Home CRONACA Ponte Milvio, dopo la bidonville niente. Se ne riparla nel 2024

Ponte Milvio, dopo la bidonville niente. Se ne riparla nel 2024

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Area verde, area giochi o parcheggio? Quale destino attende l’ampio sterrato dietro il cancello al civico 36 di via Castelnuovo di Porto, piccola traversa di via Flaminia a una manciata di passi da Ponte Milvio?

Dopo lo sgombero e l’abbattimento della bidonville avvenuto a luglio 2019 la destinazione urbanistica di quell’area  è ancora incerta, ma il XV Municipio assicura: in ogni caso sarà uno spazio utile ai cittadini e secondo i piani attuali i lavori inizieranno nel 2024.

Il progetto per la riqualificazione del terreno abbandonato di  via Castelnuovo di Porto è stato infatti inserito all’interno del Piano di Investimenti dell’ultimo bilancio per il triennio 2021-2023, che sarà votato dall’Assemblea Capitolina nelle prossime settimane e che prevede lo stanziamento di 40 milioni di euro per la manutenzione straordinaria del patrimonio di competenza del Municipio XV.

Al civico 36 di quella stretta viuzza senza uscita, della quarantina di persone per lo più di nazionalità filippina oggi  non c’è più nessuno e della bidonville non è rimasto nulla. L’11 settembre 2019, secondo le direttive dell’Assessorato alle Politiche Sociali del Municipio XV, l’area fu sgomberata con l’intervento congiunto di Polizia Locale di Roma, Polizia di Stato e alcuni operatori del servizio di assistenza alloggiativa del Comune di Roma.

L’insediamento era nato a metà anni ’90, quando una famiglia senza dimora vi costruì la sua casa-baracca. Nel tempo, le baracche aumentarono e la bidonville prese corpo e fisionomia. Ricordiamo per esempio il blitz della polizia che nel 2003 portò alla luce un ring per combattimenti fra galli col sequestro di 64 pennuti e la denuncia di tre persone di cui una donna, madre di undici figli, ritenuta la mente dell’organizzazione. Qualche anno dopo la favela divenne invece abitazione di trans brasiliani e dopo che questi si trasferirono nell’area di via Gradoli e via Due Ponti nell’insediamento presero alloggio diverse famiglie di origine filippina e numerose altre di nomadi.

La prima ordinanza di sgombero risale al febbraio del 1999. A firmarla, sulla base di un parere dell’ASL, fu l’allora sindaco Francesco Rutelli, ma poi non fu mai eseguita.
Nel 2013, con una nostra inchiesta e con le voci di chi ci viveva, accendemmo i riflettori sul degrado e la precarietà in cui versava quell’agglomerato di casette percolanti. Ad accompagnarci fu Anna, giovane donna con tre figli che ci raccontò: “Fummo i primi a costruire in questo spazio abbandonato e il comune ci concesse la residenza. Oggi siamo una ventina di famiglie, viviamo senza regole, senza aiuti e in balia della prepotenza dei nomadi che vivono nelle altre baracche”.

Nel 2019, le precarie abitazioni costruite in pannelli di legno e lastre di lamiera vennero sigillate e la bidonville successivamente abbattuta mentre i circa quaranta abitanti di nazionalità filippina, rumena e italiana, di cui quattro minori, dovettero trovare altre sistemazioni.

Oggi sono passati diciotto mesi e l’area appare come una landa spianata in attesa di essere riqualificata. Sarebbe molto importante per i cittadini poter usufruire di quello spazio, sia come area parcheggio, visto l’afflusso di persone che la zona richiama ogni giorno, sia come area verde per passeggiare, far giocare i bambini o dedicarsi all’attività sportiva.

“Sono 385 mila gli euro stanziati per il progetto nella sua globalità”, dichiara a VignaClaraBlog.it Stefano Simonelli, Presidente del XV Municipio, specificando che “di questi, 35 mila saranno utilizzati entro il 2021 per definire la fattibilità dell’avvio del progetto, mentre 350 mila saranno impegnati nel 2023 per indire il bando del progetto. Se tutto rispetta il cronoprogramma del Municipio i lavori inizieranno nel 2024″.

Per farne cosa, gli chiediamo. “La nostra intenzione è creare un’area verde o una zona parcheggio o un misto tra le due tipologie, tutto dipenderà dalle valutazioni urbanistico-ambientali che si faranno. Le due ipotesi, infatti, hanno bisogno di verifiche necessarie alla definizione della progettazione. A ogni modo – conclude – creeremo un luogo che abbia un valore e un’utilità per la cittadinanza”.

Giulia Vincenzi

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