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Quel pasticciaccio brutto di via Flaminia

pasticciaccio via flaminia

Ordinate dalla Procura di Roma, le perquisizioni della Guardia di Finanza effettuate giovedì 18 febbraio nell’ambito di un’inchiesta per corruzione hanno riportato alla luce una vicenda che ha tenuto banco per tre anni sulle cronache di Roma Nord. Un pasticciaccio a base di cemento condito con mattoni.

L’inchiesta coordinata dal PM Erminio Amelio e nella quale sono indagate undici persone fra le quali funzionari del Campidoglio e l’immobiliarista Domenico Bonifaci, stando a quanto riferisce Il Messaggero nell’edizione di sabato 20 febbraio punta a fare luce sui passaggi che hanno consentito al costruttore di avere un ok di massima dal Campidoglio a realizzare un centro commerciale in via Vitorchiano, sulla Flaminia, a due passi dalla sede del XV Municipio, palazzina di 3219 metri quadri della quale è anche proprietario e che gli frutta un affitto di oltre un milione di euro l’anno.

Le Fiamme Gialle che il 18 febbraio hanno bussato alla porta della società del costruttore oltre che a quella di Antonello Fatello, ex numero uno del Dipartimento capitolino all’Urbanistica, ipotizzano – stando sempre al Messaggero – che l’ok a costruire il mega centro commerciale sia figlio di irregolarità amministrative e di illeciti in materia edilizia.

Questo era il progetto

Al km 8,5 di via Flaminia, in via Vitorchiano, l’Accordo di Programma concordato nel 2012 fra il costruttore e il Campidoglio sulla base di un irrilevante interesse pubblico individuato nella realizzazione di un locale di 317 mq a servizio della stazione ferroviaria Due Ponti, prevedeva la realizzazione di una struttura al cui piano terra la stazione sarebbe stata “incastonata” in circa 1600 mq di locali ad uso commerciale mentre i tre piani superiori sarebbero stati destinati ad uffici.
Previsti anche due piani interrati per parcheggi. In totale oltre 10mila metri quadri.

Un’enorme colata di cemento in cambio di un maquillage alla stazione: una sala d’aspetto ed una mini biglietteria.

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Sotto gli occhi del gladiatore

Tutto questo a letteralmente due passi dalla grande area archeologica, la più grande scoperta avvenuta negli ultimi trent’anni, dove insiste un tratto dell’antica via Flaminia e lo stupendo mausoleo di Marco Nonio Macrino detto anche impropriamente “la tomba del gladiatore”.

Un’area di 13mila metri quadri ma dall’immenso valore storico-archeologico che non può essere aperta alla collettività per mancanza di fondi, tant’è che nel 2012 la Sovrintendenza di Stato – seguendo la corrente di pensiero “seppellire=preservare” – ipotizzò di reinterrare il tutto. Ma seppellire significa anche nascondere, e poi ignorare, e poi dimenticare.

Tutto il mondo culturale italiano e internazionale si sollevò contro questa ipotesi per scongiurare la quale venne organizzata una petizione internazionale. Dagli USA scese in campo Russel Crow, il protagonista del film “il gladiatore” ispirato appunto a Marco Nonio Macrino.

Guarda caso, una proposta di collaborazione arrivò anche dal Gruppo Bonifaci, proprietario di un’area limitrofa al mausoleo dove il costruttore avrebbe voluto realizzare tre, poi diventate due, palazzine residenziali di prestigio.
“Siamo disponibili a sostenere economicamente un’operazione di valorizzazione dell’area – fece sapere il Gruppo – con un progetto di qualità condiviso in cui il patrimonio archeologico possa convivere in modo intelligente con i nostri interventi residenziali”. Ovviamente non si fa nulla per nulla.

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Ma questa del Mausoleo lasciato al suo destino è un’altra storia, fortunatamente non ancora finita.

Nascita e morte del progetto

Il progetto subito ribattezzato come “centro commerciale di via Flaminia” balzò improvvisamente alle cronache ad aprile 2012 quando la redazione di VignaClaraBlog.it lo scovò nelle pieghe delle pagine interne del sito del Campidoglio. (leggi qui)

Poi esplose definitivamente a maggio dello stesso anno quando fu sottoposto formalmente alla cittadinanza in un’assemblea pubblica indetta dal Dipartimento capitolino all’Urbanistica e dal XV Municipio al termine della quale fu sonoramente bocciato: i cittadini non sapevano che farsene di un enorme scatolone di cemento (leggi qui).

