Home TEMPO LIBERO Roy Paci al Parioli: «Il nostro Buscaglione giocoso e addolorato»

Roy Paci al Parioli: «Il nostro Buscaglione giocoso e addolorato»

roy-paci
Galvanica Bruni

Dal 26 dicembre all’8 gennaio il Teatro Parioli (via Giosuè Borsi, 20) ospiterà Fred!, lo spettacolo scritto da Matthias Martelli che, fra narrazione giullaresca e musica d’autore, ripercorre la parabola umana e artistica di Fred Buscaglione.

Diretta da Arturo Brachetti e prodotta dal Parioli insieme a Enfi Teatro, la rappresentazione vedrà protagonisti lo stesso Martelli e Roy Paci, che ci ha concesso l’intervista che segue. Sul palco ci sarà anche una band di eccezionale levatura, composta da Roberto De Nittis (pianoforte), Paolo Vicari (batteria), Gianmarco Straniero (contrabasso) e Didier Yon (trombone).

Continua a leggere sotto l‘annuncio

Nato cinquantatré anni fa ad Augusta, in provincia di Siracusa, Roy Paci è da quattro decadi in missione per conto delle sette note e la musica se l’è andata a cercare in coordinate geografiche e dello spirito che è impossibile contare o catalogare.

Cantante, trombettista, compositore, produttore discografico, fondatore dell’etichetta e casa di produzione Etnagigante, Paci, mantenendo ferma la sua passione viscerale per il jazz e lo swing, ha tenuto costantemente aperte le porte della creatività: la sua parola d’ordine è contaminazione, il suo motto “non fermarsi mai”, la sua costante abbattere barriere.

Sicilia, Sud America, Africa, Europa: Roy è come un rabdomante, con la tromba al posto del bastone, che si lascia guidare ai quattro angoli del mondo alla ricerca del sacro fuoco che incendia l’animo umano. La sua voce è una continua sorpresa, le sue note gioiose e trascinanti posseggono un milione di sfumature, sono come le tessere di un mosaico in continua costruzione, la sua musica è un’alchimia in cui si abbracciano tradizione e avanguardia.

Ne sono testimonianza i dischi del progetto Aretuska, portato avanti per un quarto di secolo, le molteplici collaborazioni con gli artisti più disparati, le incursioni nelle colonne sonore, le iniziative teatrali.

Lo raggiungiamo al telefono e lo troviamo disponibile, allegro e totalmente a suo agio. Potremmo fargli mille domande e risponderebbe volentieri a tutte. Proviamo a fargliene qualcuna: sullo spettacolo che sta per arrivare al Parioli, sulla sua passione per Buscaglione, sull’album che sta preparando e su altro ancora. Nel frattempo, sentiamo anche la voce di suo figlio, Santiago Miles, che ha poco più di un anno.

Roy parla di tutto con brio, soave leggerezza ed entusiasmo. Elogia Matthias Martelli, autore e co-protagonista di Fred!, e più di ogni altra cosa desidera che da questa chiacchierata emerga il talento eccezionale della band che sarà insieme a loro sul palco, il gruppo che ha ribattezzato Disasternovas con scherzoso riferimento agli Asternovas, l’orchestra di Buscaglione.

Roy, Fred!  ha debuttato al Teatro dei Marsi di Avezzano, per poi spostarsi in Puglia: com’è andata?

Ad Avezzano la serata è andata al di sopra delle aspettative! È stata una cosa bellissima e, a detta degli spettatori che sono venuti a salutarci e ringraziarci dopo la fine dello spettacolo, non si vedeva una roba così da un sacco di tempo, perché a un certo punto tutti si sono alzati in piedi e hanno iniziato a ballare!

Non ci aspettavamo una reazione del genere alla prima data! Questo ci ha regalato una fortissima energia per partire con un tour che si prospetta molto divertente e avvincente, perché funziona bene tutta la squadra che abbiamo sul palco. Anche le tre splendide serate in Puglia lo hanno confermato.

