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L’ultima (ma anche la prima) occasione di Michele Navarra

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Un libro è cibo per la mente. Se non sapete cosa donare a voi stessi o ad un amico, regalate cibo per la mente, è un sano nutrimento

Oggi parliamo di “L’ultima occasione” di Michele Navarra, Il Filo Editore, pp.370, 14,90 Euro, e ne parliamo con l’autore. Il libro, definibile un legal thriller, è il romanzo d’esordio dell’avvocato Michele Navarra, nato e residente a Vigna Clara, tant’è che nella trama ci sono alcuni riferimenti al quartiere che l’ha visto crescere.

La trama: l’avvocato Alessandro Gordiani decide di lasciare Roma, il suo lavoro, il suo studio avviato con sacrifici e la sua fidanzata, perché non si riconosce più nel mondo giudiziario che lo circonda. Si trasferisce quindi in un piccolo paesino della Sardegna, dove la vita è apparentemente più semplice, più adatta al suo carattere. Ma all’improvviso il dramma: un ragazzo muore durante una festa ed Alessandro, quasi senza rendersene conto, si trova a dover tornare a Roma e ad indossare di nuovo la toga per assumere la difesa dell’imputato in un processo difficile, dove tutto sembra confermare la colpevolezza del suo cliente e dove l’avvocato Gordiani deve fare i conti con se stesso, con la paura di non farcela, di fallire e dove tutto non è come appare che sia.

Avvocato Navarra, per descrivere il protagonista del suo romanzo si è ispirato ad un personaggio reale? Le assomiglia in qualche modo Alessandro? Il personaggio è di fantasia, anche se ovviamente ho preso molti spunti dalla mia esperienza professionale. Alessandro mi somiglia per tanti aspetti caratteriali, anche se non arriverei certo a definirlo come un mio alter ego.

Il Suo romanzo è un “legal thriller”, genere che negli Stati Uniti ha sempre avuto molto successo mentre in Italia meno, come mai? Il motivo è semplice. Il sistema giudiziario anglosassone, statunitense in particolare, è totalmente differente dal nostro. Ostinarsi a cercare di ricreare le stesse situazioni descritte nei romanzi di Grisham e Turow anche con riferimento ai processi italiani è controproducente. Il lettore si accorge  che c’è qualche nota stonata. Basterebbe descrivere i nostri processi così come sono, senza inventare nulla, penso al successo di trasmissioni come quelle della Petrelluzzi (“Un giorno in pretura”) o della Leosini (“Storie maledette”). O ai romanzi di Carofiglio, se vogliamo restare in ambito letterario.

navarri.JPGChe cosa spinge un avvocato a scrivere un libro e diventare scrittore, con un buon successo di pubblico? Spesso si dice che ognuno abbia un romanzo nel cassetto, che aspetta soltanto di essere scritto, per un avvocato credo sia la stessa cosa che per chiunque altro. Si scrive perché se ne sente l’esigenza,  non ultimo quella legata alla speranza di avere successo, di riuscire a trasporre su di un piano generale quelle che sono esperienze e sensazioni strettamente personali. Quanto al successo di pubblico, si tratta di un discorso a parte, spesso legato a dinamiche insondabili che sfuggono a qualsiasi possibilità di controllo da parte nostra.

Nella prima parte del romanzo lei descrive il disagio del protagonista che si affaccia alla professione forense. Ancora oggi sono difficili gli inizi di questa carriera? Credo che gli inizi della carriera siano sempre difficili, di qualunque professione si tratti. La professione forense non sfugge a questa regola, soprattutto in un momento come quello attuale dove, tanto per fare un esempio, risultano iscritti al Foro di Roma circa venticinquemila avvocati. E’ vero che gli italiani sono litigiosi, ma insomma…

Alessandro pronuncia questa frase “la legge è solo l’ombra della giustizia”. Vuole spiegarci meglio il suo significato? La frase è mutuata da uno splendido film americano di tanti anni fa. Questo il concetto in sintesi: la legge è solo l’ombra della giustizia. L’uomo non potrà mai riuscire a vedere la vera forma di quest’ultima; potrà riuscire al massimo a scorgerne l’ombra e, sulla base di quella, potrà cercare di ricrearne le forme. Quel disegno imperfetto è appunto la legge, che rimarrà però, sempre e soltanto, una immagine ricavata da un’ombra. Quindi, applicare la legge, anche se in modo corretto, non potrà mai significare fare veramente giustizia e alla fine il risultato rimarrà o potrebbe rimanere sempre insoddisfacente.

Si può definire “L’ultima occasione” anche come un romanzo di formazione, di crescita del protagonista attraverso il dolore e le difficoltà lavorative? Senz’altro sì, anche se non era questo il mio obiettivo quando ho cominciato a scrivere “L’ultima occasione”. Del resto, si dice che il dolore e le difficoltà se non ti distruggono, alla fine ti fanno crescere, ti rendono più forte. .

Sta scrivendo un nuovo romanzo? Vuole anticiparci qualcosa? Per la verità, il secondo romanzo è già pronto ed è attualmente in lettura. Il titolo provvisorio è “Per non aver commesso il fatto” ed ha per  protagonista sempre l’avvocato Alessandro Gordiani, alle prese con un complicato processo indiziario per omicidio volontario. Spero con questo secondo romanzo di fare il vero salto di qualità, anche se sono ben consapevole che emergere in ambito letterario è veramente una impresa ardua, titanica direi. Ma, insomma, sognare non costa nulla!

Ricordiamo infine che “L’ultima occasione” è stato segnalato nella rubrica “I consigli del libraio” (“la Repubblica”) ed ha già ottenuto alcuni premi letterari quali il “Franco Bargagna” a Pontedera nel 2008, il Premio Speciale della Giuria alla 32^ edizione del Concorso Letterario Internazionale Città di La Spezia 2008 e il Premio Speciale ‘Sezione Libro Edito di Narrativa’ Santa Margherita Ligure – Franco Delpino 2008.
Alessandra Stoppini

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