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Perché NO al biodigestore a Cesano-Osteria Nuova

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Tutte le forze politiche del Municipio XV osteggiano la realizzazione di un biodigestore voluta dalla Giunta Gualtieri nell’area compresa fra Cesano e Osteria Nuova. L’ultima seduta del parlamentino municipale lo ha confermato.

I residenti, da parte loro, sono già sul piede di guerra e le motivazioni sono le stesse che vennero addotte contro l’ipotesi di un impianto di compostaggio che la Giunta Raggi e Ama avrebbero voluto realizzare nella stessa area (per convincerli furono pure spesi un bel po’ di euro per mettere in piedi un processo partecipativo che non condusse a nulla).

Cesano e Osteria Nuova hanno già dato

Quali sono queste motivazioni? si sintetizzano in una frase: Cesano e Osteria Nuova hanno già dato.

A Cesano-Osteria Nuova, nella località Casaccia, c’è il Centro ricerche dell’ENEA, con all’interno il sito provvisorio di scorie radioattive.

Più in là, sorge il megadepuratore detto Co.Bis, noto impianto adibito allo smaltimento delle acque reflue del bacino del Lago di Bracciano.

A est dell’area scelta per il biodigestore c’è il territorio della Santa Sede con le antenne di Radio Vaticana, già nota alle cronache per la vicenda dell’elettrosmog.

Insomma ce n’è abbastanza per non volere un’altra presenza ingombrante che peraltro comporterebbe, come effetto indotto, un via vai quotidiano di mezzi pesanti in un’area in cui la viabilità è ferma a decenni fa.

Ma c’è dell’altro

Ma non è solo un problema di logistica, c’è dell’altro, e anche tanto. Per capire cosa e quanto abbiamo chiesto la collaborazione di Giandaniele Giampaoli, esponente locale del movimento Europa Verde-Verdi ecologisti del XV.

Una persona che si è battuta contro il compostaggio targato 5 Stelle e il cui partito di appartenenza alle ultime amministrative si è schierato con Gualtieri. Ci aspetteremmo quindi che Giampaoli, per ragione di militanza, appoggi il biodigestore.

E invece no, per coerenza con se stesso e col territorio di appartenenza lo osteggia.  Ecco perché.

Dico No per la tecnologia, che non è affatto così sicura e affidabile per come viene raccontata dall’assessora capitolina all’Ambiente Sabrina Alfonsi che forse ignora che dati certi sconfessano la propaganda che si fa in questi tempi sui biodigestori.

Dico No sulla base di quanto afferma l’Isde (associazione medici per l’ambiente) il quale pone sul tavolo senza mezzi termini tutti i fattori negativi che può presentare la digestione anaerobica con produzione di gas.

Dico No al biodigestore perché, secondo la gerarchia indicata dalla UE (Direttiva 2008/98/CE) pacchetto di Economia Circolare (recepita poi dal nostro Governo ed emanata a firma dell’ex Ministro Costa con l’art 116/2020 che modifica in modo sostanziale il D.Lgs 152 del 2006) la digestione anaerobica è finalizzata al recupero di energia, ed è dunque da considerare scelta di secondo livello rispetto al compostaggio aerebico, che è da preferire in ogni caso.

Dico No al biodigestore perché tutte le modalità di trattamento biologico della Forsu in modalità aerobica, anche quella delle compostiere elettromeccaniche di comunità, sono da preferire al processo anaerobico. (Ndr: Per Forsu, Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano, si intende il materiale organico, altrimenti detto umido, raccolto grazie alla raccolta differenziata: si tratta principalmente di residui di cibo o preparazioni alimentari e frazioni assimilabili in genere, come ad esempio la carta per alimenti sporca di residui alimentari.)

Il compost di qualità, (ammendante organico unicamente prodotto dal compostaggio tradizionale), è capace infatti di migliorare le proprietà e le caratteristiche chimico-fisiche e biologiche del terreno con numerosi vantaggi dal punto di vista ambientale ed agronomico.

Il digestato invece, prodotto dal trattamento anaerobico, è classificabile come rifiuto speciale, è utilizzabile come ammendante solo dopo un’ulteriore fase di raffinazione attraverso il processo di compostaggio aerobico e poi può essere utilizzato solo come ammendante e dopo opportuni controlli microbiologici a cui comunque non è detto che non possano sfuggire ancora determinati agenti inquinanti come i metalli pesanti.

Dico No al Biodigestore perché c’è la combustione del biogas dietro la turbina che genera corrente elettrica. Ciò significa emissioni prodotte e notevoli criticità e rischi ambientali e sanitari.

Inoltre, il biogas ottenuto dalla digestione ha bisogno di ulteriore trattamento di raffinazione per ridurre drasticamente i componenti indesiderati e ottenere metano ad alto grado di purezza, va pertanto desolforato e decarbonizzato, purificato dall’azoto e dalle altre sostanze volatili per renderlo compatibile allo stoccaggio oppure all’immissione in rete di distribuzione.

No dunque al biodigestore perché ci sono pur sempre processi inquinanti prima che si ottenga il CH4, metano. Il biometano e i vari passaggi di purificazione, il così detto “upgrading” ovvero salto di livello, non sono per niente passaggi privi di emissione e sprechi di energia: resta allora da chiedersi, perché sì a queste pratiche laboriose e impattanti a livello ambientale e no al recupero di materia organica attraverso forme meno inquinanti come il compostaggio aerobico?

È rilevante segnalare che ad esempio i contaminanti organici (es. diossine, PCB, furani, pesticidi) possono essere biodegradati durante il trattamento biologico della Forsu, in particolare durante i processi in presenza di ossigeno.
Nel Forsu, Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano, possono essere presenti parassiti e microrganismi patogeni (anche sotto forma di spore, es. clostridium botulinum), a causa principalmente di modalità di raccolta non adeguate. Di conseguenza la presenza di batteri patogeni per l’uomo si può avere sia nel caso del compost che del digestato con presenze molto presenti e possibilmente pericolose.

Citando l’Istituto Superiore di Sanità, “desta preoccupazione la capacità di alcune specie microbiche – in particolare il Clostridium botulinum – di sopravvivere in condizioni di anaerobiosi e alle temperature utilizzate nel processo di digestione”. Per tale motivo le problematiche microbiologiche legate segnatamente alla digestione anaerobica suggeriscono l’adozione del principio di precauzione.

Dico No al Biodigestore anche perché dalla digestione anaerobica la combustione in loco del gas prodotto causa l’emissione in atmosfera di numerosi composti chimici, tra i quali sostanze nocive alla salute umana, alcune delle quali cancerogeni certi per l’uomo.
Per questo motivo tale pratica è da scoraggiare perché costituisce  un rischio non trascurabile per la salute dei territori.

No infine al biodigestore perché è causa di spreco. Per 100mila tonnellate di organico da trattare si consumano 20mila tonnellate di acqua usando il metodo wet, quello scelto da Ama per Cesano. Cui prodest?

Claudio Cafasso

Biodigestore a Cesano-Osteria Nuova, no unanime dal Municipio XV

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