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Via del Foro Italico, sgomberato il campo nomadi

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E’ in corso da questa mattina lo sgombero del campo nomadi “Foro Italico” ubicato da decenni sulla Tangenziale, a ridosso del ponte Tor di Quinto. Sul posto la Polizia Locale di Roma con circa 50 agenti che, alla presenza del comandante generale Stefano Napoli, hanno messo in sicurezza la zona dalla presenza di bombole di gas e materiale elettrico mentre sono stati apposti i sigilli ai moduli abitativi per evitare nuovi accessi. Le operazioni di bonifica dureranno diversi giorni.

Una nota del Campidoglio fa sapere che sul posto è presente anche la Sala Operativa Sociale che sta formulando proposte di presa in carico presso il circuito di accoglienza capitolino a tutte le fragilità presenti, mentre una soluzione permanente verrà loro assicurata in poche settimane.

Garantito specifico supporto anche agli animali presenti, cani e gatti, tramite un’apposita unità a tutela del loro benessere.

Cardilli (M5S): “Stop alla grande discarica”

“Le operazioni sono mirate a ripristinare un’adeguata condizione di salute pubblica e di legalità. Nell’area insiste infatti un’enorme discarica che rappresenta una forte minaccia ambientale per tutte le persone presenti nell’area e per i cittadini che abitano nel quartiere. A breve Ama inizierà gli interventi di bonifica della discarica, mettendo fine a una situazione di estrema pericolosità” spiega il delegato alla Sicurezza della Sindaca, Marco Cardilli.

Angelilli-Erbaggi: “Una grande vittoria di FDI”

“Questa mattina sono iniziate le procedure per lo sgombero con relativa bonifica dell’area. Una situazione ambientale ampiamente oltre i limiti della legalità, caratterizzata da roghi tossici che per anni hanno messo in pericolo la salute dei cittadini della zona, l’ultimo dei quali avvenuto non più tardi di sabato scorso, che ha portato alla luce la presenza di altre sessanta persone di origine filippina, tra cui molti bambini, costrette a vivere ai margini della società, il tutto in un contesto di degrado assoluto denunciato con forza da Fratelli d’Italia” dichiarano Roberta Angelilli, membro dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia, e Stefano Erbaggi, membro del direttivo romano.

“Siamo soddisfatti di questa prima grande vittoria e resteremo vigili nel verificare che l’area venga definitivamente liberata e restituita alla fruibilità pubblica, impedendo che si riverifichino nuovi fenomeni di occupazione abusiva della zona con la compiacenza delle Autorità preposte al controllo” incalzano i due esponenti sostenendo”: non possiamo infatti non ricordare e denunciare i tentativi, avvenuti negli ultimi giorni da parte di esponenti della Sinistra e di sedicenti associazioni di impedire la bonifica dell’area, giustificando tali azioni con la salvaguardia dei diritti umani. Ci domandiamo cosa ci sia di umano nel condannare decine di persone a vivere in una situazione di degrado totale e, soprattutto, che significato diano tali personaggi ai concetti di ‘diritto alla tutela della salute e rispetto della legalità’. Appare evidente che questi signori siano del tutto scollegati da quelle che sono le priorità ed i diritti fondamentali, mossi solo da politiche buoniste e offuscati da un non meglio precisata ideologia”.

Torquati (PD): “Propaganda e fuffa del centrodestra”

“Torna la propaganda del centrodestra romano sullo sgombero del campo rom del Foro Italico. A loro dire ne hanno il merito, come hanno il merito di aver fatto arrivare anche la troupe de “Le iene”: almeno questo scrivono nei loro comunicati che da stamattina impazzano sulle agenzie.  Ricordiamo loro che in Municipio XV ricordiamo bene lo sgombero a Tor di Quinto realizzato sotto l’Amministrazione Alemanno: il risultato fu solo quello di trasferire le famiglie lì residenti in altri campi di Roma, compreso Camping River su via Tiberina che divenne di fatto un campo difficilmente gestibile per la quantità di persone presenti. Se parlassero con le famiglie romane residenti in quella via, lo saprebbero”.

Così replica in una nota Daniele Torquati, capogruppo PD in Municipio XV, dichiarando: “Ecco, oggi di fronte a questo nuovo sgombero e alla propaganda che torna a mostrare i muscoli, prendiamo atto di una Sindaca che senza soluzioni alternative e a beneficio della qualità della vita a Roma fa la sua passerella davanti alle telecamere e prendiamo atto di un centrodestra che dimentica lo scempio già fatto nel corso dell’Amministrazione Alemanno. É la politica dei selfie d’estate: tanta apparenza e poche soluzioni concrete”.