Ma la voce del territorio rimase inascoltata e la bocciatura non venne recepita da chi allora governava il territorio. Chiamato ad esprimere per legge il suo parere, al termine di un’infuocata seduta durata quasi sei ore, fra colpi di scena e vivaci proteste da parte del pubblico presente, il Consiglio dell’allora XX, oggi XV Municipio, pur con qualche riserva espresse a maggioranza parere positivo al progetto (leggi qui).

Era il 14 maggio 2012. Nei giorni successivi sul progetto – che doveva approdare in Consiglio Comunale – calò il silenzio. Nel 2013 staffetta in Campidoglio, esce Alemanno entra Marino. Il progetto rimane silente nei cassetti del Dipartimento Urbanistica.

Arrivano le ruspe. Improvvisamente, nella primavera del 2014, spunta un cantiere proprio in quel punto. Alte recinzioni impediscono di guardare dentro mentre ogni giorno decine di camion fanno la fila per scaricarvi terra all’interno. Che succede?

Succede che il progetto viene tirato fuori dal cassetto dall’amministrazione Marinonell’ambito di una piccola, ma in ogni caso dubbia, manovra urbanistica concordata con una parte del consiglio comunale“. A raccontarlo con queste parole è Marco Tolli, già consigliere nel XV Municipio e attuale dirigente del PD romano.

Era il 2014, la complessità della fase e la fragilità della giunta comunale portarono in tutta evidenza ad un compromesso interno all’amministrazione: sei delibere, tra cui quella di via Vitorchiano, dovevano ottenere i pareri da parte dei municipi competenti” ricorda Tolli.

E in che mese tutto ciò? In agosto, quando tendenzialmente non vengono convocati consigli municipali e quando la calura e le vacanze affievoliscono l’attenzione dell’opinione pubblica. Un’operazione in puro stile prima repubblica.
In tutta evidenza – afferma Tolli – si puntava a raccogliere i pareri favorevoli dei municipi sulla base del silenzio assenso“.

Ma la manovra nel XV non riesce. Il Consiglio, convocato sotto il solleone del 7 agosto, esprime parere negativo, seppur con alcune raccomandazioni. Con la bocciatura sulle spalle il progetto torna in Campidoglio per essere portato in Consiglio Comunale. (leggi qui).

E poi? E’ di nuovo Tolli a tirare le conclusioni: “A distanza di pochi mesi quel consiglio comunale, decimato dall’inchiesta di Mafia capitale, non sarà più nelle condizioni di imporre nulla. La delibera non è stata mai approvata grazie all’impegno di pochi ‘disertori’ democratici e alla rete di comitati e associazioni che da sempre si batte per la salvaguardia e la vivibilità del territorio, intervenendo con vigore soprattutto quando la politica si ritira per debolezza o conclamata inadeguatezza.”

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Un sospiro

E’ su ciò che indagano le Fiamme Gialle. La domanda è: il progetto così “spalleggiato” da alcuni ambienti capitolini fu solo frutto di un’ipotesi speculativa sul territorio o fu figlio di irregolarità amministrative e di illeciti in materia edilizia? Quegli ambienti, lo spingevano perchè ci credevano o perchè venivano “incentivati” a farlo?

E nel momento in cui il progetto pare essere definitivamente morto e sepolto tira un sospiro chi morto è ma sepolto no. E’ il gladiatore. La sua tomba resterà forse non visitabile ai più ma di certo non verrà oscurata da una colata di cemento per oltre 10mila metri quadri e via Vitorchiano resterà la sonnacchiosa e tranquilla stradina di sempre.

Ma l’inchiesta va oltre

“All’esame del nucleo anticorruzione della Finanza – riferisce ancora il Messaggero – c’è anche la contropartita che il costruttore, dopo avere ottenuto la variante di destinazione d’uso di un’area enorme, aveva assicurato al Comune: la costruzione della nuova sede del XX municipio, opere di riqualificazione urbana, un asilo e la manutenzione di una scuola. Impegni che non sarebbero stati rispettati.”

Il pasticciaccio di via Flaminia

E in effetti il Campidoglio, nel 2005, annunciava la realizzazione sul territorio della sede dell’allora XX Municipio i cui uffici si trovavano nei pressi di piazza Mazzini, lontano dai cittadini amministrati.
Il tutto sarebbe avvenuto grazie ad un accordo con la ditta Bonifaci per un cambio di destinazione d´uso trasformando, al km 8,5 di via Flaminia, una concessione edilizia da centro alberghiero a residenziale.

Invece di pagare gli oneri concessori, circa 14 milioni, il costruttore avrebbe realizzato la sede del Municipio, un asilo in via Caprilli, rimesso a posto la vicina scuola elementare Grottarossa e adeguato via Valle Vescovo destinata ad un miglior collegamento con l´Ospedale S. Andrea.

