Home CRONACA Nell’aria c’è voglia di legalità: Federica Angeli e don Coluccia a Labaro

Nell’aria c’è voglia di legalità: Federica Angeli e don Coluccia a Labaro

angeli cafasso coluccia

Entrambi minacciati di morte, lei vive sotto scorta dal 2013, lui sotto tutela dal 2014. Sono Federica Angeli, giornalista di Repubblica, e don Antonio Coluccia, giovane sacerdote della parrocchia san Filippo Apostolo di Grottarossa.

Si sono ritrovati insieme a Labaro, nel pomeriggio di sabato 18 giugno, nel piccolo anfiteatro della Biblioteca “Galline Bianche”, invitati a parlare di “territorio e legalità” dall’Associazione Rosa d’Eventi davanti ad una settantina di persone.

E questo già la dice lunga. Se un gruppo così nutrito di cittadini di un quartiere periferico si ritrova spontaneamente nel pomeriggio di un sabato assolato di inizio estate per parlare e sentir parlare di legalità, beh vuol dire che nell’aria c’è qualcosa.

A moderare gli interventi Claudio Cafasso, direttore editoriale di VignaClaraBlog.it, che non ha nascosto la sua emozione nel presentare i due personaggi, “due persone che sono baluardi della legalità. Una giornalista e un prete, una donna e un uomo di coraggio e rettitudine, disposti a mettere al rischio la proprio vita per difendere la verità”.

E’ Federica Angeli la prima a parlare della sua storia.
La mia colpa è stata raccontare la mafia ad Ostia dove vivo con la mia famiglia”, esordisce la giornalista.
Era il 2013 infatti quando iniziò ad indagare scoprendo che la concessione di uno dei migliori stabilimenti balneari di Ostia era stata revocata ai precedenti gestori da un dirigente del X Municipio per essere affidata motu proprio ad un esponente di una delle tre storiche famiglie locali che nel tempo si erano spartite il business della località marina.

E quando lo va ad intervistare le sue domande ne provocano una inaspettata reazione. “Per due ore mi ritrovai da sola, chiusa in una stanzetta, con lui continuava a minacciarmi dicendomi di lasciar perdere la mia inchiesta, che a Ostia comanda la sua famiglia, arrivandomi a dire che conosceva bene il viso dei miei figli e di stare attenta per loro. Non ho avuto paura fisica; quello che mi ha spaventata è stata la sua convinzione di essere veramente il capo di tutta Ostia” racconta Federica.

Con un escamotage alla fine riesce, insieme ai cameraman, ad uscire dallo stabilimento facendo credere che dalla telecamera tutto era stato cancellato, ma così non era. Il 16 luglio 2013 su La Repubblica esce l’inchiesta sul malaffare che imperava ad Ostia.

La scorta le fu assegnata poco dopo, quando Federica fu testimone oculare di un  episodio avvenuto proprio sotto la sua abitazione. Esponenti dei clan locali si scontrarono a colpi di pistola e coltelli, poi uno si rivolse ai residenti che si erano affacciati e disse loro: “lo spettacolo è finito, annatevene a dormì che nun avete visto niente, chiaro?”. Federica invece di andare a dormire andò dai Carabinieri a testimoniare facendo i loro nomi. Da quel giorno vive sotto scorta.

E com’è vivere sotto scorta? le chiede Cafasso. “E’ come vivere agli arresti domiciliari, non posso far nulla da sola, non posso uscire senza i  miei angeli custodi nemmeno sul balcone di casa“. Ma non c’è rabbia nelle parole di Federica che anzi riesce a fare dell’ironia: “almeno così sono tre anni che non stendo più i panni sul balcone!

Una vita difficile quella di chi decide di intraprendere la lotta all’illegalità quando poi a farne le spese è tutta la sua famiglia. Di questo Federica, mamma di tre bambini, sente il peso, ma è anche certa che quando i suoi figli saranno grandi potranno esser certi che la loro mamma è stata fedele e coerente al suo impegno civico.

Se tornassi indietro rifarei tutto ciò che ho fatto; non sono una eroina, sono una giornalista, una mamma, una moglie, una persona comune che non ci sta a far vincere il male, che non si arrende di fronte all’illecito, che non vuole nascondere la testa sotto la sabbia; è l’impegno di ogni singolo che può cambiare le cose, ed io ho deciso di portare avanti la mie battaglie; forse ne perderò alcune, ma la guerra, la vittoria sul malaffare la vinco io”.  Gli applausi dei presenti si sprecano.

anfiteatro biblioteca galline bianche 2Sono onorato di essere stato accanto ad un esempio di vero giornalismo” dichiara Cafasso salutando Angeli, che deve tornare in redazione per un impegno urgente,  e presentando al pubblico il secondo ospite: “se Federica è esempio civico, don Antonio Coluccia è esempio religioso in questa lotta per la legalità”.