Discariche figlie e discariche figliastre…

Si fa un gran parlare oggi della discarica ai bordi del campo nomadi in via di sgombero.  “Un’enorme discarica che rappresenta una forte minaccia ambientale” l’ha definita il delegato alla Sicurezza della Sindaca, Marco Cardilli, annunciando che “a breve Ama inizierà gli interventi di bonifica mettendo fine a una situazione di estrema pericolosità”.

Ben venga questa bonifica. Ma non possiamo non ricordare che sulla sponda opposta del Tevere, esattamente di fronte al campo nomadi di cui oggi tanto si parla, esiste un’altra discarica abusiva, forse la più grande di Roma: quella di via del Baiardo, a Tor di Quinto, sempre più letamaio della capitale. Si trova a soli millecinquecento metri da Ponte Milvio; là brilla la movida, qui c’è uno scenario d’inferno: sei ettari di rifiuti.

Sono servite a poco le barriere di cemento installate a dicembre 2016 per impedire l’accesso ai furgoni e ai mezzi pesanti. Il via vai era continuo, a scaricare rifiuti in quei sei ettari di area golenale diventata nel giro di pochi anni la più grande discarica abusiva di Roma ci andavano tutti.
Cominciarono ad andarci dalla fine del 2012 quando, dopo aver sgomberato un campo nomadi che lì aveva sede da un ventennio, l’area fu abbandonata a sé stessa dalle istituzioni diventando un letamaio di sei ettari.

Materiale di risulta, mobili, elettrodomestici, lastre di eternit, pneumatici, televisori, computer, secchi di vernice, centinaia di sacchi con calcinacci e mattonelle: ci hanno scaricato di tutto per anni ma ora, col tempo, la vegetazione ha coperto questo ammasso di rifiuti.

Chi vi si avventura oggi pensa di salire e scendere per collinette, in realtà basta scavare appena appena con la punta della scarpa, basta strappare qualche rovo per far emergere la drammatica realtà: tonnellate di materiale inquinante che marcisce nel tempo condannando inesorabilmente a morte certa il terreno e l’ambiente.

Una situazione nota alle istituzioni a tutti i livelli e che si protrae fra rimpalli di competenze su chi spetti la bonifica fra Comune e Regione, e fascicoli aperti in Procura contro ignoti per inquinamento ambientale, mentre quella che poteva essere una riserva naturale, una grande area verde a disposizione della collettività sta morendo a colpi d’inquinamento dimenticata da Dio e dagli uomini.

Documentata da decine di articoli di VignaClaraBlog.it e di altre testate, giunta in TV su emittenti locali ma anche sul TGR Lazio, oggetto finanche di un’interrogazione parlamentare, nessuna amministrazione succedutasi da sette anni in qua nel Municipio XV, in Campidoglio e in Regione Lazio può dire di non essere al corrente di questo scempio ambientale.

Oggi la discarica  sta sempre lì e continua a crescere. Ora i furgoni arrivano e scaricano direttamente al di là dei new jersey, le barriere in cemento poste a bloccare l’accesso. E scaricano ancora calcinacci, elettrodomestici, bidoni, carcasse di mobili, vecchi computer, televisori, materassi a volontà, come se non bastassero quelli già distribuiti lungo i sei ettari. A quando la bonifica?

1 commento

  1. Articolo poco chiaro, perché dopo tanti anni e tanto impegno veniamo a sapere dell’esistenza di altri campi o posti dove si rifugiano persone in arrivo da non si sa dove di nazionalità anche questa non bene evidenziata nell’articolo.
    Ad eccezione dei “Rom” per i quali sono sempre esistite chiare volontà sulla loro indispensabile e festeggiata presenza, su questi altri insediamenti l’articolo non specifica.
    Ed è difficile capire l’esistenza di difficoltà o allarmi perché risultano esserci tantissime strutture attrezzate, in piedi, finanziate ed in piena attività rivolte proprio all’accoglienza ed ai processi necessari di identificazione, cura, sostegno morale e dialogo, finalizzati al raggiungimento delle mete desiderate o per l’avvio dei processi d’integrazione.
    Comunque, a quanto pare casi non paragonabili allo sgombero del famigerato “River ” lungo ed estenuante sgombero per compromissioni dei residenti in attività economico commerciali varie.
    Realtà tra l’altro che ha ampiamente scosso e costretto alla riflessione proprio il mondo Rom, le comunità Rom sul loro ruolo e sul loro comportamento, tanto da collezionare vere prese di distanza tra i vari rappresentanti delle varie realtà Rom.
    Le discariche solito malcostume.

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