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La discarica di Tor di Quinto approda in Parlamento

La vicenda della discarica abusiva di via del Baiardo, a Tor di Quinto, forse la più grande discarica oggi presente nella Capitale, approda in Parlamento diventando un caso che non potrà più essere facilmente ignorato.

A seguito del sequestro dell’area per ordine della Procura della Repubblica di Roma e a pochi giorni dalle dichiarazioni della Regione Lazio rilasciate a VignaClaraBlog.it ( “….L’Ardis ha fatto quanto doveva….lo sgombero di rifiuti riversati sulla sponda è di competenza degli uffici comunali attraverso la controllata Ama...”), venerdì 21 ottobre è stata infatti presentata un’interrogazione parlamentare sulla vicenda della discarica abusiva da parte del Gruppo parlamentare Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà.

Firmata da Filiberto Zaratti, l’interrogazione è diretta al Ministro dell’Interno, al Ministro dell’Ambiente e a quello delle Attività Culturali e Turismo.

Nella stessa, dopo aver ripercorso sinteticamente le tappe della vicenda, l’interrogante chiede ai tre rappresentanti del governo “se non ritengano urgente promuovere iniziative con la partecipazione dell’Autorità di Bacino, della Prefettura, della competente Soprintendenza nonché degli enti territoriali interessati, per fronteggiare la situazione critica dell’area golenale, a salvaguardia del fiume Tevere, bene paesaggistico tutelato ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42“.

La risposta da parte del Ministro dell’Ambiente, delegato a rispondere, è attesa entro i prossimi 15-20 giorni.

Sigilli e sequestro non intimoriscono

Nel frattempo si registrano nuovi arrivi nella discarica; sigilli e sequestro non fanno paura a chi ogni giorno riversa detriti e rifiuti nella più grande discarica abusiva della Capitale.

Solo pochi giorni fa, era il 10 ottobre, su disposizione della Procura della Repubblica di Roma gli agenti del commissariato Ponte Milvio avevano apposto i sigilli all’accesso all’area affiggendo un avviso col quale si comunicava l’avvenuto sequestro della stessa.

Un provvedimento che, nelle intenzioni, doveva consentire il “congelamento” della situazione in attesa che alcuni new jersey in cemento – compito che sta svolgendo la Regione Lazio – prendano il posto dei nastri bianco-rossi impedendo fisicamente l’accesso a camion e furgoni.

E invece no, i sigilli non intimoriscono nessuno. Basta strappare il nastro, entrare con il furgone, scaricare i rifiuti, uscire e riannodare il nastro con un bel fiocco. E’ quello che accade in questi giorni.

Lo dimostra questa documentazione fotografica: il giorno in cui sono stati apposti i sigilli questi rifiuti non c’erano. Oggi invece sono lì, pochi metri dopo i nastri.

Sudici materassi, vecchi mobili, sacchi di materiale da risulta sono andati a sommarsi alle centinaia di tonnellate che giacciono nell’area da anni. Non c’è pace per questa preziosa area golenale di sei ettari mentre sul chi tocchi bonificarla non c’è alcuna chiarezza.

Nel frattempo il terreno si inquina sempre più e nell’aria, a una manciata di metri dalla pista ciclabile, volano polveri di amianto rilasciate da quintali di lastre di eternit abbandonate mesi fa e mai rimosse.

Sarà ora questa interrogazione parlamentare a sbloccare l’mmobilismo?

Claudio Cafasso

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