Grazie alla legge sul riutilizzo a fini sociali degli immobili confiscati alle organizzazioni criminali, don Antonio ha ottenuto di poter utilizzare una villa, in via della Giustiniana, che faceva parte del patrimonio di un boss della banda della Magliana. Oggi lì don Antonio accoglie ragazzi e uomini con storie tristi alle spalle e accomunati dal desiderio di ricominciare a vivere.

Non piace però a tutti don Antonio, il suo darsi da fare a Grottarossa contro lo spaccio e la criminalità dà fastidio a qualcuno. A settembre del 2014 è stato minacciato di morte, poi gli sparano senza colpirlo. Un mese fa riceve una busta: dentro c’è un proiettile e un foglio con poche parole: “Prete, parli troppo“.
Ma lui non ha paura e va avanti dritto. E’ un prete di strada e sulla strada ogni giorno si batte contro chi spaccia, chi delinque e chi si gira dall’altra parte facendo finta di non vedere.

Quasi rischia di far saltare il microfono mentre racconta la sua vita di uomo prima e di sacerdote poi.
La verità vi farà liberi, ci ha detto Gesù, ed io ci credo”. Il suo è il tono di chi vuole farsi sentire, di chi vuole arrivare a tutti, quel tono forte e chiaro di chi si arrabbia con chi fa finta di niente, con chi giudica senza sapere, con chi accetta di vivere nel malaffare. “Non faccio nulla di particolare, cerco solo di essere vero discepolo di Cristo. Apro la mia Chiesa a tutti, giro per il quartiere, mi interesso dei giovani, offro da mangiare a chi non ce l’ha, porto avanti il percorso di reintegro nella società di chi vive nella mia Casa famiglia. Sono cose strane queste? No, sono cose che debbo fare perché sono prima un uomo e poi un sacerdote che deve dare l’esempio. E poco importa se mi hanno più volte minacciato con lettere anonime o sparandomi per mettermi paura. Io so di stare nel giusto, di certo non mi fermo”.

anfiteatro biblioteca galline bianche 1Rispondendo ad alcune domande del pubblico, don Coluccia parla con ancora più tenacia e convinzione: “i giovani di oggi hanno bisogno di esempi credibili; solo così riusciremo a salvarli. Oggi siamo qui a parlare di legalità, ma solo impegnandoci noi per primi riusciremo a coinvolgere ragazzi e ragazze che soprattutto nelle periferie sono lasciati soli finendo vittime della droga”.

E alla attualissima domanda di Cafasso sul problema immigrazione e rifugiati che nel territorio del XV Municipio si manifesta in due centri accoglienza, uno a Grottarossa e uno sulla Flaminia, don Antonio non ha dubbi: “non possiamo farci la guerra noi esseri umani; che umanità è quella che divide uomini e immigrati? Nessun uomo può dire chi deve vivere e chi deve morire. Sono le Istituzioni che hanno il compito di risolvere i problemi sociali, noi uomini comuni possiamo e dobbiamo aiutarci, senza badare al colore della pelle”.

Si conclude l’incontro con Claudio Cafasso che chiede a Barbara Linardi, organizzatrice dell’evento, di riproporne altri del genere dopo l’estate, magari coinvolgendo scuole medie e superiori e, perchè no, facendo tornare di nuovo Federica Angeli e don Antonio Coluccia le cui parole sembrano in grado di smuovere le coscienze di ogni età.

Don Antonio e la Angeli, un uomo e una donna d’altri tempi” sussurra un signore di mezza età allontanandosi dall’anfiteatro. Ma la donna che gli sta accanto è di diverso parere: “No, questi sono i nostri tempi“.

Valentina Ciaccio

Video dell’evento

Labaro TV ha effettuato le riprese complete dell’evento. Qui sotto trovate la prima e la seconda parte dell’evento. Se all’interno di tanti discorsi seri volete vedere un momento divertente andate al minuto 38 della prima parte.

Buona Visione e grazie a Labaro TV

PRIMA PARTE

Seconda Parte

 

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2 COMMENTI

  1. Grazie per quanto fanno queste due stupende e coraggiose persone e per la possibilità che VCB ci dà di conoscerle.

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