
Dall’alba di oggi, giovedì 13 novembre, è in corso un’operazione senza precedenti sotto la sede della Casa del Jazz (via Cristoforo Colombo): investigatori e unità cinofile sono al lavoro per verificare l’ipotesi – ritenuta credibile dalla prefettura – che il corpo del giudice Paolo Adinolfi, scomparso da Vigna Clara il 2 luglio del 1994, possa trovarsi proprio nel sottosuolo dell’edificio.
Non è ancora chiaro quali elementi – nuove testimonianze, analisi del suolo o documenti – abbiano portato a questo momento: gli inquirenti mantengono il silenzio ma tutt’intorno l’area è presidiata da mezzi dell’Arma e della Guardia di Finanza.
L’edificio della Casa del Jazz sorge su un immobile che in passato era stato sequestrato al cassiere della Banda della Magliana, Enrico Nicoletti. Negli anni era emersa l’ipotesi che il magistrato, all’epoca della sua scomparsa, stesse indagando su fallimenti e patrimoni sospetti che lo avrebbero potuto collocare al centro di contesti di grande rischio.
La vicenda Paolo Adinolfi
Un concorso in magistratura vinto nel 1970 che lo porta per anni a Milano, poi di nuovo a Roma dove per dieci esercita al Tribunale fallimentare; Paolo Adinolfi è il giudice di sentenze pesanti che, proprio negli anni di Tangentopoli, del processo alla banda della Magliana e dei fondi neri del Sisde pesano tantissimo sui poteri criminali influenti, sulla politica e sui palazzi giudiziari.
“Mio padre era un uomo speciale, una vita spesa per la sua famiglia e per il suo lavoro. Era un uomo dello Stato e un giorno, all’improvviso, è stato inghiottito dal nulla”.
Così lo ricorda Lorenzo Adinolfi, figlio del giudice e noto avvocato, in un’intervista a VignaClaraBlog.it di alcuni anni fa.
Era il 2 luglio del 1994 quando, in un caldo sabato estivo, Paolo Adinolfi, 52 anni, consigliere della Corte d’Appello, saluta la moglie, si chiude alle spalle la porta del suo appartamento in via della Farnesina, a Vigna Clara, ed esce. Non vi farà mai più rientro.
La sua scomparsa diventa un fatto di cronaca solo 24 ore dopo, ma solleva grosse reazioni soltanto il lunedì mattina quando la notizia finisce su tutte le prime pagine. Scattano le indagini e le ricerche si intensificano concentrandosi sugli spostamenti che quel sabato Adinolfi fa dalla sua casa di Vigna Clara per poi proseguire tra i quartieri Prati e Clodio fino ai Parioli, residenza dell’anziana madre.
Il caso viene seguito dal ‘94 al ‘96 dalla Procura di Perugia. L’indagine, dopo essere stata archiviata nel febbraio del ’96, viene però riaperta nel giugno dello stesso anno, dopo che il collaboratore di giustizia Francesco Elmo chiede di essere ascoltato sulla vicenda. Elmo sostiene che l’omicidio è avvenuto per mano della banda della Magliana e di fatto avvalora per la prima volta la tesi della famiglia: omicidio mafioso.
Negli anni sono diverse le ipotesi messe in campo, compresa quella che la scomparsa del giudice potesse essere legata ai fallimenti di cui si era occupato: prima la Fiscom, poi Ambra Assicurazioni. Nel procedimento Fiscom viene condannato in primo grado Enrico Nicoletti, ritenuto dagli investigatori il cassiere della Banda della Magliana, e per lungo tempo si è pensato che il magistrato potesse essere stato sepolto nel seminterrato di Villa Osio, di proprietà di Nicoletti, successivamente confiscata e trasformata nella Casa del Jazz.
Gli scavi in corso
E oggi si sta scavando proprio sotto quella Casa del Jazz presa in considerazione più di vent’anni fa. La decisione è del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica facendo seguito a una richiesta dell’ex giudice Guglielmo Muntoni.
A quanto si apprende, le operazioni di controllo e ricerca, affiancate anche dal nucleo del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, sono partite con il supporto di personale altamente specializzato. L’obiettivo è esplorare e, se necessario, scavare all’interno di alcune gallerie mai indagate prima, probabilmente risalenti all’epoca romana, che si estendono sotto l’intero complesso confiscato alla criminalità organizzata.
Alcuni cunicoli erano già mappati, altri invece risultano ancora sconosciuti: da qui la decisione di estendere le verifiche anche in questa parte sotterranea. Sul posto sono presenti tecnici della Sovrintendenza insieme a carabinieri, finanzieri e poliziotti.
Nel frattempo, all’interno del complesso, operai muniti di pale stanno aprendo varchi nel terreno nei punti indicati dagli investigatori, dove verranno condotti gli scavi necessari agli accertamenti. (red/cc)
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