Home CRONACA Violenza di gruppo al Factory, vigilante condannato a 11 anni

Violenza di gruppo al Factory, vigilante condannato a 11 anni

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Galvanica Bruni

Arriva la seconda condanna per la violenza di gruppo avvenuta nella notte fra il 18 e il 19 maggio del 2019 in un capanno per gli attrezzi di pertinenza del Factory Club, la discoteca in piazzale dello Stadio Olimpico angolo con via Edmondo De Amicis, alle spalle dello Stadio Olimpico.

La quinta sezione penale del tribunale di Roma ha condannato a 11 anni di reclusione I. I. tunisino di 38 anni, che all’epoca dei fatti lavorava come vigilante nella discoteca e che è stato riconosciuto colpevole di stupro e violenza di gruppo ai danni di una ventunenne di origine etiope.

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Prima di lui, a luglio 2020, era stato condannato col rito abbreviato a 6 anni e 8 mesi G.R.R., 26enne di origine romena. A far parte del gruppo dei violentatori anche un italiano che non è stato ancora identificato e per il quale proseguono le indagini.

La vicenda

La ragazza era arrivata nel locale con alcuni suoi amici per trascorrere qualche ora in allegria e sentire musica. Lì aveva fatto conoscenza con un ragazzo italiano dai modi garbati, simpatico. Parlano per un po’ e poi escono dal locale per fare due passi. E’ a quel punto che quella che sembrava una normale serata in allegria si trasforma in un dramma.

La giovane viene trascinata dall’uomo – la cui identità è ancora ignota – nel capanno degli attrezzi del locale dove viene spogliata con la forza e abusata, nonostante le sue resistenze e le urla. Arriva un secondo uomo, I.I., vestito da vigilante, che invece di aiutare la vittima assistite allo stupro e subito dopo la violenta anche lui. Il dramma si completa con l’arrivo di un terzo uomo, G.R.R., giardiniere del locale, che la costringe a un ulteriore rapporto. Dopo lo stupro l’abbandonano, frastornata e dolorante.

La ragazza riesce a riprendersi, a ricomporsi e a uscire in cerca dei suoi amici per chiedere aiuto. Sotto choc e in lacrime rientra nel locale. Arriva l’autoambulanza e viene accompagnata al Pronto Soccorso dove i medici appurano la presenza di ferite e la violenza sessuale.

Immediate le indagini degli investigatori della Squadra Mobile che, coordinati dalla Procura della Repubblica, in poche settimane portano all’individuazione e all’arresto del terzo violentatore, il giardiniere del locale, che sottoposto a processo nella primavera del 2020 chiede di essere giudicato con il rito abbreviato e viene condannato a 6 anni e 8 mesi.

Nel frattempo le indagini non si erano fermate e avevano consentito di individuare un secondo responsabile  della violenza: il 38enne tunisino, addetto alla sicurezza della discoteca. Lui, “il secondo uomo vestito come un vigilante” – così la vittima lo aveva descritto – , è sopraggiunto mentre stava subendo gli abusi del primo. La ragazza sperava che fosse arrivato in suo aiuto ma lui, invece di soccorrerla, non esita a sopraffarla con la forza e a violentarla.

Gli investigatori, partendo dalla descrizione fatta dalla ragazza, identificano tutto il personale di sicurezza e di servizio presente nel locale. Le informazioni acquisite vengono incrociate con le testimonianze di alcuni giovani che si trovavano nel locale per trascorrere la serata, che forniscono agli investigatori foto e  video in loro possesso.

Il cerchio si stringe così sul tunisino che, pochi giorni dopo la grave vicenda, aveva lasciato l’Italia per rientrare in Tunisia. Nel frattempo, la certezza sulla corretta individuazione arriva con la comparazione del DNA dell’uomo le cui tracce sono state trovate sulla vittima e sugli abiti che indossava.

Nella serata di sabato 1 novembre 2019, certo che le acque si siano calmate, l’uomo torna in Italia e sbarca a Fiumicino da un aereo proveniente dalla Tunisia. Lì, però, ad aspettarlo ci sono gli agenti della Squadra Mobile che lo portano dritto a Regina Coeli in attesa del processo. E poche ore fa la condanna: 11 anni dietro le sbarre.

Giulia Vincenzi

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