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    Se ne va Gino Paoli, resta una lunga storia d’amore

    Gino Paoli non ha mai avuto bisogno di alzare la voce, le sue canzoni camminavano piano, ma arrivavano lontano...

    gino paoli
    Galvanica Bruni

    Oggi se n’è andato Gino Paoli.
    Novantuno anni, una vita lunga, piena. Ma quando scompare un artista così, i numeri servono a poco.

    Perché non è solo la fine di una biografia. È qualcosa che riguarda ciascuno di noi.

    Io ho settantasei anni. E guardando indietro, mi accorgo che le sue canzoni non sono mai state semplicemente lì: hanno attraversato la mia vita, accompagnandola senza invadere, ma senza mai davvero andarsene.

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    C’erano negli anni della giovinezza, quando tutto sembrava ancora da scrivere.
    C’erano nel tempo delle scelte, quando la vita prendeva forma.
    E sono rimaste anche dopo, quando le parole delle sue canzoni finivano per dire cose che noi stessi non riuscivamo a spiegare.

    Il cielo in una stanza non è stata solo una canzone: è stata un luogo.
    Un modo per raccontare l’amore senza retorica, con quella semplicità che arriva dritta e resta.

    E poi Sapore di sale, così leggera all’apparenza, eppure attraversata da una malinconia sottile, quella che col tempo impariamo a riconoscere sempre meglio.

    A me, per esempio, riporta a immagini precise: i primi amori estivi, i baci rubati sulla rotonda dello stabilimento balneare mentre la voce di Paoli usciva dal jukebox e si mescolava all’aria della sera.
    Oppure le feste in casa del sabato pomeriggio, quando a un certo punto qualcuno spegneva le luci e si continuava a ballare al buio.
    Erano i favolosi anni Sessanta, follemente amati da chi li ha vissuti…

    E poi, col tempo, arrivano anche altre canzoni, quelle che si comprendono davvero solo dopo.
    Una lunga storia d’amore — che già nel titolo contiene tutto — e Ti lascio una canzone, quasi un passaggio di testimone, un modo per restare anche quando il tempo va avanti

    Paoli non ha mai avuto bisogno di alzare la voce.
    Le sue canzoni camminavano piano, ma arrivavano lontano. Entravano nella vita delle persone con discrezione, e lì restavano.

    Oggi se ne va un uomo.
    Ma non se ne va ciò che ha lasciato.

    Resta nelle parole che sappiamo a memoria senza averle mai studiate.
    Resta in quelle canzoni che tornano, a distanza di anni, senza chiedere permesso.
    Resta nei ricordi che, ascoltandole, inevitabilmente riaffiorano.

    Forse è questo il segno dei veri artisti: non appartenere solo al loro tempo, ma a quello di chi li ascolta.

    E allora oggi non è soltanto un giorno di addio.
    È anche il momento in cui ci accorgiamo di quanto Gino Paoli sia stato parte della nostra vita. E di quanto, in fondo, continuerà ad esserlo.

    Claudio Cafasso

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