Home ATTUALITÀ XV Municipio, elezioni 2013: tre firme per un NO ai manifesti abusivi

XV Municipio, elezioni 2013: tre firme per un NO ai manifesti abusivi

divieto-affissione.jpgChe sia stata una coincidenza o un’azione voluta non si sa. Resta il fatto che un piazzale Ponte Milvio “drappeggiato” da manifesti affissi abusivamente questa notte da un candidato de La Destra al XV Municipio è stato teatro di un accordo trasversale fra tre candidati alla presidenza che si sono impegnati, per loro e per le liste che li sostengono, a non fare uso di pubblicità elettorale abusiva in questo scorcio di campagna elettorale dai toni già surriscaldati, non fosse altro che per la temperatura afosa di questi giorni.

All’ombra (si fa per dire) della Torretta Valadier, Simone Ariola (lista civica Marchini), Gaetano Seminatore (Sinistra per Roma) e Daniele Torquati (centrosinistra) hanno sottoscritto un patto trasversale con il quale “si impegnano a rispettare ed a far rispettare ai candidati di tutte le liste di appoggio il divieto di affissione dei materiali di propaganda elettorale al di fuori degli appositi spazi destinati, nonché il divieto di iscrizioni murali e di quelle su fondi stradali, rupi, argini, palizzate, recinzioni e. a maggior ragione, su monumenti ed opere d’arte di qualsiasi genere, a tutela dell’estetica cittadina“.

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All’incontro non hanno partecipato, ognuno con proprie motivazioni, gli altri candidati alla presidenza.

Per Gianni Giacomini, sostenuto dal centrodestra, come dichiarato a VignaClablog.it “questi accordi sono inutili e non servono, esistono delle leggi in materia, basta rispettarle. L’affissione di manifesti è già disciplinata da norme precise alle quali è fatto obbligo a tutti attenersi. Contano dunque le leggi non i presunti protocolli d’intesa.”

Vincenzo Leli, candidato della lista civica Vènti di Cambiamento, ha declinato l’invito dichiarando in una nota: “Non abbiamo bisogno di dimostrare, con la sottoscrizione di un patto scritto, ciò che quotidianamente abbiamo fatto e facciamo. I manifesti abusivi non ci appartengono e mai ci apparterranno”.

Era attesa anche Teresa Zotta, Movimento 5 Stelle, che in un primo momento aveva pubblicamente dato la sua adesione. Poi, in un commento scritto sulle pagine di VignaClaraBlog.it, ha fatto sapere che “In una campagna elettorale già iniziata, a fronte di manifesti abusivi e non, che già hanno invaso le diverse zone del Municipio, si stenta a comprendere il senso e l’utilità di tale iniziativa che appare tardiva e strumentale.”

Anche Casapound, tramite la voce del vicepresidente Andrea Antonini, ha contestato l’iniziativa così commentandola: “Eh no signori miei. Questi giochetti da furbetti del quartierino fateli con qualcun altro. CPI non aderirà ad alcun accordo pro domo propria” proponendo invece un diverso accordo: “Facciamo che tutte le liste presenti sul territorio si dividano equamente gli spazi di affissione sulle plance elettorali. Io garantisco che non ci saranno intrusioni dei nostri candidati”.

A documento sottoscritto, i tre firmatari ci hanno dichiarato: “Siamo rammaricati del fatto che non ci siano tutti, crediamo che sia stata sprecata un’occasione per mandare un segnale forte a chi ha sempre violato le regole e continuerà a farlo.”

Poi, ecco un “fuori onda” maliziosamente catturato al volo: Torquati, allontanandosi, a voce bassa ha confidato ad un suo amico: “se vengo eletto presidente mi sa che mi taglio il codino“.

Claudio Cafasso

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21 COMMENTI

  1. I soliti giochetti elettorali, quanto siete scontati! Ma credo che qualche ingranaggio in questo giochino si sia rotto.

