Home CRONACA Morìa pesci, Arpa Lazio: “Da primi dati no particolari criticità”

Morìa pesci, Arpa Lazio: “Da primi dati no particolari criticità”

moria-pesci-tevere
After Sun Skin Repair

Esattamente come a giugno e luglio 2020 anche in questo periodo, un anno dopo, i pesci morti galleggiano sulle acque del Tevere a centinaia. Sono ben visibili dall’alto dei ponti; le carcasse galleggiano nell’acqua stagnante tra la vegetazione e i rifiuti. Un’immagine deprimente.

Nella scorsa settimana l’ARPA Lazio ha effettuato i necessari prelievi riservandosi di comunicare la ragione di questo sterminio che si sospetta sia da attribuire agli inquinanti che raggiungono le acque del fiume dopo forti acquazzoni. Anche lo scorso anno l’ipotesi era la stessa; le acque piovane che arrivano al fiume sono cariche di inquinanti e diserbanti (e in qualche caso anche di insetticidi il cui uso è vietato per legge) e in tal modo avvelenano le acque già sporche e per il caldo poco ossigenate.

Ipotesi che pare confermata. In una nota odierna, l’ARPA Lazio comunica infatti che «I dati provvisori ottenuti e le misure effettuate in campo non hanno evidenziato fino al momento particolari criticità. Infatti le misure in campo hanno mostrato una normale presenza di ossigeno disciolto e le analisi chimiche e microbiologiche non si discostano in modo significativo dai dati generalmente riscontrati durante le attività di monitoraggio del fiume. In particolare i parametri: ammoniaca non ionizzata, cianuri, e anche il carico di materiale organico appaiono sostanzialmente nella norma».

Queste sono le conclusioni provvisorie contenute nella relazione sui primi esiti dei campionamenti effettuati nelle acque del Tevere, conclusioni che, precisa l’ARPA, «saranno soggette a rivalutazione una volta che il quadro analitico sarà completo» visto che i risultati presentati sono parziali «dal momento che un numero di analisi significative (ad es. pesticidi; valutazioni necroscopiche sulle carcasse di pesce; ecc.) sono ancora in corso».

«Al fine di una migliore comprensione del fenomeno, si ritiene utile effettuare un confronto sinottico con i due eventi di moria ittica avvenuti lo scorso anno nello stesso tratto del fiume. I due eventi (30-31 maggio 2020 e 4-5 luglio 2020) sono intervenuti in giorni immediatamente successivi a intensi fenomeni piovosi preceduti da un periodo di relativa siccità».

«Anche quest’anno – spiega l’ARPA – la moria ittica è avvenuta a circa 48 ore di distanza da intense piogge cadute dopo un periodo di siccità e di relativa magra in termini di portata del fiume. Pertanto è possibile, in questa fase, ipotizzare un meccanismo simile a quello descritto lo scorso anno: dopo un periodo di siccità, intense ed improvvise precipitazioni possono in breve tempo convogliare nel corpo idrico recettore una notevole quantità di sostanza organica dilavata dai terreni, fossi di scolo e piccoli tributari. La degradazione della sostanza organica convogliata repentinamente e in quantità massicce nel corpo idrico recettore può generare una forte sottrazione dell’ossigeno disciolto nell’acqua, facendone crollare la concentrazione e causando anossia dei pesci».

«Tale valutazione preliminare – conclude l’ARPA – dovrà tuttavia essere rivalutata, come già detto, sia alla luce dei risultati delle analisi chimiche ancora in corso (pesticidi; ecc.), che delle evidenze anatomopatologiche e biochimiche ottenute dalle carcasse di pesce”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

12 COMMENTI

  1. A leggerla così sembra che tutto va bene: un po’ di siccità, qualche acquazzone, le sostanze organiche che provocano anossia nei pesci…e qualche migliaio di pesci che schiattano…e che sarà mai?
    Ora una persona anche di modesta intelligenza si aspetterebbe che un ente regionale che ha l’incarico di “proteggere l’ambiente” davanti a ripetute e continue morie che provocano lo sterminio dei pesci nel Tevere, si metterebbe a sparare non “note” ma dozzine di DENUNCE alla Procura per DISASTRO AMBIENTALE, AVVELENAMENTO DELLE ACQUE, USO DI SOSTANZE VIETATE e magari altre dozzine di reati….E invece ci dicono che NON SONO EMERSE PARTICOLARI CRITICITA………aiutooooooo……….