E sul palco, insieme a te e Matthias Martelli, ci sono quattro musicisti…

Dire che con noi ci sono quattro musicisti è riduttivo, perché sono dei maestri, dei talenti eccezionali, sia i veterani sia i più giovani.

Li ho scelti soprattutto nell’ambito del jazz, ma anche perché tutti loro, come me, sono molto aperti alle altre nuance musicali. Innanzitutto voglio citare Roberto De Nittis, che suona il pianoforte e mi ha aiutato anche negli arrangiamenti. Nel 2021, per dirne una, è stato il vincitore come miglior disco dell’anno su Musica Jazz.

Poi c’è Paolo Vicari alla batteria. Classe 1992, nato a Enna, qualche anno fa è entrato a far parte dell’Orchestra Jazz Siciliana, la prima e unica orchestra permanente di jazz in Italia: un talento puro! E lo stesso vale per Gianmarco “Jimmi” Straniero, astro nascente del contrabasso. Ultimo ma non ultimo, c’è Didier Yon al trombone: nonostante abbia appena vent’anni, sta già facendo già parlare di sé ed è molto ricercato.

Nello spettacolo ci sono anche tue composizioni originali, oltre alle canzoni di Buscaglione?

Sì, ci sono esattamente otto brani miei: tre cose nuove e cinque di repertorio. Si tratta, essenzialmente, di pezzi strumentali che mi sono serviti per fare collegamenti e stacchi. Ho attinto soprattutto alle composizioni dei primi anni degli Aretuska.

Quelle cose ci stavano troppo bene, nello spettacolo, proprio perché le avevo concepite quando facevo le cover di Buscaglione. Quello che ho fatto vent’anni e passa fa e che rimanda a Fred, ora lo sto affrontando in maniera più matura.

Quando nasce la tua passione per Buscaglione?

Risale, più o meno, a quando avevo nove o dieci anni. A quell’età, grazie a mio padre, sono entrato nella banda musicale del mio paese, un evento che mi ha svoltato la vita.

È in quel momento che ho iniziato a percepire la musica in maniera diversa dallo studio accademico e classico del pianoforte. Quando ho imbracciato per la prima volta la tromba, mi sono trovato di fronte a un mondo musicale completamente differente rispetto a Bach e Beethoven.

C’era la banda, ma c’era assolutamente il jazz, perché la Sicilia è la patria mondiale, assoluta e riconosciuta, del jazz, che nasce da siciliani trapiantati in America.

Io nasco in una famiglia di umili origini – mio padre faceva il contadino, mia madre era casalinga – ma entrambi erano dei gran musicisti che si divertivano tantissimo a suonare. E mio padre era patito di Buscaglione, oltre che di Carosone, due artisti che in Italia facevano già la prima contaminazione!

A dodici anni mi piaceva solo il jazz ed ero molto selettivo! Proprio a quell’età ho ottenuto il mio primo ingaggio, lo conservo ancora con la firma e la tutela di mio padre. Per la prima volta in un’orchestra jazz! Ho iniziato ufficialmente a suonare nel 1982: fanno esattamente quarant’anni di musica!

«Non ho ancora trovato la giusta collocazione»: questa frase scherzosa, che ho letto sul tuo profilo facebook, indica però anche qualcos’altro…

Sì, giocosamente, scrivevo che non sapevo se collocarmi fra i santi o i peccatori, ma, parlando più seriamente, la collocazione in musica, io non lo troverò mai e neanche la voglio trovare!

Il mio universo musicale è fatto da troppe forme diverse e sarebbe, non solo riduttivo, ma anche stupido dover cercare necessariamente un’etichetta per ciò che faccio, giorno dopo giorno, saltando da una parte all’altra senza nessun tipo di problema.

Oggi posso fare hardcore, domani balkan. Se una sera dirigo l’orchestra di Vinicio Capossela, il giorno successivo puoi trovarmi ad Amsterdam a suonare musica sperimentale. Da questo punto di vista non mi sono mai fatto alcun tipo di problema né me lo farò mai.

Come presenteresti Buscaglione a un diciottenne di oggi?

