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Tomba di Nerone caput spathula

cinghiali tomba di nerone

Fai la ninna fai la nanna cinghialetto della mamma”; così si potrebbe riadattare una vecchi filastrocca che ha addormentato schiere di pargoli, per i tre grossi cinghiali che riposano ai giardini di Tomba di Nerone. Anche se i bestioni a dire il vero, satolli per le carote e le insalate generosamente offerte dai residenti della Cassia, non sembrano avere bisogno di nessuna ninna-nanna per dormire il sonno dei giusti.

I giardini, disertati dai cittadini per la sporcizia, sono oggi in pieno fermento: c’è chi scatta foto, chi vorrebbe accarezzarli e perfino a chi pensa ad un succulento spezzatino.

C’è anche un manipolo di guardiaparco piuttosto perplessi: abituati per lavoro ad osservare gli ungulati razzolare nei boschi, si trovano ad affrontare (direbbero Aldo, Giovanni e Giacomo) una situazione Kafchiana.

guardiaparcoNeppure lo splendido sepolcro di Vibio Mariano ha mai richiamato così tanti curiosi; i residenti oramai sono abituati ma per chi transita in Via Cassia è uno spettacolo affascinante, quasi da wilderness. Qualcuno sosta perfino sulla consolare dopo aver acceso le quattro frecce; giusto il tempo di fare un filmato da mostrare ai figli. Roba del tipo: “Anch’io c’ero quel giorno!”.

E allora la soluzione al “problema-cinghiali” si fa strada nella nostra mente come un torrente impetuoso che fuoriesce dagli argini tombati: trasformare i degradati giardini di Roma in Parchi-Safari dove osservare e dare da mangiare ai cinghiali come si fa con le oche e i piccioni al laghetto di Villa Borghese.

I benefici sarebbero numerosi: innanzitutto i cinghiali, anziché scorrazzare sulle strade e intorno ai cassonetti, si concentrerebbero nei parchi; i romani, piuttosto che  intasare i cassonetti, potrebbero portare gli avanzi ai mansueti cinghialotti che smetterebbero così di dissodare giardini ed orti; gli ambientalisti sarebbero contenti perché non ci sarebbe nessuna mattanza tra gli ungulati; nonni e nipoti potrebbero trascorrere ore felici nei parchi risparmiando il biglietto di ingresso al Bioparco.

Come idea può sembrare forse un tantino bislacca ma non è che ci siano oggi sulla piazza altre soluzioni: da anni si discute, si fanno proposte e censimenti, si contano e si ricontano (come contare un milione e più di cinghiali in continuo movimento per noi resta un mistero). Qualcuno li vorrebbe morti, altri solamente sterilizzati, altri ancora trasformati in succulente bistecche o salsicce…..

Gli unici a non essere contenti potrebbero essere i cacciatori che vedrebbero diminuire le presenze all’interno di selve e boschi e le loro prede migrare verso i parchi.

D’altra parte al momento non ci sono soluzioni a portata di mano: il piccolo cinghialetto maremmano, che pesava si e no 50-60 kg, oggi si è trasformato, grazie a “geniali” incroci venatori,  in un prolifico mostro dal peso di un paio di quintali per niente intimorito dalla presenza umana….

cinghialettoIn realtà una alternativa ci sarebbe anche se un tantino più cruenta: sapete quanto costa una spazzola fatta con i peli di cinghiale? Non meno di 150 sterline.

L’Italia e Roma potrebbero diventare i maggiori produttori di spazzole al mondo risolvendo una volta per tutte la crisi-economica e prendendo finalmente a calci il famigerato “spread”. Le setole di cinghiale, grazie alla presenza di piccole scaglie, tolgono dai capelli ogni tipo di impurità e li rendono sani e luminosi.

Si tratterebbe perciò di spazzole di grandissima qualità, a chilometri zero, naturali, biologiche: spazzole DOC dell’Insugherata e di Tomba di Nerone che potrebbe essere ribattezzata caput spathula.

Francesco Gargaglia

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