Home ATTUALITÀ “Solo Dio è Innocente”, l’ultimo romanzo di Michele Navarra

“Solo Dio è Innocente”, l’ultimo romanzo di Michele Navarra

Michele-Navarra

Capita di rado che consigli la lettura di un legal thriller e se accade ci sono ottimi motivi. Cominciate a leggere il romanzo di Michele Navarra, è improbabile che riusciate a smettere”.

L’esortazione contenuta nella “fascetta” del libro è di quelle che non si possono ignorare con leggerezza: è Gianrico Carofiglio che lo scrive e su questo territorio lo scrittore barese è un’autorità indiscussa.

In effetti, anche noi abbiamo letto “Solo Dio è Innocente”, pubblicato pochi giorni fa da Fazi nella sua prestigiosa collana DarkSide, e confermiamo: una volta iniziato, il romanzo di Michele Navarra (che abbiamo intervistato) ti cattura e non ti molla fino alla sua sorprendente conclusione.

Suddiviso in 39 capitoli e sviluppato su 240 pagine, questo giallo giudiziario ambientato fra Roma e la Sardegna rurale è avvincente, scorrevole ed intrigante.

Sulla trama sveliamo il meno possibile per non togliervi il gusto della lettura: c’è una faida familiare e viene commesso un omicidio efferato. Il protagonista, l’avvocato Alessandro Gordiani, viene incaricato della difesa del principale sospettato.

Attanagliato dai dubbi e supportato dalla sua “squadra” di collaboratori ed amici, il legale si imbarcherà in un processo penale che metterà a durissima prova le sue convinzioni sulla natura umana e sulla giustizia

A colloquio con Michele Navarra

Nato a Roma nel 1968, cresciuto in viale Cortina d’Ampezzo, sposato con Maria, con la quale ha due figlie, Giorgia e Valentina, Michele Navarra è un avvocato penalista di lunga e consolidata esperienza e un apprezzato scrittore di gialli giudiziari al suo sesto romanzo.

Michele, quando e dove nasce l’idea di questo libro?

Nasce casualmente, in luoghi e tempi diversi. In passato, una ventina di anni fa, mi sono occupato professionalmente di vicende simili e queste esperienze le ho accumulate nella stanza della memoria senza una ragione precisa, se non perché si trattava di episodi che mi avevano colpito. A quei tempi non pensavo minimamente che avrei scritto un libro.

Molti anni dopo, avendo voglia di intercettare una storia, mentre correvo per le stradine della Sardegna, mi colpì l’immagine di un trattore in mezzo ai campi e feci il collegamento con quel vecchio caso. La storia stava arrivando e sarebbe diventata una “cosa” ancora più concreta successivamente, nel corso di una passeggiata solitaria sulla spiaggia.

Quali dinamiche umane, intrecciate agli elementi giuridici, vuoi evidenziare in “Solo Dio è Innocente”?

 Voglio raccontare la storia di un processo per omicidio, non dal punto di vista del commissario o dell’ispettore che deve scoprire il colpevole, ma attraverso lo sguardo dell’avvocato che è stato chiamato a difendere chi è stato accusato.

Tutto ciò che ruota intorno al processo, oltre agli elementi giuridici, contiene dinamiche umane assai interessanti e io ho cercato di catturarle e descriverle.

Roma e la Sardegna fanno da scenario al tuo romanzo: quali sono le differenze?

Le differenze sono tantissime. La Sardegna è una terra che viene vista come selvaggia, come il luogo in cui la natura trionfa e vi è pochissimo di artefatto. Invece, Roma, è l’esatto opposto, considerato che racchiude oltre il 50% del patrimonio artistico mondiale. Ma entrambi sono luoghi che sprigionano un fascino eccezionale, sia pure per ragioni opposte.

Io ho cercato di accostarmi a questi posti con pudore e rispetto: così come è difficile descrivere Roma senza incorrere in qualche banalità, allo stesso modo è complicato carpire lo spirito della Sardegna senza incappare in uno stereotipo.

L’isola è meravigliosa e potente. Sono consapevole che non la potrei mai descrivere come farebbe o ha fatto un autore sardo, però la conosco bene, sono trent’anni che ci vado e ogni volta scopro una ragione in più per tornarci…

E Roma?

Roma è la mia città e qualche volta fa da sottofondo agli stati d’animo del protagonista, l’avvocato Alessandro Gordiani, che è costantemente preda dei suoi dubbi e delle sue elucubrazioni, come dovrebbe fare un professionista coscienzioso e intelligente.

Ma, poi, Gordiani, i suoi dubbi li supera, non è chiuso in se stesso, riesce a metterli da parte e, in certi casi, si gode anche la vita…

Come i precedenti, il romanzo si presta ad una trasposizione cinematografica o televisiva: cosa ne pensi?

Mi fa piacere che tu lo pensi (sorride, ndr). Alcuni me lo hanno detto, mi hanno fatto presente che il mio tipo di trama si presterebbe bene ad una sceneggiatura romanzata.

È il sogno di ogni autore, quello per cui i propri personaggi possano prendere vita al cinema o in televisione. Che devo dirti? Non penso niente… ma spero che accada! (ride, ndr).

Mentre ci salutiamo, buttiamo lì la domanda classica sui progetti futuri: “mi piacerebbe parlare ancora di Alessandro Gordiani”, ci risponde Navarra, prima di indossare il casco e dileguarsi in sella alla sua vespa sulle assolate strade che costeggiano il tribunale di piazzale Clodio.

Giovanni Berti

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