  2. Per completezza d’informazione (e di giusta denuncia almeno verso l’opinione pubblica), sarebbe corretto riportare non solo la lista ma anche nome e cognome del candidato che deturpa la città con i suoi manifesti abusivi.
    Rilancio: perché non fate una sorta di pagina “gogna” dove indicare i deturpatori con l’invito a non votarli? Magari con fotosegnalazioni da parte dei lettori.

  3. L’unico modo perché si possa smettere con le affissioni abusive é quello indicato da Andrea Antonini, equa suddivisione degli spazi di affissione sulle plance elettorali, ma chissà perché invece di prendere seriamente in considerazione questa civilissima ipotesi, vi piace tanto di più istituire il tribunale della delazione. Facile con i soldi dei rimborsi elettorali comprare spazi e tentare di sopraffare la visibilità degli avversari…

  4. Pochi sanno che nel ’92, anno in cui entrò in vigore il nuovo Codice della Strada, gli enti locali avevano il dovere di avviare il riordino della segnaletica stradale. Compresa l’impiantistica pubblicitaria. A Roma, né la Provincia né il Comune l’hanno fatto.
    Tanto che nel tempo gli operatori si sono barcamenati tra indicazioni del Tar e ordinanze amministrative a macchia. Di fatto il riordino prescritto dal Cds non è avvenuto.
    Con questo voglio dire che il 6 X 3 della grande marca a Corso Francia è ‘abusivo’ né più né meno che il 70 X 100 sul muretto con su scritto ‘vota antonio’.
    Questa è la realtà dei fatti.
    Infine voglio aggiungere una cosa: lungi da me difendere le affissioni selvagge, credo però che non si possa confondere la libertà col degrado, soprattutto se si fa per scopi bassi di ‘parrocchia’. Ricordiamoci che le democrazie sono nate lì dove c’era un manifesto ‘libertino’ sopra un muro.
    E poi basta con questa solfa delle affissioni. Di manifesti non si muore, il manifesto fuori spazio in campagna elettorale è il segno della libertà. E di carta non si muore. si muore di fame, di crisi, di mutuo, e di ipocrisia.