Buscaglione, fra le altre cose, ha anticipato un certo tipo di linguaggio cantato-non cantato. Lui, a volte, faceva spoken word, i suoi pezzi non erano tutti cantati. Quando Fred era sul palco molte cose le rappava quasi, non aveva bisogno di intonarle: è stato un antesignano di una certa forma di hip-hop!

Pensa, per esempio, a Che notte (quella notte), quando dice «che notte, che notte quella notte, se ci penso, mi sento le ossa rotte…» Lui non doveva cantarti la melodia, non ne aveva bisogno, la sua intenzione era quella di farti capire che il fattaccio era quello, che lui ha dovuto spaccare la mascella a quegli altri. E, se non era rap questo, di cosa stiamo parlando? Una roba vera e cruda, con un effetto dirompente per quei tempi.

A parte te, oggi ci sono artisti che si ispirano a Buscaglione?

Non vedo una continuità che arriva fino ad oggi, bisogna risalire molto indietro nel tempo. Penso a Lelio Luttazzi e, successivamente, a Sergio Caputo e, per certe cose, anche a Vinicio Capossela.

Mi fa piacere che, fra gli altri, citi anche Caputo…

Sapevo i pezzi dei primi dischi di Sergio a memoria, soprattutto No Smoking. Mi piacevano e mi piacciono moltissimo! Quando mi è capitato d’incontrarlo, gliel’ho detto: se vuoi te li posso anche cantare!

Quindi, oggi, niente emuli di Buscaglione?

No, non credo si possa dire che ci sia un filone in continuità con quello che ha tracciato Fred. Oggi la musica è quella indie, che si divide in triste e meno triste, canzoni solari non ce ne sono, mi tocca fare un album presto…

Già, quando esce il tuo nuovo album?

Se tutto va bene, il prossimo anno. Sarà un disco che segnerà, non dico un cambio di rotta, ma un cambio di marcia, sicuramente sì.

Lo sto meditando in maniera differente rispetto al passato, ho introdotto in maniera massiccia la parte elettronica, ci saranno molti fiati e conto di dargli un respiro internazionale.

Tornando a Fred!: qual è il motivo per cui bisogna venire al Parioli dal 26 dicembre all’8 gennaio?

Per capire la vita di un musicista che in quel momento è stato il cantante più famoso d’Italia, per comprenderne la profondità e l’umiltà: lui voleva rimanere il Ferdinando di Piazza Castello!

Mentre parlava di bulli e di pistole, mentre si ispirava a quel mito americano, che poi smitizzava con ironia, Fred si addolorava, soffriva per amore e non vedeva l’ora di racimolare quei soldi che gli servivano per vivere la sua vita normale di persona normale.

Buscaglione non ha mai considerato la musica come una maniera per elevarsi rispetto agli altri, l’ha fatto solamente per divertirsi e far divertire le persone. E ci è riuscito in maniera straordinaria!

Save the date

Fred! sarà in scena al Teatro Parioli (via Giosuè Borsi, 20) da lunedì 26 dicembre 2022 a domenica 8 gennaio 2023. Per informazioni si può inviare una mail a biglietteria@ilparioli.it, telefonare al numero 065434851 o mandare un Whatsapp al 3517211283.

I biglietti possono essere acquistati on line (cliccando qui) o al botteghino del teatro (martedì-venerdì 10/13.30 e 14.30/19, sabato 14/19, domenica 12/18. Si può cliccare qui per l’orario nel periodo delle feste).

Fred!  scritto da Matthias Martelli, con Roy Paci e Matthias Martelli, regia Arturo Brachetti. Musica dal vivo eseguita da Roberto De Nittis (pianoforte e tastiere), Paolo Vicari (batteria), Gianmarco “Jimmi” Straniero (contrabasso) e Didier Yon (trombone).

Scenografia Laura Benzi; costumista Roberta Spegne; aiuto regia Davide Allena; light designer Pierre Courchesne; organizzazione Carmela Angelini; produzione esecutiva Michele Gentile.

Per leggere la nostra intervista a Matthias Martelli si può cliccare qui.

Giovanni Berti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome