazza, del Ponte, della Torretta del Valadier, della Chiesa, dell’insieme. Senza che mai compaia un Vigile Urbano a fare rispettare la predetta norma, che attendo venga smentita con argomenti specifici e incontrovertibili.
Inoltre, una seria pianificazione della utilizzazione dello spazio urbano storico consiglierebbe una diversa collocazione delle attività del commercio ambulante, tra l’altro decisamente eccessivo e dilagante.”

PMO chi?

“E ancora – incalza Salonia – è in arrivo il famosissimo PMO, Piano di Massima Occupabilità, l’araba fenice, quell’oscuro oggetto del desiderio, il castigamatti, il mangiafoco, la terribile damnatio, e chi più ne ha più ne metta. Non spenderei altre parole su questo “oggetto”, preferisco attendere il 31 dicembre per assistere al miracolo, alla visione della Madonna.”

“Infine (anche se l’elenco – ahimè – non finisce certamente qui, ma un po’ di carità di Patria non guasta) facciamo un rapido volo d’uccello su questa parte di città e godiamo del disordine della sosta selvaggia che oramai garantisce il passaggio (stretto) di una sola macchina (possibilmente di piccola cilindrata) alla volta.”

Un far west, ma lo sceriffo non comunica

“Riassumendo, esiste una oggettiva situazione da far west ed una Amministrazione che vuole applicarsi per far rispettare le regole. Ci sarebbe di che gioire….se non fosse che qui casca l’asino, sul terreno scivoloso della schizofrenia. Non si capisce, infatti, l’organicità del disegno complessivo e, anzi, si resta perplessi sullo stridente contrasto dei comportamenti.”

“E’ difficile credere nell’efficacia di alcuni provvedimenti anche se in linea di principio giusti e condivisibili (nello specifico, la famosa lettera di cui si tratta), quando girando il capo si assiste all’indecoroso spettacolo di tutto il resto descritto (bonariamente) sopra, nella più totale assenza di controlli, contrasti e presenza del Municipio, delle Forze dell’Ordine, della Polizia Municipale.”

“Che senso ha e, ancora di più, che credibilità può essere accordata all’azione, assumere una iniziativa lodevole, ma così fortemente incerta e indefinita negli esiti e nelle tempistiche e, soprattutto, in presenza di un contesto che non viene minimamente aggredito con interventi globali, pianificati e agiti con determinazione e forti di una visione di riferimento identificabile.”

“Per quanta fiducia si voglia comunque riservare alla nuova Amministrazione, non è difficile essere assaliti dal timore di uno scenario prossimo venturo fitto di provvedimenti di deroga frettolosamente concepiti per tappare buchi e rincorrere “vuoti”, delibere in qualche modo rattoppate, il tanto atteso PMO nascere incerto  e lacunoso in una sua concezione limitatamente “di misure sul selciato”, a fronte del quale scenario tutto il resto indisturbatamente selvaggio e compulsivamente caotico.”

“Probabilmente in via Flaminia nella sede del Municipio le cose sono ben altrimenti state concepite e l’orologio funziona alla perfezione, ma allora sicuramente siamo in presenza di una vistosa mancanza di “comunicazione” efficace, nella direzione da Amministrazione a Cittadini, carenza anche questa assai grave soprattutto considerando che gli attuali Amministratori sono quelli che fanno della “rete” il loro Verbo.”

“Alla fine del “giro dell’oca”, al solito ne fanno le spese i Cittadini. Sia coloro che nell’area lavorano e per questo devono rispettare le regole, assolutamente, ma all’interno di un sistema unitario che garantisca loro equità e giustizia. Sia i residenti ai quali almeno fare giungere un messaggio di speranza che forse un giorno non lontanissimo potranno ricominciare a guadagnare punti sul tabellone della qualità della vita.”

I fulmini di Zeus

“In sintesi, cari Amministratori, ben vengano le vostre inversioni di tendenza, ma che siano coerenti, complessive, programmate a 360°, concertate anche all’interno di processi partecipativi e non calate dall’alto come fulmini di Zeus, con esiti definiti e sostenute da campagne informative e capillari.”