    riccardo corsetto

  5. L’affissione dei manifesti elettorali è stata disciplinata 55 anni fa dalla legge n. 212 del 4 aprile 1956, poi più volte modificata in particolare dalla legge n. 515 del 24 novembre 1981, che – in luogo delle sanzioni penali originariamente previste in caso di affissione abusiva (con l’arresto fino a 6 mesi) – ha disposto una sanzione amministrativa da € 103 ad € 1032.
    La legge suddetta regolamenta le modalità ed i tempi di affissione a garanzia della par condicio tra i canditati e del decoro dei luoghi pubblici e dell’igiene ambientale.
    Le varie locandine elettorali devono essere collocate esclusivamente negli spazi adibiti a tale scopo dal comune: nello specifico spetta alla Giunta Capitolina il compito di stabilire tra il 33mo e il 30mo giorno precedente a quello fissato per le elezioni quali aree destinare all’affissione dei cartelloni di propaganda ai sensi del 1° comma dell’art. 2 secondo il quale la Giunta “è tenuta a stabilire …. speciali spazi da destinare, a mezzo di distinti tabelloni o riquadri, esclusivamente all’affissione degli stampati, dei giornali murali od altri e dei manifesti di cui al primo ed al secondo comma dell’articolo 1, avendo cura di sceglierli nelle località più frequentate ed in equa proporzione per tutto l’abitato”.
    Per città oltre il milione di abitanti il numero degli spazi elettorali dovrebbe essere di almeno 500 e non più di 1.000.
    La Giunta provvede dunque a delimitare gli spazi ed a ripartirli in tante sezioni quante sono le liste o le candidature uninominali ammesse: ad ogni lista deve essere così assegnata una porzione di superficie che determina il limite entro il quale il candidato può muoversi per propagandare la propria proposta politica.
    In ognuno degli spazi anzidetti spetta, ad ogni lista, una superficie di metri 2 di altezza per metri 1 di base e ad ogni candidatura uninominale una superficie di metri 1 di altezza per metri 0,70 di base.
    L’assegnazione delle sezioni è effettuata seguendo l’ordine di ammissione delle liste o delle candidature, su di una sola linea orizzontale a partire dal lato sinistro e proseguendo verso destra. Sono vietati gli scambi e le cessioni delle superfici assegnate tra le varie liste o i vari candidati.
    I fenomeni di affissioni abusive che non accennano a diminuire, nonostante la legge non lasci spazio a diverse interpretazioni, avvengono non solo per colpa della depenalizzazione del tutto inadeguata a scoraggiare i politici (ed aspiranti tali) dal violare le disposizioni di legge, ma anche e soprattutto perché le plance elettorali non riportano in corrispondenza del numero con cui sono tutte individuate il nome della lista a cui è stato assegnato di diritto quello spazio.
    Se infatti venisse messo in vista a quale gruppo politico è assegnato il rispettivo spazio elettorale in tutta Roma, il cittadino stesso si accorgerebbe subito di un manifesto che venisse attaccato sopra abusivamente da parte di un partito diverso e che potrebbe denunciare.
    QUANDO IL COMUNE DI ROMA ARRIVERA’ A STABILIRE IN QUESTO MODO L’ASSEGNAZIONE DEGLI SPAZI ELETTORALI, ALLORA POTREMO FORSE SENTIRCI DI STARE IN UNA SOCIETA’ VERAMENTE CIVILE E RISPETTOSA DELLE REGOLE.
    Del fenomeno delle affissioni abusive si è accorta di recente anche la Corte di Cassazione che, nel tentativo di arginare l’ennesimo malcostume in atto, ha stabilito che l’affissione di manifesti in centri di interesse storico ed artistico costituisce reato di imbrattamento i sensi dell’art. 639 del Codice Penale e deve essere punita con pene più severe di quelle ordinarie.

  6. Marco, mi dispiace che tu possa pensare che la mia proposta sia solo un “giochetto elettorale”. Se ti ricordi, sin da quando quando eravamo al Liceo Farnesina ed eravamo anche li su due sponde opposte, per le elezioni dei rappresentanti d’Istituto avevo promosso una bacheca dedicata a tutti i volantini. Inoltre ti dovresti ricordare anche quando personalmente riattaccai i tuoi volantini strappati da qualche demente.
    Ho iniziato a fare politica attaccando i manifesti e tra l’altro mi piace anche farlo. La proposta del protocollo contro le affissioni abusive è solo frutto della voglia di vedere una Città più pulita, ma anche una vera battaglia contro l’atteggiamento della ex maggioranza di questo Municipio che fa attacchinaggio con la stessa prepotenza dei numeri con la quale fa politica e ha cercato di far politica in questi ultimi 5 anni.
    Ecco perchè sono completamente d’accordo con Ivana Perina, alla quale faccio i miei auguri per la campagna elettorale: il Comune deve decidere degli spazi e le regole non possono essere infrante solo perchè qualcuno ha i finanziamenti per fare la guerra dei manifesti.
    A Corsetto, al quale va il mio rispetto visto che ieri sera l’ho visto attaccare sulle plance alla Giustiniana da solo, invece rispondo che la libertà risiede anche nel rispetto delle regole. Quelle stesse regole che garantirebbero anche lui se non ci fosse il suo candidato presidente, al quale ha portato i sacchi di cemento in Consiglio in occasione della votazione della stazione di Due Ponti, che occupa tutti gli spazi dedicati, oltre che impestarci tutti i muri del Municipio.

    Cordiali Saluti e buona campagna elettorale.