Ma qualcuno non ha ben vigilato nè ha fatto rispettare l’accordo che prevedeva prima la realizzazione degli edifici pubblici e poi quelli residenziali.

Oggi, al km 8,5 di via Flaminia si contano oltre 400 appartamenti, circa trentamila mq, del valore commerciale stimato di quasi 16 milioni  mentre delle opere pubbliche non c’è traccia.

Ma non finisce qui, il pasticciaccio va oltre. Nel 2007 la municipalizzata Risorse per Roma – si disse per fare cassa – vende all’immobiliarista la palazzina di circa 3mila metri quadri nella quale la società ha la sua sede. Indirizzo via Flaminia 872.

Passa un anno o poco più, e la stessa palazzina viene presa in affitto dal Comune di Roma, cioè l’ex proprietario, al canone annuo di oltre un milione di euro per trasferirvi il XX Municipio, trasferimento che avvenne in pompa magna a giugno 2009.
E da allora il Comune, da ex proprietario, è inquilino dello stesso stabile pagando l’affitto a chi avrebbe dovuto costruire la sua nuova sede gratis.

Cose che accadono a Roma.

Claudio Cafasso

riproduzione riservata – proprietà EdiWebRoma

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9 COMMENTI

  1. Non potendolo fare voi… lo faccio io: grazie a VCB per l’opera di informazione.

    Sui risvolti penali della vicenda indaga, come doveroso, la magistratura; ma l’idea di un centro commerciale piazzato in quel posto è l’emblema massimo della (quantomeno) pochezza delle persone che amministrano noi ed il territorio in cui viviamo.

  2. La vicenda della sede municipale pagata dal comune fior di milioni al mese di affitto allo stesso costruttore che invece avrebbe dovuto costruirla al comune stesso come “contropartita” di un accordo di programma rappresenta la fotografia di una città allo sbando. E ci chiediamo come mai le casse del comune languono?

  3. Città allo sbando più totale ?
    Allora c’è un solo unico sistema : TUTTI A CASA !!!
    Politici e classe dirigente di questa città , colpevoli o non , andatevene silenziosamente via e tornate nelle vostre case.
    ORA BASTA !!!

    Alessandro D’Armini

  4. Da un’amministrazione municipale onesta, vicina ai cittadini, lungimirante sarebbe stato normale -quasi scontato- difendere l’area verde dalle speculazioni a tutti i costi: a pochi metri dal più importante sito archeologico dentro il GRA dopo il foro romano, una ricchezza turistica ed economica inestimabile per l’intero municipio. E invece tra le giunta Giacomini prima e Torquati poi, neanche un passo, solo parole e slogan, buon viso a cattivo gioco mentre il palazzinaro di turno tentava (e riusciva) di impadronirsi delle ricchezze del nostro territorio con la benedizione di tecnici comunalie consiglieri. Che tristezza.

  5. Non so se sarebbe servito questo centro commerciale con la stazione (tipo stazione Termini) ma di una cosa sono certa…che qualsiasi innovazione e cambiamento a Roma non la volete mai…….e non solo a Roma…
    Il mondo intorno a noi va avanti si fanno costruzioni, ponti, attrazioni, ecc. ma l’Italia deve fermarsi e rimanere indietro a tutte le città del mondo!! Perchè?

  6. Diciamo che un centro commerciale a Via Flaminia, con Porte di Roma a due passi, sarebbe un pò ridondante, stritolerebbe il commercio di prossimità, ingolferebbe la viabilità, per non parlare dell’area archeologica che dovrebbe essere tutelata. Il mondo che va avanti non è Roma, che non si modernizza con i centri commerciali, che per altro in tutto il resto del mondo sono già in controtendenza, ma con la valorizzazione del suo ineguagliabile patrimonio storico culturale.

  7. Può considerarsi modernizzazione la massiccia cementificazione di un’area verde originariamente destinata a servizi per le infrastrutture di trasporto (via Flaminia e linea ferroviaria) che dovrebbe essere la naturale porta d’accesso all’eccezionale sito archeologico dell’antica Flaminia e del mausoleo di M. Nonio Macrino?
    Che modernizzazione è sottrarre una fetta di territorio che è patrimonio comune e di cui dovrebbe fruire l’intera comunità, e con una scusa ignobile (la promessa di una sala d’attesa del tutto inutile per la fermata -a richiesta- della linea Roma nord!) e prorogando all’infinito concessioni scadute 13 anni fa, addirittura regalarla al solito costruttore, oggi indagato, permettendogli di ricavare decine di milioni d’Euro usando e sconvolgendo irrimediabilente il nostro preziosissimo territorio?
    C’è poco di moderno in tutto ciò, anzi sembra proprio un meccanismo, marcio, gin troppo vecchio.

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