  2. L’ARPA dimentica il fatto con questi acquazzoni dai collettori (dove sono stati convogliati anche alcuni fossi molto inquinati come ad esempio quello che scorre dietro il parco di Tor di Quinto a via Fornaci di Tor di Quinto) si riversano nel fiume ancora molto inquinato ingenti quantità di reflui fognari. Andrebbero fatto ingenti investimenti per adeguare il sistema fognario e potenziare i depuratori. I pesticidi li usano anche a Nord del Tevere ma non mi risulta che ad esempio nella riserva di Nazzano-Torrita Tiberina si verifichino morie di pesci. Quello che mi spaventa è che quell’incosciente della Raggi ha fatto potenziare il potabilizzatore di Grottarossa e in questo modo questo schifo alla fine ce lo faranno pure bere!

    • Mi scusi Signor Mauro, ma il depuratore di Grottarossa è situato a monte delle confluenza nel Tevere del fosso di Tor di Quinto, non credo quindi che possa influire sull’acqua del potabilizzatore.

      • La qualità delle acque del Tevere purtroppo degrada fortemente già a Castel Giubileo a causa di diversi scarichi abusivi. Il fosso di Tor di Quinto è solo un esempio di come siano ridotti i fossi e le marrane che scorrono nel territorio e finiscono nel Tevere anche a monte di Grottarossa.

  3. @Kurtz,
    non insensibile a richieste di “aiuto” commentiamo l’intero tema così come trattato anche da VCB che non si è per nulla preoccupato di far conoscere la specie dei pesci morti.
    Conoscere la specie può spiegare meglio di qualsiasi analisi il perché di queste morie.
    L’aspettativa di vita, come la temperatura dell’acqua o meglio le condizioni ambientali adeguate come raccomandano fortemente chi vende acquari e pesci.
    Chi ha avuto un acquario sa dell’ambientazione, sa dell’ossigenazione, sa della temperature, sa dell’alimentazione, sa dell’illuminazione, sa della durata della vita, sa della coesistenza di specie varie e delle diverse azioni necessarie alla convivenza a riguardo i parametri di cui sopra, ecc., ecc..
    Arpa Lazio si è mossa dopo la moria e ha dato per scontato l’inquinamento delle acque per poi ritrovare dati di assoluta normalità.
    Telo pietoso a chi è vittima di se stesso e Kurtz per pietà, non dica più amenità come Arpa Lazio.

  4. Se qualcuno ha preso il mio commento “tra l’arguto e il faceto” ha preso una cantonata….. insieme ovviamente ad altre: non solo VCB ha parlato delle specie di pesci morti (“barbi, cefali e perfino siluri”) ma paragonare un acquario al Tevere è semplicemente ridicolo (giusto per non essere offensivi). L’ambiente di un acquario lo può ricreare perfino un imbecille….quello del Tevere solo i migliori scienziati della Bayer, Monsanto, ChemCina, Syngenta……
    La moria di pesci in un fiume dovrebbe essere un EVENTO ECCEZIONALE al seguito del quale andrebbero prese misure STRAORDINARIE affinchè il fenomeno non si ripeta più; la morte di migliaia di pesci in un corso d’acqua è una CATASTROFE AMBIENTALE. Non un inconveniente ma una C-A-T-A-S-T-R-O-F-E A-M-B-I-E-N-T-A-L-E! Il fatto che simili fenomeni si ripetano nel tempo ci dice solo che da parte di chi il territorio c’è una gravissima forma se non di complicità quanto meno di IGNORANZA ed INERZIA. A questo punto se fossimo un paese serio (cosa che non siamo nonostante tutti si sentano dei “draghi”) dovrebbe essere la Magistratura ad intervenire d’autorità al fine di far cessare questo scempio e portare sul banco degli imputati i responsabili, amministratori compresi.
    Altro che “amenità”…..mi domando? ma che razza di paese di schifo è quello dove viviamo e facciamo vivere i nostri figli?

