Home CRONACA David Tobini, anche la Difesa indaga sulle cause della morte

David Tobini, anche la Difesa indaga sulle cause della morte

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Il Ministero della Difesa ha costituito una commissione interna per indagare sulla morte di David Tobini, 28enne Caporal Maggiore Scelto dei Paracadutisti, originario di Cesano, morto a luglio del 2011 in uno scontro a fuoco Afghanistan per cause riconducibili a “fuoco amico”.

A questa conclusione pare essere già giunta la Procura di Roma grazie alle perizie sulle tracce riscontrate sull’elmetto che indossava Tobini,  tracce che parlano di ustione e combustione, segni che indicano l’esplosione di un colpo sparato da vicino. Quindi a colpirlo, durante le fasi concitate della battaglia nel deserto di Bala Murghab, sarebbe stato un soldato che non era distante da lui.

E ora anche la Difesa vuole fare chiarezza visto che a questa conclusione si è giunti non dopo la prima inchiesta chiusa forse troppo velocemente, ma ben dieci anni dopo la morte di Tobini e grazie alla tenacia della mamma, Annarita Lo Mastro, che è riuscita a far riaprire le indagini sul tragico decesso del figlio.

È stato il ministro Lorenzo Guerini a comunicare l’istituzione di una commissione interna nominata con atto a firma del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone.

La vicenda

David Tobini, residente in via Quero, Osteria Nuova, Caporal Maggiore Scelto del 183° Reggimento Paracadutisti Nembo della Brigata Folgore, a luglio 2011 era di stanza in Afghanistan. Rientrato a Roma per pochi giorni di licenza in occasione del suo 28mo compleanno, il 24 dello stesso mese ripartì per tornare in missione. Il giorno dopo, mentre partecipava ad un’attività del contingente internazionale “Peace keeping mission”, morì in uno scontro a fuoco a Bala Murghab.

A Tobini sono state conferite, alla Memoria, la “Croce d’Onore” e la “Medaglie d’Argento al valor militare”. Inoltre, dopo alterne vicende burocratiche, il 18 aprile 2013,  in via dei Casali di S.Spirito, sulla Camilluccia, un piccolo parco è stato intitolato alla sua memoria.

Ad oggi non esiste ancora una certezza assoluta su come siano andate effettivamente le cose quel 25 luglio 2011. Ma andiamo con ordine.

Appena sei mesi dopo dalla sua morte viene chiusa la prima inchiesta secondo la quale David è caduto vittima a Murghab colpito dal fuoco talebano. Ma la mamma sente che dietro la morte di suo figlio c’è ancora dell’altro, si chiede e chiede col suo avvocato perché quel primo fascicolo viene archiviato così velocemente, senza nemmeno la relazione del Ris sui reperti. E allora decide di andare avanti, vuole giustizia per suo figlio.

Inizia così una lunga battaglia, durata otto anni e segnata da porte chiuse, dall’indifferenza, dal dolore causatole dai gesti ignobili sulla targa in memoria di David – affissa nel piccolo parco sulla Camilluccia a lui intitolato – che viene sfregiata per ben due volte. Ma alla fine, nel novembre del 2019, riesce a far riaprire l’inchiesta dalla Procura di Roma.

Un anno dopo trapelano le prime notizie. Stando ad alcune anticipazioni di stampa sull’inchiesta in corso, parrebbe che a colpire Tobini non sia stato un proiettile sparato da un ribelle talebano durante il combattimento – come si era ipotizzato fino a quel momento – ma qualcuno che a distanza ravvicinata avrebbe aperto il fuoco sbagliando totalmente la mira. A dimostrarlo una perizia tecnica sulle tracce presenti sull’elmetto indossato dal Caporal Maggiore che parlano di ustione e combustione, segni che indicano l’esplosione di un colpo sparato a distanza ravvicinata e non da minimo 300 metri come sempre ipotizzato. Tobini potrebbe dunque essere rimasto vittima di quel che viene chiamato “fuoco amico”.

Nello stesso periodo anche la Procura Militare apre un’inchiesta che porta alla luce diverse contraddizioni sulle testimonianze raccolte fra i militari presenti allo scontro a fuoco, contraddizioni che paiono rafforzare l’ipotesi del fuoco amico.

E’ in questo scenario, e a conclusioni non ancora definitive, che si apprende della commissione interna costituita dal Ministro della Difesa che oggi così dichiara: “Ho ritenuto opportuno chiedere l’avvio di un’inchiesta formale per far esperire ulteriori approfondimenti sulla vicenda”. Una vicenda, conclude Guerini, “che continuerà ad avere la mia costante attenzione”.

Giulia Vincenzi

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1 commento

  1. Sono contento per la Signora Annarita che finalmente potrà sperare di conoscere la verità e non sarà più costretta a pensare che l’Esercito che ha accolto a braccia aperto suo figlio abbia cercato di mentirle.
    Ma se la Commissione accerterà che si è trattato di “fuoco amico” cosa accadrà? Si dovrà trovare un colpevole tra i “fratelli” di David?

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