“Noi continueremo ad essere vigili e a setacciare a maglie strettissime tutto il vostro operato” conclude Salonia mandando un messaggio chiaro e preciso al governo di prossimità: “Sappiate comunque che, qualora non ve ne foste ancora accorti (e tutto lo fa pensare), lo stato indecente in cui questa intera area è condannata ha ormai superato ogni limite di umana sopportazione.
Quale migliore saluto, dunque, del famoso appello di Cicerone a Catilina “Quousque tandem abutere patientia nostra?“.

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3 COMMENTI

  1. Il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, emanato con D.Lgs. n. 42/2004, ha dettato la seguente disciplina che deve valere anche per l’esercizio del commercio in piazzale di Ponte Milvio.
    Art. 52. Esercizio del commercio in aree di valore culturale e nei locali storici tradizionali 1. Con le deliberazioni previste dalla normativa in materia di riforma della disciplina relativa al settore del commercio, i comuni, sentito il soprintendente, individuano le aree pubbliche aventi valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico nelle quali vietare o sottoporre a condizioni particolari l’esercizio del commercio.
    1-bis. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 7-bis, i comuni, sentito il soprintendente, individuano altresì i locali, a chiunque appartenenti, nei quali si svolgono attività di artigianato tradizionale e altre attività commerciali tradizionali, riconosciute quali espressione dell’identità culturale collettiva ai sensi delle convenzioni UNESCO di cui al medesimo articolo 7-bis, al fine di assicurarne apposite forme di promozione e salvaguardia, nel rispetto della libertà di iniziativa economica di cui all’articolo 41 della Costituzione.
    1-bis. Al fine di contrastare l’esercizio, nelle aree pubbliche aventi particolare valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico, di attività commerciali e artigianali in forma ambulante o su posteggio, nonché di qualsiasi altra attività non compatibile con le esigenze di tutela del patrimonio culturale, con particolare riferimento alla necessità di assicurare il decoro dei complessi monumentali e degli altri immobili del demanio culturale interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti, nonché delle aree a essi contermini, le Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici e le soprintendenze, sentiti gli enti locali, adottano apposite determinazioni volte a vietare gli usi da ritenere non compatibili con le specifiche esigenze di tutela e di valorizzazione, comprese le forme di uso pubblico non soggette a concessione di uso individuale, quali le attività ambulanti senza posteggio, nonché, ove se ne riscontri la necessità, l’uso individuale delle aree pubbliche di pregio a seguito del rilascio di concessioni di posteggio o di occupazione di suolo pubblico.

  2. E’ stato per di più approvato lo scorso 25 novembre il Decreto Legislativo che, in attuazione della Legge n.124 del 7 agosto 2015, sancisce all”art.1 la facoltà per i Comuni di individuare zone nelle quali – in ragione dell”esigenza di tutela del valore storico, archeologico, artistico e paesaggistico – può essere vietata un’attività commerciale incompatibile con i luoghi. I Comuni insieme con Soprintendenza e Regione potranno redigere un regolamento di tutela dei patrimoni storici o Unesco. Saranno così limitate le attività non adeguate, non decorose e inappropriate.

  3. Sicuramente è da ringraziare Rodolfo Bosi per la sua solita e competente puntualità nei riferimenti normativi.

    Ai quali vorrei aggiungere, molto semplicemente, un richiamo all’art.9 della Costituzione della Repubblica Italiana (La Repubblica..Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione) e all’art. 45 della stessa (….La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell’artigianato….).

    Il 9 novembre scorso si è svolta a Roma, presso la Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini, la VII Conferenza Nazionale dei Siti italiani iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, su iniziativa del Ministero dei Beni e delle Attività Culturale e del Turismo.
    In questo contesto è stata avviata l’istituzione dell’Osservatorio sui Siti del Patrimonio Mondiale italiani Unesco, per monitorare, comprendere, valutare, orientare.
    Per conservare la propria iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale, infatti, è mandatario che ogni sito presente metta in campo azioni di salvaguardia dei requisiti che l’Unesco impone.

    Molto si è parlato del caso di Roma, oggi particolarmente sotto attenzione da parte della stessa Unesco.

    Per questi motivi ho scritto che la materia è vasta.

    Per questi motivi dovremmo sforzarci tutti a dare un contributo volto alla soluzione del degrado dell’area di Ponte Milvio, Città Storica.

    Per questo motivo, ritengo importante che si aprisse finalmente un vero confronto di idee tra tutti i soggetti coinvolti e “portatori di interesse”.

    Paolo Salonia
    Portavoce del Comitato Abitare Ponte Milvio

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