    Daniele Torquati
    Candidato Presidente Municipio Roma XV
    danieletorquati@virgilio.it
    http://www.danieletorquati.it
    http://www.facebook.com/pertorquatipresidente
    @dantorquati

  7. Urbano. All’ anagrafe deve essere Decoro Urbano. Ha ragione bosi cmq. Che ha centrato il problema. In ogni caso i negozi nel nostro municipio come in tutta italia chiudono. E il problema numero uno sembra essere qualche innocente libertario manifesto.

  8. che faccia tosta dire che i negozi e l’economia va’ a ramengo e sorvolare su chi ha governato negli ultimi vent’anni e che quindi sono gli evidenti artefici di una tale situazione.una parte c’e l’ha anche il cittadino perche continua a darvi fiducia.

  9. Ha poco da ironizzare sul mio nome egregio Corsetto. Ci dica invece cosa ha fatto lei fino ad ora per tenere i negozi aperti, forse acquistando colla e pennelli per affiggere i suoi manifesti ha tentato di salvare il terziario locale ?
    Lei lo minimizza pro domo sua ma il problema non è qualche “innocente” libertario manifesto bensì il rispetto delle regole e della legalità il cui irrispettoso atteggiamento da parte sua nonchè irridente verso chi glielo fa notare non fa che alimentare il divario fra i cittadini e voi che vi mettete sul piedistallo.
    Umiltà, esiste nel suo dizionario egregio Corsetto ? Avrebbe potuto chiedere scusa e tutto sarebbe finito lì. Invece lei insiste e vuole pure avere ragione. Contento lei! Arrivederla egregio, a dopo il 27 maggio.

  10. Corsetto dice:“E poi basta con questa solfa delle affissioni”. Di manifesti non si muore, il manifesto fuori spazio in campagna elettorale è il segno della libertà. E di carta non si muore. si muore di fame, di crisi, di mutuo, e di ipocrisia.
    E io aggiungo: uno dei motivi per cui l’Italia si trova tanto in basso nelle classifiche che riguardano lo sviluppo e la crescita, la possibilità che imprese straniere investano da noi è che esiste un degrado civico, una insofferenza al rispetto delle leggi che rende ogni cittadino libero di interpretarle in maniera personale.
    Ricordiamocene quando andiamo a votare

  11. Vedo che i vari Crosetto, Comanducci, Perina Ivana e (mi duole dirlo) anche Antonini, che tanto predicano (forse per gli altri?) “ordine e disciplina”, si dimostrano totalmente e platealmente autoindulgenti verso loro stessi. Credo che questo non sia un atteggiamento serio, né coerente. Le loro variegate giustificazioni hanno lo stesso sgradevole “retrogusto di presa in giro” che hanno i colpi di spugna parlamentari dei partiti “classici”, quando depenalizzano le irregolarità che loro stessi commettono. Il messaggio che alla fine arriva ai cittadini infatti è identico e traducibile in “famo come ce pare”. Non ci si stupisca poi se un non-partito prende il 25%…
    Grazie al sempre ottimo Bosi, dovrebbe essere a tutti palese che quella che la signora Perina Ivana chiama “civilissima ipotesi”, è già Legge. Dovrebbe quindi prendersela con la Giunta Comunale se le cose non vanno come lei auspica. E forse sarebbe bene anche dare un’occhiata alla normativa, prima di candidarsi e intervenire davanti ai cittadini su temi di pubblico interesse…

  12. certo che me la prendo con la Giunta Comunale, ma non mi pare che nessuno, abbia avuto successo nel richiedere l’applicazione alla legge, sempre che ci sia stato qualcuno che l’abbia richiesta questa applicazione… Non è un intervento gradevole il suo Professor Paolo e neanche utile con le sue illazioni e molta supponenza.

  13. Ho rispetto e stima per gli animatori di questo sito. Ma credo che la maggior parte dei commentatori sia per il 90 % estrazione di quel radicalismo chic ‘caviale e cachemire’ che deliziosamente combatto.

