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Petardi e bombe carta contro don Antonio Coluccia

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Stava parlando in mezza alla strada di legalità, come fa sempre, quando gli hanno lanciato petardi e bombe carta.

Don Antonio Coluccia, prete di strada ben noto a Roma Nord dove ha trascorso numerosi anni a combattere la droga e la criminalità organizzata e ora impegnato nella stessa battaglia in altri quartieri di Roma Sud, è stato costretto  a interrompere il suo discorso e a mettersi al riparo grazie all’immediato intervento degli uomini della scorta che lo seguono da anni.

Il fatto è accaduto sabato 5 marzo nel quartiere Laurentino 38, mentre era impegnato a parlare con alcuni residenti. E sempre nello stesso quartiere, alcuni giorni prima aveva partecipato a una fiaccolata a sostegno del titolare di un bar aggredito da esponenti di un clan locale.

Sia a Roma Nord che a Roma Sud a certi ambienti non piace proprio Don Antonio, soprattutto quando di notte fa le ronde antidroga nel quartiere. Le faceva a Grottarossa, ora le fa al Laurentino. E il grido che lancia col megafono è sempre lo stesso: “basta droga, basta spaccio”, rivolto a chi spaccia, a chi delinque e anche a chi si gira dall’altra parte facendo finta di non vedere.

Non è la prima volta che Antonio Coluccia viene preso di mira dalla criminalità, tant’è che vive sotto scorta da anni. A settembre del 2014 viene minacciato di morte, un anno dopo gli sparano, fortunatamente senza colpirlo. A maggio 2016 riceve una busta con dentro un proiettile e un foglio con poche parole: “Prete, parli troppo“.

E’  un prete di strada, Antonio Coluccia, un sacerdote giunto alla sua missione a 25 anni – oggi ne ha 47 – da giovane operaio di un calzaturificio quando decise di cambiare completamente vita per seguire l’improvvisa e grande vocazione: aiutare gli ultimi, i sofferenti e gli emarginati indossando l’abito talare.

Missione che, giunto a Roma, nel quartiere di Grottarossa, diventa sua ragione di vita,come lo è la battaglia per la legalità e contro la criminalità, lo spaccio, la delinquenza, il fascino del denaro facile traviante i giovani.

E’ un prete che dà fastidio, non solo a Roma. Nel dicembre del 2018 nel comune di Specchia, suo paese natio in provincia di Lecce, la sua auto viene raggiunta da quattro colpi di pistola che mandano in frantumi un finestrino.

Ma lui ha continuato e continua dritto per la sua strada, quella della legalità contro le mafie. Una battaglia, la sua, che non conosce soste, come ebbe ben a raccontare in un convegno tenutosi alcune estati fa a Labaro davanti ad un centinaio di persone.

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