
C’è un’immagine che ieri mattina, dietro le transenne della Casa del Jazz, ha colpito più di altre: la trivella che sprofonda nella terra e poi il cedimento improvviso, quel vuoto inatteso sotto la superficie che gli investigatori aspettavano da giorni.
È qui, in un punto nascosto fra una dependance della villa e i campi da tennis del circolo confinante, che si è aperto uno spiraglio nuovo su un mistero che Roma porta addosso da oltre trent’anni: la scomparsa del giudice Paolo Adinolfi, svanito nel nulla la mattina di sabato 2 luglio 1994 dopo esser uscito da casa, in via della Farnesina a Vigna Clara.
Una vicenda i cui ultimi sviluppi abbiamo raccontato nel nel nostro articolo del 13 novembre (leggi qui), quando gli scavi erano appena ripartiti e le ipotesi sui sotterranei dell’ex villa di Enrico Nicoletti – il cassiere della Banda della Magliana – sembravano ancora fragili, quasi letterarie.
Da allora però qualcosa è cambiato: quel tunnel di cui si parlava solo grazie a vecchie testimonianze, e che per anni nessuno era riuscito a localizzare, oggi non è più solo un’ipotesi.
La scoperta del varco
Nelle ultime ore i tecnici hanno confermato che la trivella ha bucato una copertura artificiale e che sotto di essa si apre un “vuoto compatibile con una galleria”.
Non siamo ancora alla certezza assoluta dell’esistenza del tunnel, ma è la prima volta che la ricerca trova qualcosa di concreto. Per trent’anni gli sforzi si erano arenati tra planimetrie lacunose, cantine murate, sopralluoghi inconcludenti e racconti mai verificati.
Ora invece, nella zona indicata da più testimoni indipendenti – compreso il sacerdote che da ragazzo aveva frequentato la villa – gli strumenti hanno intercettato un’anomalia ben definita.
Il prossimo passo sarà la calata delle sonde, che dovranno esplorare la cavità, misurarne la profondità e verificarne la stabilità. Solo dopo si potrà valutare, con tutte le autorizzazioni necessarie, l’eventuale accesso umano.
Un luogo che non è un luogo qualsiasi
Casa del Jazz, fiore all’occhiello della cultura romana, sorge su un edificio confiscato a Nicoletti. Le storie che la circondano non appartengono alla fantasia: l’immobile fu per anni epicentro di affari, incontri e traffici legati alla malavita romana. La presenza di cunicoli sotterranei non sorprende gli investigatori: molte ville della stessa epoca, legate alla Banda della Magliana, possedevano vani tecnici, percorsi tombati e spazi non accatastati.
Le nuove planimetrie acquisite a metà novembre – quelle che avevano convinto a spostare lo scavo più all’interno della proprietà – sembrano suggerire che parte dei sotterranei non sia mai stata esplorata veramente. L’intervento attuale, più mirato, nasce proprio da quelle mappe.
Trentuno anni di attesa
Per la famiglia di Adinolfi, presente anche in questi giorni vicino all’area recintata, questa fase rappresenta una speranza concreta. Non è facile, dopo decenni di silenzi e piste fredde, vedere finalmente aprirsi un varco: un gesto simbolico e allo stesso tempo drammaticamente reale. Non è ancora la verità, ma potrebbe esserne il preludio.
La scomparsa del magistrato non fu mai un caso comune. Adinolfi aveva toccato dossier delicati legati a società, fallimenti e flussi finanziari che sfioravano ambienti criminali strutturati. Per questo la sua uscita di casa, quella mattina del 2 luglio del 1994, è sempre apparsa troppo “ordinata” per essere un allontanamento volontario.
La fase decisiva
Con il varco individuato, tutto ora dipende dalla stabilità della cavità, dagli strumenti che verranno calati e dalle valutazioni della Procura. La discesa vera e propria nel sottosuolo non sarà né facile né immediata: il bene è vincolato e ogni intervento richiede il coordinamento tra Comune e Soprintendenza.
Ma lo scenario è cambiato: non si esplora più per ipotesi, ma per verifica. Non si procede più nel buio delle supposizioni, ma lungo una direzione precisa. È un passaggio che nella storia delle indagini pesa enormemente.
Le prossime ore saranno dunque decisive. Le sonde riveleranno cosa esiste davvero sotto la Casa del Jazz. Sapremo se la cavità è un semplice vano tecnico, un tunnel interrato o un percorso ancora integro. E soprattutto sapremo se quel luogo custodisce o meno un frammento della verità sulla fine del magistrato.
Vigna Clara, trentuno anni fa il giudice Adinolfi spariva nel nulla
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