Home CRONACA Amianto all’Enea Casaccia, un milione alla famiglia del ricercatore morto

Amianto all’Enea Casaccia, un milione alla famiglia del ricercatore morto

Due sentenze della magistratura romana riconoscono le responsabilità per l’esposizione professionale all’amianto nei laboratori del centro di ricerca.

enea casaccia osteria nuova
Galvanica Bruni

Due diverse pronunce della magistratura romana — una del Tribunale Civile e una della Corte d’Appello — hanno riconosciuto le responsabilità legate all’esposizione professionale all’amianto all’interno del centro Enea Casaccia a Osteria Nuova – ultimo lembo del Municipio XV al coinfine di Roma Nord – condannando l’ente a risarcire con circa un milione di euro la famiglia di un ricercatore tecnico morto di mesotelioma pleurico.

La vicenda riguarda F.B., dipendente del centro di ricerca romano deceduto nel 2017 dopo una malattia insorta l’anno precedente.

Secondo quanto ricostruito nelle cause civili, il ricercatore avrebbe lavorato per anni in ambienti contaminati da amianto aerodisperso, esposizione che i giudici hanno ritenuto determinante nello sviluppo della patologia tumorale.

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Dopo il riconoscimento della malattia professionale da parte dell’INAIL, la moglie e i due figli hanno avviato un lungo percorso giudiziario per ottenere il pieno accertamento delle responsabilità e il risarcimento dei danni subiti dal lavoratore e dai familiari. Le sentenze, diventate definitive in questi giorni, hanno riconosciuto sia le sofferenze affrontate dal ricercatore negli ultimi mesi di vita sia il danno subito dalla famiglia dopo la sua morte.

Nel dettaglio, la Corte d’Appello di Roma (leggi qui la sentenza) ha confermato il risarcimento per il cosiddetto danno biologico terminale e per il danno catastrofale, cioè la piena consapevolezza della gravità della malattia e dell’esito inevitabile. I giudici hanno stabilito 49.319 euro per il danno biologico terminale e 98.638 euro per il danno catastrofale, oltre rivalutazione e interessi, per un importo complessivo di circa 148mila euro.

Parallelamente, il Tribunale Civile di Roma ha riconosciuto alla moglie e ai figli il danno da perdita del rapporto parentale, condannando Enea al pagamento di altri 837mila euro complessivi, oltre interessi e danni da ritardato pagamento (la sentenza, leggi qui).

La vicenda riporta l’attenzione sul tema della presenza di amianto nei luoghi di lavoro e sulle conseguenze sanitarie che, a distanza di decenni, continuano a emergere anche all’interno di strutture pubbliche e centri di ricerca.

A commentare la doppia pronuncia è stato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. “È una vicenda che lascia profonda amarezza perché parliamo di un ente pubblico che avrebbe dovuto garantire la massima tutela della salute dei propri dipendenti” ha dichiarato, sottolineando come negli anni “molti lavoratori si siano ammalati e alcuni abbiano perso la vita a causa dell’amianto”.

Secondo Bonanni, la storia del ricercatore dell’Enea Casaccia dimostra “quanto sia fondamentale continuare le attività di bonifica e messa in sicurezza dei luoghi contaminati”, ricordando che dietro ogni procedimento giudiziario “ci sono persone, famiglie e vite profondamente segnate dalla malattia e dalla perdita”.

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