  5. Niente, non lo capiscono o fanno finta di non capirlo. Non c’è un pesce morto a monte di Ponte Milvio, dove sfocia la prima delle condotte che durante le “bombe d’acqua” scaricano nel Tevere con l’acqua piovana i veleni provenienti da strade e marciapiedi. Fanno i prelievi d’acqua dopo due giorni, ma qualcuno gli dovrebbe spiegare che in fiume dopo tre ore i veleni sono spariti o sono arrivati diversi chilometri a valle rispetto a dove sono stati scaricati.

  6. Qualcuno dovrebbe spiegarci come mai se scoppia un incendio a Torino immediatamente la Procura apre un fascicolo contro ignoti; lo stesso se brucia la Sardegna o cade un ponte o un cavalcavia.
    A Roma da anni nel Tevere muoiono per inquinamento migliaia di pesci e non succede nulla, come se si trattasse di un evento del tutto “normale”.
    Anni fa a Roma ci fu un bravo magistrato, Gianfranco Amendola, che fece “scandalo” perchè perseguì numerosi reati ambientali; dopo di lui il NULLA.
    Eppure qui non ci sono “ignoti” ma ben 14 enti che hanno responsabilità per tutto quello che riguarda il Tevere…

  7. @Kurtz,
    con le normativa antiincedio vigenti se si verifica un’incendio sono sicuramente responsabilità di qualcuno danni a persone e/o cose, per la morìa dei pesci come sopra detto risulterebbe estremamente difficile individuare responsabilità perché sono coinvolti nell’ordine, l’ecosistema, la natura, l’economia, il mercato (che non apprezza la carne dei pesci di fiume) e di conseguenza l’occupazione, ecc., ecc., ultimo l’inquinamento per via dell’istinto di sopravvivenza e di conservazione che mettono così come la migrazione dei volatili, gli interessati sull’avviso di cambiare aria o acqua.
    La morìa dunque dovrebbe essere considerata un evento normale fino a prova contraria, cioè con una circostanziata denuncia di fatti che il cittadino con nome e cognome, ritiene essere causa della morìa, alle forze dell’ordine è possibile attivare il procedimento che secondo i tempi della giustizia stabilirà torti e responsabilità, condanne, assoluzioni o come è di moda prescrizione di reati per reati inesistenti che graveranno comunque sulla reputazione di chi è innocente fino a prova contraria.
    Come sopra detto, aggiungo anche una riflessione sui cambiamenti globali ed epocali e sui fenomeni di estraneazione e disinteresse rilevati dalla propria storia dalla propria memoria.
    Nel caso i sistemi dei controlli, gli ispettorati ecc. di cui si è tanto parlato negli anni scorsi per essere stati depotenziati segue oggetto di contestazione politica di formazioni politiche, avvio di una sistematica “deregulation” appunto, abbattimento della “burocrazia” da “bureau” ufficio dominio degli uffici e delle carte bollate, formazioni politiche premiate dagli italiani alle elezioni che hanno vinto legittimamente le elezioni ed hanno governato per più di venti anni.
    Concludo sui ripensamenti da mettere nelle mani di una giovane generazione di trentenni e quarantenni al potere.

    • Moria di pesci un fatto normale fino a prova contraria? Ma si rende conto della castroneria che ha scritto?? La tutela della qualità delle acque inoltre è una responsabilità degli enti pubblici, e non va perseguita su denuncia del singolo cittadino! Lei ha le idee molto confuse…

  8. Oggi ognuno è libero di scrivere e dire quello che vuole (é uno dei tanti limiti della democrazia) anche se ad un certo punto in ogni persona di buon senso dovrebbe scattare una sorta di “autocensura” al fine di evitare, insieme alla presunzione di esprimere concetti di una certa complessità, di dire cose che non stanno ne in cielo ne in terra. Come paragonare un acquario (un ambiente chiuso) ad un fiume (un ambiente aperto) o pensare che in presenza di una catastrofe ambientale sia il cittadino a raccogliere le prove e a presentare una denuncia (e allora i 35.000 dipendenti del comune e i 418.000 dipendenti pubblici del Lazio che ci stanno a fare?).
    Arrivati a questo punto non c’è più nulla da dire che sia preferibile al silenzio.

LASCIA UN COMMENTO

inserisci il tuo commento
inserisci il tuo nome