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Tevere, incessante moria di pesci

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Galvanica Bruni

Continua incessante la moria di pesci nel Tevere; esattamente come a giugno e luglio 2020 anche il questo periodo, un anno dopo, i pesci morti, numerosi, sono ben visibili dall’alto dei ponti; le carcasse galleggiano nell’acqua stagnante tra la vegetazione e i rifiuti.

Un’immagine deprimente e poca degna di una capitale europea dal momento che il fenomeno è frequente e i pesci morti (si va dai barbi alle carpe e perfino ai  siluri) sono migliaia.

Un nuovo avvistamento il giorno 27 agosto a Fiumicino dove migliaia di esemplari sono stato trovati spiaggiati a Focene, nella darsena, nel porto-canale e perfino sul litorale di Ostia. I gestori degli stabilimenti sono dovuti correre ai ripari rimuovendo, la mattina presto, i pesci morti alcuni anche di grandi dimensioni.

Qualcuno si è affrettato a dire che le ragioni di questa moria non vanno cercate nel mare ma nelle acque del Tevere che raggiungono la foce; l’ARPA Lazio al solito ha effettuato i necessari prelievi riservandosi di comunicare la ragione di questo sterminio che si sospetta sia da attribuire agli inquinanti che raggiungono le acque del fiume dopo forti acquazzoni.

Anche a giugno-luglio dello scorso anno l’ipotesi era la stessa; le acque piovane che arrivano al fiume sono cariche di inquinanti e diserbanti (e in qualche caso anche di insetticidi il cui uso è vietato per legge) e in tal modo avvelenano le acque già sporche e per il caldo poco ossigenate.

E il WWF torna a lanciare l’allarme su quello che è l’avvelenamento dei fiumi con “fitofarmaci”  chiedendo per l’ennesima volta maggiori controlli ma soprattutto da parte dell’Europa l’adozione di normative stringenti che impediscano l’uso di prodotti nocivi sia per la popolazione ittica che per le api.

D’altra parte la Direttiva quadro della CE del 2000 sulla tutela delle acque è andata del tutto ignorata e il limite “ultimo” del 2015 quando le acque di fiumi, laghi e torrenti dovevano essere in “buono stato”, è dietro le nostre spalle, dimenticato.

Perfino la Corte dei Conti Europea nel 2020 nel suo rapporto aveva segnalato che “i passi avanti in termini sia di monitoraggio che di diminuzione dei  pericoli, per la salute e per l’ambiente, legati all’uso dei pesticidi sono stati troppo esigui negli ultimi anni” (dal momento che i controlli non sono stati abbastanza “stringenti”).

Anche le più recenti normative, fortemente condizionate dalle pressioni delle lobby “agroalimentari” sono state giudicate poco incisive e decisamente “deludenti” da parte di 400 organizzazioni non governative.

Insomma siamo sempre alle solite: da una parte si strepita sul riscaldamento globale, sullo scioglimento dei ghiacciai, sull’inquinamento da plastiche, sulla desertificazione paventando un irreversibile “punto” da cui poi non potrà più essere salvato il pianeta e dall’altro la politica fortemente condizionata dal potere economico è complice in questi misfatti.

La moria di pesci nel Tevere, ripetuta nel tempo, è un gravissimo segnale sulla condizione disastrosa dell’ambiente in cui viviamo, non è qualcosa di accidentale da trascurare e su cui fare spallucce.

Il Tevere che attraversa i nostri quartieri ci sta parlando, ci dice che sta morendo.

Francesco Gargaglia

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2 COMMENTI

  1. Secondo me andrebbe rifatto il sistema fognario per separare acque nere da acque bianche; quando ci sono questi violenti acquazzoni dai collettori fognari si riversa nel fiume una quantità enorme di acque reflue, marroni e maleodoranti, come mi è capitato di vedere diverse volte ad esempio a Ponte Milvio e a valle dell’Isola Tiberina. Inoltre da troppi anni la qualità delle acque di Tevere e Aniene non ha fatto progressi, nonostante le tante promesse fatte in passato di portare il tratto urbano a una qualità “sufficiente”: se in un fiume già molto inquinato di suo si riversano improvvisamente grandi quantità di acque fognarie posso supporre che molti pesci muoiano semplicemente per anossia. Invece al Comune si gingillano con i progetti per la navigabilità!

  2. Ma i pesci forse ancora non sanno della imminente “potabilizzazione” dell’acqua del Tevere.
    Quali garanzie avremo al momento in cui entrerà in funzione l’impianto di Saxa rubra che immetterà “acqua potabile” nelle nostre case?

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