Home AMBIENTE Inviolatella Borghese, cercasi pecore disperatamente

Inviolatella Borghese, cercasi pecore disperatamente

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Chissà se Walt Whitman scrivendo “Foglie d’erba” si sia ispirato a un luogo come il parco di Via dell’Inviolatella Borghese dove di foglie e di erba ce n’è in abbondanza; ce n’è talmente tanta da nascondere ogni cosa, tranne alcuni pezzi di legno (quel che resta di un tavolo o una panca) e vecchi cestini dei rifiuti sgangherati che emergono dalle spighe un po’ qua e un po’ là.

Un mare d’erba che avvolge alberi, fontanili, cancelli: uno spettacolo maestoso che fa pensare ad altri luoghi. Se da questo parco, che somiglia di più ad una savana o una prateria texana, all’improvviso spuntasse Tex Willer con i suoi ‘pard’ non ci sarebbe proprio niente di strano.

Tre anni fa il Campidoglio aveva pensato di risolvere il problema dell’erba alta dei parchi, Inviolatella compresa, con greggi di pecore; non un trattore o una falciatrice in grado di fare il lavoro in qualche ora, ma un gregge di pecore.

Idea originale quanto stravagante non fosse altro perché le pecore, a differenza dei trattori, eliminano l’erba ingurgitata attraverso l’apparato gastro intestinale con un prodotto finale abbondante e appiccicoso.

Oggi, se volessimo rispolverare quell’idea, ci vorrebbero forse un qualche migliaio di pecore da far pascolare nel parco per un paio di settimane così da rendere finalmente fruibili i luoghi.

Poca importanza avrebbe la razza, se murgese, sarda o appenninica (in Italia di razze ce ne sono almeno una sessantina), l’importanza sarebbe avere greggi affamati cosi da fare una volta tanta tabula rasa. Certo è che bisogna fare in fretta perché con l’approssimarsi del caldo l’erba ingiallisce e diventa dura e quindi poco appetibile alle pecore, e anche a capre, mucche, cavalli ed asini.

Francesco Gargaglia

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