  14. Articolo 663 Codice di procedura Penale

    Vendita, distribuzione o affissione abusiva di scritti o disegni. Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, vende o distribuisce o mette comunque in circolazione scritti o disegni, senza avere ottenuto l’autorizzazione richiesta dalla legge, è punito con l’arresto fino a un mese.Alla stessa pena soggiace chiunque, senza licenza dell’Autorità e senza osservarne le prescrizioni, in luogo pubblico aperto o esposto al pubblico, affigge scritti o disegni, o fa uso di mezzi luminosi o acustici per comunicazioni al pubblico, o comunque colloca iscrizioni o disegni.

  15. 663-bis. Divulgazione di stampa clandestina.

    Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque in qualsiasi modo divulga stampe o stampati pubblicati senza l’osservanza delle prescrizioni di legge sulla pubblicazione e diffusione della stampa periodica e non periodica, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.

  16. @ivana Perina: ah, se la prende con la Giunta Alemanno?.. Non me ne ero accorto leggendo il suo post, ma va bene così. Dunque il suo ragionamento è: “per smetterla con le affissioni abusive bisognerebbe applicare la magnifica idea di Antonini. E’ l’unico modo!”; poi le si fa notare che quell’idea è già stata pensata e normata da decenni, ma manca solo “l’attuazione” da parte della Giunta e allora il suo ragionamento diventa “beh tanto non mi pare che sia cambiato qualcosa a chidere l’applicazione della Legge” (!) e poi aggiunge “sempre che qualcuno l’abbia chiesto…” (!). Ma come? Scopre che l’ideona con cui finalmente mettere fine a questo scempio da quinto mondo, fa già parte del nostro ordinamento (quindi non dovreste fare nessuna battaglia in Parlamento con Deputati che non avete…) e invece che rallegrarsene e cogliere al volo l’opportunità politica di una semplice battaglietta col Comune per un’Ordinanza, un regolamentuccio, lei molla tutto così? Niente battaglietta, niente più ideona? Finisce a “famo come ce pare” quindi? Complimenti!
    Mi spiace se lei trova non gradevoli i miei post; ma se ne deve fare una ragione se vuole continuare a frequentare queste pagine, perché io non sono abituato a scrivere per compiacere nessuno. Vedrà che se un giorno dovessi leggere un suo intervento e giudicarlo condivisibile, logico e apprezzabile, non avrei problemi a commentarlo positivamente. Come è già successo col suo amico Antonini.
    Saluti

  17. @Corsetto. Se, almeno in parte, si riferisce a me: mai stato “radicale” (in nessun senso) e mi sento anche molto poco chic… Sorry. Riguardo a quei prodotti, riconosco che rappresentino l’eccellenza nei loro rispettivi campi, ma non fanno parte del mio carrello della spesa.
    Mannaggia Corse’, lei si è distratto e non si è accorto dell’errore di comunicazione! Proprio qui su VCB lei ha usato la trita storiella del “radical chic” (che fantasia!), senza ricordare – o senza sapere – che è uno dei due-tre schemi classici di fuga dal dibattito, utilizzati dai due principali troll-disturbatori del blog! Sì, avviene quando viene smascherata la loro impreparazione/propaganda o quando vengono soverchiati dal punta di vista tecnico o dialettico! Mannaggia Corse’, è sprofondato a livello dei troll, proprio nel pieno della campagna elettorale…
    PS: che poi se uno è onesto, per me si può comprare i maglioni che vuole. Io preferisco combattere (senza delizia alcuna) gli usurpatori, i delinquenti, gli anti-democratici e anche gli zozzoni che se ne fregano degli altri!
    PS2: buffa la sua concezione di “rispetto e stima”…

  18. Dice? Non ci avevo mai fatto caso. Ora però bisognerà dire a chi ha coniato il nickname, che ha delle trovate molto “radical”… Mhhhh chissà come la prenderà.. Perché lui non è di solo destra, è proprio un.. “fascistone”! Uno che dovrebbe rientrare nel suo 10%, per capirci.. Non sarà che questo radicalismo chic ha contagiato un po’ tutti? 🙂

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